lunedì 19 giugno 2017

Alla ricerca delle coccole perdute (Giulio Cesare Giacobbe)

Giulio Cesare Giacobbe ha conseguito la laurea in Filosofia presso l'Università di Genova, dove è stato nominato prima docente incaricato a tempo indeterminato e poi professore associato. È stato docente di ruolo di Materie Letterarie nella Scuola Media e ricercatore a contratto in Storia della Scienza per il CNR. Ha vinto il premio dell'Accademia Nazionale dei Lincei per le Scienze Filosofiche. Ha tenuto nell'Università di Genova gli insegnamenti di Storia delle Matematiche, Storia del Rinascimento, Storia della Logica. Ha ricoperto da ultimo l'insegnamento di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali. Ha conseguito il Ph.D. USA con specializzazione in Psicologia e Counseling Psicoanalitico presso la Pneumiatric University, California.  

Ha svolto attività di docente di Psicologia Umanistica presso la University of the Americas, California, USA. È iscritto all’Albo degli Psicologi Italiani. È autorizzato all’esercizio della psicoterapia in Europa e negli USA. Ha fondato l'Istituto Internazionale di Biopsicosintesi presso il quale effettua ricerca clinica in psicoterapia dal 1988. Dal 1999 conduce seminari pubblici gratuiti sulle tecniche antistress presso il Comune di Genova.





Eccomi con questo libro, che ho sentito da molti descrivere come un bellissimo libro.

Inizia parlando in generale delle varie personalità di una persona sana: bambino, adulto e genitore.
Spiega poi più approfonditamente la personalità del bambino (che chiede e non è autosufficiente, quindi dominato da paura e bisogno di protezione), quella dell'adulto (che prende ed è autosufficiente, entra in competizione e tende a prevaricare), e quella del genitore (che dà, e si dedica agli altri).

Parla dell'evoluzione psicologica naturale, e quindi di un vaso che va colmato di amore, fino a traboccare, per poi passare a parlare a lungo dello sviluppo e della strutturazione della personalità adulta e di quella genitoriale, e della non strutturazione della personalità adulta e di quella genitoriale.

Spiega, in tutto il libro, anche quanto sia importante, per una persona riuscire a passare a seconda delle occasioni a ciascuna delle tre personalità, senza fossilizzarsi su una sola.

Quindi inizia a parlare delle nevrosi, cioè l'incapacità di attivare la personalità naturale adatta alla situazione ambientale oppure la coazione ad attivare sempre una specifica personalità.

Passa quindi a parlare molto approfonditamente delle specifiche nevrosi, quindi il nevrotico "bambino", il "bambino" camuffato da adulto o da genitore, il nevrotico "adulto" e infine il nevrotico "genitore".

Parla poi di coppie sane, cioè formate da due persone che sanno passare da bambino, ad adulto, a genitore al bisogno, e di coppie nevrotiche, composte da persone fossilizzate su una sola personalità (bambino-bambino, bambino-adulto, bambino-genitore, adulto-adulto, adulto-genitore, genitore-genitore)

Infine parla di una quarta personalità, che è l'evoluzione naturale delle altre tre, che definisce "coscienza", "consapevolezza" o "buddhità", e di cui dice che ne parla più approfonditamente in un altro suo libro.

Dunque, i concetti psicologici che esprime mi sembrano giusti (a parte il punto in cui parla del rapporto tra persone e animali, in cui, a mio parere generalizza troppo). Leggendolo ci ritrovo, in alcuni punti, me stessa qualche anno fa, ci ritrovo amiche perse per strada, conoscenze attuali, parenti... insomma, i concetti (a parte, appunto, secondo me quello sugli animali) sono validi senza ombra di dubbio!

Non mi è piaciuto molto il modo di divagare su alcuni argomenti con un modo di fare che, a me, forse come donna, forse come ipersensibile, forse come donna ipersensibile, hanno dato a volte un po' fastidio... non so se ho "captato" in modo corretto lo "scritto non scritto" o se ho preso un abbaglio io... però, ecco, alcuni punti mi infastidivano un po'... ma potrebbe essere appunto la mia ipersensibilità a farmelo "sentire" così... infatti se provo ad immedesimarmi in una qualsiasi delle persone non ipersensibili che conosco, in base alle esperienze passate, credo che loro mi direbbero che non provano la stessa sensazione.

Diciamo che dai titoli ci sarebbero un altro paio di libri di questo autore che potenzialmente vorrei provare a leggere, ma al momento mi prendo uno stop e passo momentaneamente ad altri autori. Ci tornerò, credo, perchè appunto i concetti li trovo interessanti... il modo di porsi mi piace meno... però, vabbè, più avanti magari ci torno.

Per i concetti che esprime comunque lo consiglio.
 

martedì 30 maggio 2017

Libera La Tua Vita (Lucia Giovannini)

Lucia Giovannini ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in PsychoAntropology ed è membro dell’American Psychological Association.
E' Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Coach certificata (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, ed è la coordinatrice europea del Movimento del Labirinto Veriditas.
E' l‘insegnante degli insegnanti del metodo Louise Hay per Italia, la Svizzera italiana, la Thailandia e Singapore ed è stata spesso definita dai media “la Louise Hay italiana”.
E' co-fondatrice di BlessYou!, e co-direttrice della scuola di PNL, e Coaching LUCE® Libera Università di Crescita Evolutiva e dell’Istituto di Neuro-Semantica.
Nel suo lavoro si innesca una particolare sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, rendendo i suoi seminari qualcosa di unico ed originale.
Vive alcuni mesi all'anno nel sud est asiatico, tra Thailandia, Singapore e Bali col marito Nicola e il cane Caligola.
Da circa 20 anni tiene corsi e conferenze, per privati ed aziende, in tutta Europa e in Asia e nel 2008 ha fondato il metodo Tutta un’altra vita®. 




In questo libro Lucia Giovannini, attraverso la narrazione di parti dei suoi corsi e di alcuni aneddoti della sua vita, parla delle 15+1 trappole che nella vita si possono incontrare, e che ci allontanano dalla felicità.

Le trappole possono essere attive in questo momento nella nostra vita, più di una alla volta, o anche solo una, ma se impariamo a riconoscerle, possiamo tentare anche di "disinnescarle".

La prima è la trappola del superimpegnato, che è sempre preso da mille impegni e ha l'attenzione sempre verso l'esterno, per questo non nota le sensazioni fisiche e le loro correlazioni con le emozioni.

La seconda è quella del melodrammatico, che lascia che siano le emozioni a guidare la sua vita, o il suo opposto, cioè il robot, che ha paura delle emozioni, le combatte e cerca di tenerle invece fuori dalla sua vita.

La terza è la trappola dell'apocalittico, che tiene l'attenzione sul futuro e immagina tutti i possibili esiti negativi, e con questa trappola vengono spiegate le regole universali dell'ansia.

La quarta è quella del sorvegliante, che pensa che non essere "in controllo" equivalga ad essere in pericolo, e qui vengono spiegate le 3 zone (zona di pre-occupazione, zona di influenza e zona di potere).

La quinta è la trappola dell'autotiranno, che pensa che le cose "devono" per forza andare come dice, altrimenti sarà un disastro, e in questo caso spiega quindi come rompere le vecchie regole.

La sesta è quella dell'indovino, che legge la mente degli altri, e questa trappola viene spiegata con varie storie, tra cui una, quella dei biscotti, che avevo già letto da qualche parte in passato, e che mi ha fatto molto piacere ritrovare qui.

La settima è la trappola del nostalgico, che vive nel passato, rimuginando su ciò che è stato e su ciò che avrebbe potuto essere. E in questo caso pone una domanda che mi ha molto colpita, positivamente: "A quanto tempo ti sei autocondannato?"

L'ottava è quella del catalogatore, che prende una singola esperienza e la rende uno schema generale, su cui basa la sua visione della vita, tornando quindi a parlare di permanenza e pervasività (2 delle 3P).

La nona è la trappola della vittima, che pensa che ogni azione degli altri dipenda da lui/lei, o sia diretta a lui/lei, quindi personalizza (ecco la terza "P" che va a completare le altre 2 della trappola precedente).

La decima è quella del bravo bambino, che dice sempre di sì, rifugge dai conflitti, cerca di piacere a tutti, cercando di essere accondiscendente, pensando che così facendo gli altri lo ameranno, ma così facendo dice no a se stesso.

L'undicesima è la trappola del giudice, che fa continui paragoni, e da ciò non si può che uscirne male, visto che ognuno è un mondo a sè stante, quindi l'unica persona a cui paragonarsi dovremmo essere noi stessi, e cercare ogni giorno di diventare la migliore versione di noi stessi.

La dodicesima è quella del commissario, che fatica a gestire l'ansia e lo stress e cerca il colpevole, negli altri o in sè, magari insieme alla trappola del vittimismo.

La tredicesima è la trappola del primo della classe, che cerca di essere perfetto, ma sarà mai abbastanza? Siamo esseri umani, e per questo fallibili, quindi no, non sarà mai abbastanza se ci capita di cadere in questa trappola.

La quattordicesima è quella del minimizzatore, che sminuisce le cose positive riguardanti se stesso o anche l'esterno, e quindi non si riesce a godere le cose che accadono.

La quindicesima è la trappola dell'accumulatore, che segue falsi bisogni, quindi scambia bisogni primari con bisogni superiori (autorealizzazione) e cerca quindi inconsciamente di compensare i secondi con i primi, cioè chi psico-mangia, chi psico-spende, ...

E poi l'ultima, la sedicesima, è quella del prudente, che non rischia, pensa che il cambiamento (interiore ed esteriore) sia un grande rischio, a volte anche paradossalmente per paura di essere felice...

Per ognuna a fine capitolo delinea i punti chiave, "rischi di caderci se", "come uscirne", e dà esercizi da provare a mettere in pratica per migliorare.

A fine libro parla anche di un "gioco" che propone durante i corsi, per cercare di eliminare dalla propria vita le trappole di cui parla nel libro... Se leggerete il libro scoprirete qual'è!

Anche questo libro è molto ben fatto, molto scorrevole, e ben strutturato.

Consigliatissimo a chi sente che qualcosa nella propria vita non va come dovrebbe, e vuole provare a migliorarsi!

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lunedì 29 maggio 2017

Tutta Un'Altra Vita (Lucia Giovannini)

Lucia Giovannini ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in PsychoAntropology ed è membro dell’American Psychological Association.
E' Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Coach certificata (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, ed è la coordinatrice europea del Movimento del Labirinto Veriditas.
E' l‘insegnante degli insegnanti del metodo Louise Hay per Italia, la Svizzera italiana, la Thailandia e Singapore ed è stata spesso definita dai media “la Louise Hay italiana”.
E' co-fondatrice di BlessYou!, e co-direttrice della scuola di PNL, e Coaching LUCE® Libera Università di Crescita Evolutiva e dell’Istituto di Neuro-Semantica.
Nel suo lavoro si innesca una particolare sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, rendendo i suoi seminari qualcosa di unico ed originale.
Vive alcuni mesi all'anno nel sud est asiatico, tra Thailandia, Singapore e Bali col marito Nicola e il cane Caligola.
Da circa 20 anni tiene corsi e conferenze, per privati ed aziende, in tutta Europa e in Asia e nel 2008 ha fondato il metodo Tutta un’altra vita®. 



Ho letto questo libro in un momento di cambiamento mio, interno.
Sono arrivata a lei cercando eventuali corsi di psicologia positiva.
Era l'inverno scorso... ero in un momento che, anche se in teoria non avrebbe dovuto essere "nero", mi sentivo invece così, attorniata da persone "negative"... e non mi andava più bene!
Ho deciso che dovevo darmi una smossa interna!
Ricordo di aver guardato un suo video, in cui diceva che dovremmo cercare di ricordare cosa volevamo quando eravamo bambini, piccoli, e da lì partire...

Da piccola volevo varie cose, a seconda dell'età... all'asilo piangevo, perchè c'era confusione e volevo stare a casa con mia nonna, e le suore, quando ero proprio inconsolabile, mi prendevano dalla mia classe (avevo una maestra dolcissima di nome Giovanna, ma io volevo comunque mia nonna), e a quel punto le suore che gestivano l'asilo (una in particolare, Suor Maria), mi trattavano come fossi una loro vera figlia e mi portavano al piano di sopra, a fare i lavori di casa con loro, e lì mi calmavo. In quel periodo dicevo che volevo fare la suora, ma probabilmente non vedendola dal punto di vista della vocazione, che non ho, ma dal punto di vista del fare del bene.

Poi alle elementari ho avuto una maestra bravissima: Maria Nadir. Era davvero super!
Brava, preparata, moderna nell'insegnamento per gli anni '80.
Per non lasciare giustamente indietro nessuno, avendo un caso "particolare" (senza però bisogno di sostegno) in classe, si era inventata e munita da sola di materiale particolare per insegnare, in modo che tutti potessimo seguirla. E parliamo degli anni '80 e quindi di quello che poteva trovare in quegli anni, per essere di aiuto.
E io in quegli anni dicevo di voler fare la maestra.

Poi alle medie ho avuto altri buonissimi insegnanti, ma in famiglia mi è stata "passata" l'idea di dover studiare qualcosa che portasse a un lavoro più o meno sicuro e rapidamente trovabile... quindi, vabbè... ho smesso di pensare a cosa volevo davvero... e ho studiato ragioneria... e per anni ho fatto l'impiegata amministrativa-contabile...

Ma con quel video si è risvegliato in me il ricordo di quando ero piccola, piena di "amore" (ricordo che mi sentivo "un'anima buona") e con tanta voglia di essere di aiuto, e di fare del bene...

E con questo libro, quel ricordo si è risvegliato ancor di più!

E' un libro che accompagna appunto nel percorso di "risveglio".
Che sprona a cercare di porsi obiettivi raggiungibili, e poi impegnarsi per raggiungerli.

Parla di cambiamento, e di accettazione del cambiamento.

Parla di zona di potere (noi) e della zona su cui non abbiamo potere (il mondo).

Parla di respons-abilità, e quindi dell'abilità di rispondere agli eventi.

Parla di zona di comfort. Di piacere e di felicità. Delle cornici della mente. Di Matrix, cioè di come abbiamo vissuto in passato e di come ciò ci condiziona nel presente e nel futuro.

Parla delle 3P (personalizzazione, pervasività in ogni ambito della vita e permanenza nel tempo).

Parla della Matrice del Sè (autostima ed essenza), delle 3A (accettazione, apprezzamento e ammirazione), della Matrice Personale (autoefficacia e saper fare), della Matrice degli Altri (mezze mele o mele intere, "ti amo se...", e relazioni interpersonali), della Matrice del Tempo (rapporto col tempo, e in che tempo vivi tra passato, presente e futuro) e della Matrice del Mondo.

Poi spiega come "riprogrammare Matrix". Stabilire una meta, parla di autorealizzazione, di tornare a sognare. Creare la propria mappa del proprio futuro.

Parla dei sette passi per riuscirci, quindi rappresentare gli obiettivi specifici e possibili, altamente motivanti, in positivo, dividendoli in tappe, capendo cosa serve per fare ciò che vogliamo, controllando che siano obiettivi in linea con le persone che vogliamo essere, e darci dei parametri specifici che ci facciano capire quando saremo arrivati dove volevamo.

Poi passa a spiegare gli assi del cambiamento, la consapevolezza, la motivazione, la decisione, la creazione e la solidificazione. Gli strumenti di trasformazione, quindi le parole, la dieta linguistica, l'ottimismo, sfruttare le 3P in positivo, la meditazione, il perdono, il potere della paura, e altro che scoprirete se leggerete questo libro.

E' un libro che consiglio vivamente a chi sente di dover cambiare, o sta vivendo suo malgrado un cambiamento, e quindi ha bisogno di accettarlo e magari farlo diventare qualcosa di positivo.
Dà molti spunti, molti input da cui partire per lavorare su se stessi, perchè giustamente poi il lavoro più grosso ognuno lo deve fare da sè, internamente.

Libro molto bello, che mi sento di consigliare senza alcun dubbio!
 
  

domenica 28 maggio 2017

Troppo Sensibile (Ilse Sand)

Ilse Sand è laureata in Teologia presso l'Università di Aarhus, in Danimarca, con una tesi su Jung e Kierkegaard, in seguito è diventata psicoterapeuta iscritta all'Associazione danese di Psicoterapia.
Dopo aver lavorato per anni come pastora della Chiesa luterana, attualmente opera nell'ambito della formazione e della terapia per soggetti ipersensibili.



Ho letto questo libro in 2 giorni, appena dopo quello di Christel Petitcollin.
L'ho letto in 2 giorni, quindi ho gradito molto anche questo, ma lo definirei diverso, da quello di Christel Petitcollin, forse più simile a quello di Rolf Sellin, ma comunque diverso, forse più particolareggiato nelle descrizioni caratteriali, ma più sintetico.

Inizia raccontando la sua storia di ipersensibile, per poi passare a parlare in generale di ipersensibilità, definendoci più ricettivi e riflessivi, particolarmente esposti alle impressioni sensoriali, facilmente influenzabili dall'umore degli altri, coscienziosi, con una ricca vita interiore, con un naturale interesse per la spiritualità, e con una "strategia" diversa nella vita.

Parla di alti standard e di bassa autostima, di regole personali che non sempre ci rendiamo conto di imporci, e della paura dell'abbandono.

Spiega che è utile organizzare la vita secondo il proprio carattere, trovare lo spazio per sè, porre dei limiti, e dà consigli contro l'iperstimolazione.

Parla di come beneficiare al meglio della capacità di stabilire relazioni profonde, come ci viene spontaneo se circondati da persone che ci capiscono, e dei 4 livelli di relazione.

Passa poi a parlare di come affrontiamo la rabbia, e dà consigli da poter applicare. Parla anche di colpa e vergogna, e di problemi di coppia.

Parla poi molto brevemente di genitori ipersensibili, ma anche in quelle poche righe un genitore ipersensibile, che magari l'ha scoperto "tardi" di esserlo, perchè prima magari credeva di essere solo "sbagliato", ecco che in queste poche righe riesce a sentirsi tutto sommato un buon genitore, anche se magari non sopporta, o spesso sopporta a fatica, per poi sbottare, il gran chiasso che possono fare i bambini, a causa dell'ipersensibilità sensoriale.

Passa poi a parlare delle sofferenze psichiche, come ansia e depressione, e di eventuale psicoterapia.

Parla poi di amore per se stessi, compassione per se stessi, riconciliazione, e gioia di essere se stessi.

Spiega poi alcuni studi fatti finora sull'ipersensibilità, dallo psicologo americano Jerome Kagan e dalla psicologa americana Elaine Aron.

Conclude quindi parlando del dono che hanno gli ipersensibili, dando alcune idee di attività che potrebbero far bene agli ipersensibili e altre che magari possono invece richiedere più energie, e un test da lei ideato.

E' un libro breve, che forse avrei preferito fosse ampliato di più, ma diciamo che in breve dà tutte le informazioni che si cercano in un libro su questo argomento.
 

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sabato 27 maggio 2017

Il potere nascosto degli ipersensibili (Christel Petitcollin)

Christel Petitcollin, esperta in psicologia e crescita personale. E' consulente e formatrice di comunicazione, psicoterapeuta e conferenziera. Formatasi in PNL, analisi transazionale e ipnosi ericksoniana, Christel tiene consulti, gestisce conferenze, dibattiti e stage di comunicazione; organizza azioni di reinserimento per persone a rischio emarginazione e cura la rubrica "psycho" sulla rivista Active.



Ho letto questo libro lo scorso inverno, avendo già letto in passato il libro di Sellin, che dalla copertina può risultare molto simile, ma pur trattando lo stesso argomento, lo tratta in modo secondo me molto diverso, forse più scientifico in alcuni punti, e molto molto più "sentito" in molti altri, e quindi anche questo mi ha dato altri spunti e altri input.

Mi ci sono ritrovata tantissimo!
In quasi tutte le pagine mi capitava di pensare "sembra stiano parlando di me!", e mi sentivo meno "sola"!

Vi riporto una frase del libro che mi rispecchia tantissimo: "... pur avendo spesso momenti depressivi, gli iperefficienti mentali conservano tuttavia una gioia di vivere sorda, latente e potente, pronta a rinascere al minimo raggio di sole"
Cosa effettivamente successa appena dopo la lettura di questo libro! 

Questo libro inizia con la storia di Camille, narrata all'autrice durante un incontro appunto tra la ragazza e l'autrice, in cui la ragazza chiedeva un aiuto. Da qui inizia a delineare i punti salienti che caratterizzano le persone ipersensibili, e lo fa in modo molto molto accurato.

Inizia parlando dell'organizzazione mentale sofisticata "per natura", e dell'allerta permanente in cui spesso ci troviamo, da ipersensibili, subissati da una miriade di stimoli visivi, uditivi, tattili e olfattivi, e inizia a definirci iperefficienti mentali.

Parla poi del fatto che a volte possiamo arrivare a sentire il desiderio di "spegnere" il nostro sistema sensoriale, che non smista automaticamente da solo gli stimoli che ci servono da quelli che ci sono inutili, ma ovviamente non si può. Possiamo solo tentare di fare uno smistamento "manuale", ma ovviamente stancante.

Parla di ipersensibilità, di iperlucidità, di ragionamento secondo l'emisfero destro e di come questo sia difficile da gestire nella società odierna.

Parla poi di iperaffettività, e quindi dei grandi bisogni affettivi che sentiamo.

Passa poi a parlare in generale di gestione dello stress, di come funziona l'amigdala in generale (la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura), del cortisolo e adrenalina che rilascia quando sente una situazione di stress, e spiega che troppo cortisolo crea avvelenamento neuronale e troppa adrenalina porta all'arresto cardiaco, quindi il cervello, per parare il colpo crea un "cortocircuito" inviando morfina e ketamina che fanno saltare il sistema d'allarme e spengono l'amigdala, scollegando quindi le emozioni ed estraneandosi, ma lo stress ovviamente non passa e "bloccati" non si può stare meglio.
L'amigdala "bloccata" non può "spostare" le emozioni verso l'ippocampo.

Spiega quindi che le persone ipersensibili sembrano avere un'amigdala ipersensibile, quindi ogni invasione emozionale crea sconnessione mentale, mandando fuori gioco la corteccia prefrontale.
Succede tipo quando un ipersensibile è in mezzo a tante persone.
 
Passa poi a parlare di iperempatia e benevolenza, e dell'importanza per gli ipersensibili di stare in ambiente armonico o in alternativa del bisogno di lavorarci su per renderlo tale.

Parla dei manipolatori, che ci creano ovviamente diffidenza.

Spiega che riusciamo a capire cosa pensano gli altri, parla di iperlucidità e Sindrome di Cassandra e altre esperienze mentali e sensoriali.

Dice che sembra che abbiamo un "cablaggio neurologico" differente dagli altri, e quindi spiega le differenze tra cervello sinistro e cervello destro

Parla di iperefficienza mentale e pensiero ramificato, di bisogno di "complessità", e degli inconvenienti del pensiero ramificato (ne parla a lungo, sotto molti aspetti, dando molti spunti su cui lavorare)

Parla poi di sonno agitato, di varie forme di iperefficienza mentale e dei test sul QI.

La seconda parte inizia parlando di vuoto identitario, autostima, paura del rifiuto, strategie di adattamento, autosvalutazione e depressione, e del momento in cui subentra l'arroganza per difesa (n.d.r.: che poi è più o meno l'unica cosa che dall'esterno viene ricordata, e su cui viene creato un pregiudizio molto difficile da scansare), arroganza che poi crea nell'ipersensibile dubbi e insicurezza.

Parla anche di imitazione, di infanzia e falso sè e quindi della "Sala VIP" (nel libro scoprirete cos'è) e di "sindrome del costume da bagno" (anticamera del burnout).

Parla di idealismo, di sete di assoluto nella scala dei valori e di pecche nel sistema valori, di relazionalità difficile, di dipendenza psicologica, di manipolatori e di intelligenza scomoda.

Passa poi a parlare dei normopensanti, di neurologia e mondo affettivo secondo la mentalità dell'emisfero sinistro.

Parla a lungo di come è vivere sotto il giudizio dei normopensanti, e definisce gli ipersensibili dei diapason (nel libro scoprirete il perchè).

Nella terza parte parla di come vivere bene con la propria iperefficienza, e delle fasi che solitamente si vivono, e cioè lo choc della rivelazione, il sollievo, le montagne russe, la negazione, la rabbia, la contrattazione, la depressione e l'accettazione.

Dice che ovviamente l'ufficio reclami è chiuso per sempre e quindi possiamo solo riordinare e organizzare i nostri pensieri, quindi parla di mappe mentali e livelli logici (ambiente, comportamento, capacità, valori, identità).
 
Parla poi di restaurare la propria integrità, riacquistare l'autostima, rinunciare alla perfezione, riconoscere i propri successi, valorizzare l'immagine di sè e coltivare l'amore di sè.
 
Spiega che per ottimizzare il funzionamento del cervello dobbiamo vivere in leggero "surmenage", cercando però il giusto livello, per non finire in burnout.

Parla quindi dei 5 bisogni fondamentali del cervello destro, di come vivere bene l'iperefficienza in società, di addomesticare la solitudine, di come gestire le critiche e curare la ferita del rifiuto... e altro... che scoprirete se leggerete questo fantastico libro!


Sì, fantastico!

Per gli ipersensibili è davvero fantastico!

Molto molto coinvolgente, e che fa sentire compresi pagina dopo pagina!
Direi che dà una sferzata di autostima molto potente!

Mi rendo conto però che se lo stesso libro viene letto da un "normopensante", come viene definito nel libro, può risultare un po' "antipatico" leggerlo, ma se il "normopensante" lo legge perchè ha a cuore una persona ipersensibile, spero che capisca che magari in questo frangente si sente "diverso" lui, ma che in tutto il resto della vita solitamente è l'ipersensibile a sentirsi così, e magari (magari) se prova a immaginare com'è vivere amplificando quella sensazione a tutti i giorni della propria vita, e a tutti i contesti sociali, magari forse si potrebbe arrivare ad una società più empatica...

Lo spererei...

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lunedì 22 maggio 2017

Le persone sensibili hanno una marcia in più (Rolf Sellin)

Rolf Sellin  è Psicologo Psicoterapeuta e Consulente. Si è formato in Coaching sistemico, PNL, Quantum Psychology e Voice Dialogue.
Ha fondato a Stoccarda l'HSP (Highly Sensitive Persons) Institut, dove propone seminari incentrati sulle tecniche e i metodi da lui stesso elaborati per gestire al meglio l'ipersensibilità e dove offre consulenza individuale.



Ho letto questo libro qualche estate fa, nel 2014.
Ero nel pieno di un periodo, durato anni, in cui mi sentivo diversa da chi mi circondava, e questo mio essere diversa mi veniva quasi imposto come sbagliato, solo perchè in minoranza.

Cercavo una luce, qualcuno che mi capisse.
E questo libro mi ha fatta sentire capita.
E' stata una sensazione dolcissima!

Sentirmi finalmente capita, come nessuno nella vita mi aveva mai fatto provare fino a quel momento, quindi in 37 anni.
Una sensazione che chi non è Ipersensibile (chi fa quindi parte della maggioranza) probabilmente non potrà mai capire.

Ricordo di averlo "divorato" una prima volta, e poi riletto subito una seconda volta sottolineando le parti che mi sembravano importanti (tantissime), e lasciato sul tavolino del soggiorno nella speranza che qualcuno ne leggesse un po' e mi provasse a capire, provasse ad accettarmi per quella che sono, a farmi sentire compresa.

Ma così non è stato...
Quel libro è rimasto lì per molto, a prendere polvere, finchè non l'ho riposto nella libreria, rassegnata... 

Dopodichè è subentrato un periodo piuttosto impegnativo per me, dal punto di vista di mamma di un figlio di 10 anni, ipersensibile, non seguito secondo me a dovere a scuola, didatticamente parlando (...)
E quindi mi sono buttata anima e corpo a seguirlo come dicevo io, in modo che arrivasse alle medie "preparato".

Fino all'autunno scorso...

A quel punto ho ripreso in mano questo libro e pian piano mi ha dato il via a fare ciò che state leggendo in questo blog.

Il libro parte narrando una situazione tipica di un ipersensibile, e poi una seconda situazione, partendo dalla precedente, ma in cui l'ipersensibile usa l'ipersensibilità trasformandola in dono.

Sellin spiega poi come è iniziato il tutto, e cioè in un soleggiato pomeriggio di settembre di alcuni anni fa, in una libreria di Santa Barbara, in California, dove si è trovato per caso in mano il libro "The Highly Sensitive Person" di Elaine Aron...
Sensazione già vissuta a mia volta col libro di Sellin...

Nel libro parla di come sia importante imparare a trovare i propri limiti, non sforzandosi invano di essere quelli che non si è solo per compiacere gli altri, ricordando che chi non percepisce se stesso non può prendersi cura di sè.

Spiega le difficoltà che può avere un ipersensibile nel mondo odierno.
Ne parla anche dal punto di vista scientifico, per quel poco che la scienza ha potuto capirne fino ad ora.

Spiega poi che la psicologia ha a lungo trascurato l'ipersensibilità, concentrandosi più sulle conseguenze, come timidezza, paura, depressione e scarsa resistenza allo stress.

Poi passa a parlare di ereditarietà genetica e di ereditarietà dell'atteggiamento nei confronti dell'ipersensibilità.

Segue poi un test per autovalutare la propria ipersensibilità, e uno per valutare quella dei propri figli.

Parla anche degli High Sensation Seeker, cioè degli ipersensibili alla ricerca di forti emozioni, mettendo a disposizione un test anche in questo caso.

Inizia poi a parlare di quando l'ipersensibilità è vissuta solo come un problema, quindi come ha inizio la lotta interiore. Il primo passo, cioè la rinuncia al proprio corpo, e quindi alle proprie sensazioni, e poi il secondo passo, cioè la rinuncia al proprio punto di vista. Poi il terzo passo, cioè percepire se stessi dalla prospettiva altrui. E infine, un momento, solitamente "il meno opportuno", in cui l'adattabilità non funziona più, e lo si vede in modi "fastidiosi". Spesso però questo porta a cercare di adeguarsi ancora di più, in un "gioco" in cui si è destinati solo a perdere...

Parla poi del periodo dell'infanzia degli ipersensibili, e di ciò che li porta a rivolgere la percezione ancor più verso l'esterno, adeguandosi agli individui meno sensibili.

Passa quindi a parlare di ipersensibili felici, di "conseguenze" per i genitori di bambini ipersensibili, e poi tratta l'argomento degli uomini ipersensibili.

Parla poi di donne ipersensibili, e di quando queste cominciano a richiamare l'attenzione solo quando questa qualità comincia a mostrare i lati negativi, e quindi a infastidire.

Spiega poi come imparare a dirigere la percezione, perchè a volte è la nostra stessa percezione ad indebolirci.

Parla poi di limiti e confini, e di come questi possano darci forza, energia e crescita. Dosare l'empatia, e imparare a gestire bene le nostre energie per non spingerci troppo oltre.

Parla anche di dolori, sintomi e malattie che subentrano quando per l'ennesima volta non siamo "centrati".

Passa quindi a parlare di stress, della sua gestione, e di come alcuni metodi contro lo stress addirittura indeboliscano gli ipersensibili. Spiega di come si dovrebbe ridurre l'adrenalina e favorire l'ossitocina. E di come reagiscono gli ipersensibili quando una situazione diventa davvero dura, cioè sapendo dov'è il salvagente!

Parla poi di come gli ipersensibili pensano in modo diverso, e degli atteggiamenti conflittuali che spesso nascono.

Passa poi a parlare di ipersensibili e lavoro, ipersensibili e rapporti sociali, ipersensibili e vita di coppia.

Infine parla di percorsi terapeutici corretti e percorsi terapeutici sbagliati. Per cosa viene scambiata l'ipersensibilità, anche da molti addetti ai lavori, e dei meccanismi di difesa che scaturiscono dall'ipersensibilità non accettata dall'esterno e non consapevole internamente.

In tantissimi punti del libro propone esercizi per aiutare le persone ipersensibili a capirsi e a vivere meglio.

E' un libro che definisco "un balsamo per il cuore delle persone ipersensibili" e che quindi consiglio, sia a loro, sia a chi per qualsiasi motivo ne conosce una!