... perchè siamo una minoranza (anche se forse non così tanto piccola), ma in ogni caso abbiamo bisogno di "ritrovarci" per star bene con noi stessi e con gli altri...
Ilse Sand è laureata in Teologia presso l'Università di Aarhus, in Danimarca, con una tesi su Jung e Kierkegaard,
in seguito è diventata psicoterapeuta iscritta all'Associazione danese di Psicoterapia.
Dopo aver lavorato per anni come pastora della Chiesa luterana,
attualmente opera nell'ambito della formazione e della terapia per
soggetti ipersensibili.
Ho letto questo libro in 2 giorni, appena dopo quello di Christel Petitcollin. L'ho letto in 2 giorni, quindi ho gradito molto anche questo, ma lo definirei diverso, da quello di Christel Petitcollin, forse più simile a quello di Rolf Sellin, ma comunque diverso, forse più particolareggiato nelle descrizioni caratteriali, ma più sintetico.
Inizia raccontando la sua storia di ipersensibile, per poi passare a parlare in generale di ipersensibilità, definendoci più ricettivi e riflessivi, particolarmente esposti alle impressioni sensoriali, facilmente influenzabili dall'umore degli altri, coscienziosi, con una ricca vita interiore, con un naturale interesse per la spiritualità, e con una "strategia" diversa nella vita.
Parla di alti standard e di bassa autostima, di regole personali che non sempre ci rendiamo conto di imporci, e della paura dell'abbandono.
Spiega che è utile organizzare la vita secondo il proprio carattere, trovare lo spazio per sè, porre dei limiti, e dà consigli contro l'iperstimolazione.
Parla di come beneficiare al meglio della capacità di stabilire relazioni profonde, come ci viene spontaneo se circondati da persone che ci capiscono, e dei 4 livelli di relazione.
Passa poi a parlare di come affrontiamo la rabbia, e dà consigli da poter applicare.Parla anche di colpa e vergogna, e di problemi di coppia.
Parla poi molto brevemente di genitori ipersensibili, ma anche in quelle poche righe un genitore ipersensibile, che magari l'ha scoperto "tardi" di esserlo, perchè prima magari credeva di essere solo "sbagliato", ecco che in queste poche righe riesce a sentirsi tutto sommato un buon genitore, anche se magari non sopporta, o spesso sopporta a fatica, per poi sbottare, il gran chiasso che possono fare i bambini, a causa dell'ipersensibilità sensoriale.
Passa poi a parlare delle sofferenze psichiche, come ansia e depressione, e di eventuale psicoterapia.
Parla poi diamore per se stessi, compassione per se stessi, riconciliazione, e gioia di essere se stessi.
Spiega poi alcuni studi fatti finora sull'ipersensibilità, dallo psicologo americano JeromeKaganedalla psicologa americana Elaine Aron.
Conclude quindi parlando del dono che hanno gli ipersensibili, dando alcune idee di attività che potrebbero far bene agli ipersensibili e altre che magari possono invece richiedere più energie, e un test da lei ideato.
E' un libro breve, che forse avrei preferito fosse ampliato di più, ma diciamo che in breve dà tutte le informazioni che si cercano in un libro su questo argomento.
Christel Petitcollin, esperta in psicologia e crescita personale. E' consulente e formatrice di comunicazione,
psicoterapeuta e conferenziera. Formatasi in PNL, analisi transazionale e
ipnosi ericksoniana, Christel tiene consulti, gestisce conferenze,
dibattiti e stage di comunicazione; organizza azioni di reinserimento
per persone a rischio emarginazione e cura la rubrica "psycho" sulla
rivista Active.
Ho letto questo libro lo scorso inverno, avendo già letto in passato il libro di Sellin, che dalla copertina può risultare molto simile, ma pur trattando lo stesso argomento, lo tratta in modo secondo me molto diverso, forse più scientifico in alcuni punti, e molto molto più "sentito" in molti altri, e quindi anche questo mi ha dato altri spunti e altri input.
Mi ci sono ritrovata tantissimo! In quasi tutte le pagine mi capitava di pensare "sembra stiano parlando di me!", e mi sentivo meno "sola"!
Vi riporto una frase del libro che mi rispecchia tantissimo: "... pur avendo spesso momenti depressivi, gli iperefficienti mentali conservano tuttavia una gioia di vivere sorda, latente e potente, pronta a rinascere al minimo raggio di sole" Cosa effettivamente successa appena dopo la lettura di questo libro!
Questo libro inizia con la storia di Camille, narrata all'autrice durante un incontro appunto tra la ragazza e l'autrice, in cui la ragazza chiedeva un aiuto. Da qui inizia a delineare i punti salienti che caratterizzano le persone ipersensibili, e lo fa in modo molto molto accurato.
Inizia parlando dell'organizzazione mentale sofisticata"per natura", e dell'allerta permanente in cui spesso ci troviamo, da ipersensibili, subissati da una miriade di stimoli visivi, uditivi, tattili e olfattivi, e inizia a definirci iperefficienti mentali.
Parla poi del fatto che a volte possiamo arrivare a sentire il desiderio di "spegnere" il nostro sistema sensoriale, che non smista automaticamente da solo gli stimoli che ci servono da quelli che ci sono inutili, ma ovviamente non si può. Possiamo solo tentare di fare uno smistamento "manuale", ma ovviamente stancante.
Parla di ipersensibilità, di iperlucidità, di ragionamento secondo l'emisfero destro e di come questo sia difficile da gestire nella società odierna.
Parla poi di iperaffettività, e quindi dei grandi bisogni affettivi che sentiamo. Passa poi a parlare in generale di gestione dello stress, di come funziona l'amigdala in generale (la parte del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura), del cortisolo e adrenalina che rilascia quando sente una situazione di stress, e spiega che troppo cortisolo crea avvelenamento neuronale e troppa adrenalina porta all'arresto cardiaco, quindi il cervello, per parare il colpo crea un "cortocircuito" inviando morfina e ketamina che fanno saltare il sistema d'allarme e spengono l'amigdala, scollegando quindi le emozioni ed estraneandosi, ma lo stress ovviamente non passa e "bloccati" non si può stare meglio. L'amigdala "bloccata" non può "spostare" le emozioni verso l'ippocampo.
Spiega quindi che le persone ipersensibili sembrano avere un'amigdala ipersensibile, quindi ogni invasione emozionale crea sconnessione mentale, mandando fuori gioco la corteccia prefrontale. Succede tipo quando un ipersensibile è in mezzo a tante persone. Passa poi a parlare di iperempatia e benevolenza, e dell'importanza per gli ipersensibili di stare in ambiente armonico o in alternativa del bisogno di lavorarci su per renderlo tale. Parla dei manipolatori, che ci creano ovviamente diffidenza.
Spiega che riusciamo a capire cosa pensano gli altri, parla di iperluciditàe Sindrome di Cassandra e altre esperienze mentali e sensoriali.
Dice che sembra che abbiamo un "cablaggio neurologico" differente dagli altri, e quindi spiega le differenze tra cervello sinistro e cervello destro
Parla di iperefficienza mentale e pensiero ramificato, di bisogno di "complessità", e degli inconvenienti del pensiero ramificato (ne parla a lungo, sotto molti aspetti, dando molti spunti su cui lavorare)
Parla poi di sonno agitato, di varie forme di iperefficienza mentale e dei test sul QI.
La seconda parte inizia parlando di vuoto identitario, autostima, paura del rifiuto, strategie di adattamento, autosvalutazione e depressione, e del momento in cui subentra l'arroganza per difesa (n.d.r.: che poi è più o meno l'unica cosa che dall'esterno viene ricordata, e su cui viene creato un pregiudizio molto difficile da scansare), arroganza che poi crea nell'ipersensibile dubbi e insicurezza.
Parla anche di imitazione, di infanzia e falso sèe quindi della "Sala VIP" (nel libro scoprirete cos'è) e di "sindrome del costume da bagno" (anticamera del burnout).
Parla di idealismo, di sete di assoluto nella scala dei valori e di pecche nel sistema valori, di relazionalità difficile, di dipendenza psicologica, di manipolatori e di intelligenza scomoda.
Passa poi a parlare dei normopensanti, di neurologia e mondo affettivo secondo la mentalità dell'emisfero sinistro.
Parla a lungo di come è vivere sotto il giudizio dei normopensanti, e definisce gli ipersensibili dei diapason (nel libro scoprirete il perchè).
Nella terza parte parla di come vivere bene con la propria iperefficienza, e delle fasi che solitamente si vivono, e cioè lo choc della rivelazione, il sollievo, le montagne russe, la negazione, la rabbia, la contrattazione, la depressione e l'accettazione.
Dice che ovviamente l'ufficio reclami è chiuso per sempre e quindi possiamo solo riordinare e organizzare i nostri pensieri, quindi parla di mappe mentali e livelli logici (ambiente, comportamento, capacità, valori, identità). Parla poi di restaurare la propria integrità, riacquistare l'autostima, rinunciare alla perfezione, riconoscere i propri successi, valorizzare l'immagine di sè e coltivare l'amore di sè. Spiega che per ottimizzare il funzionamento del cervello dobbiamo vivere in leggero "surmenage", cercando però il giusto livello, per non finire in burnout.
Parla quindi dei 5 bisogni fondamentali del cervello destro, di come vivere bene l'iperefficienza in società, di addomesticare la solitudine, di come gestire le critiche e curare la ferita del rifiuto... e altro... che scoprirete se leggerete questo fantastico libro!
Sì, fantastico!
Per gli ipersensibili è davvero fantastico!
Molto molto coinvolgente, e che fa sentire compresi pagina dopo pagina! Direi che dà una sferzata di autostima molto potente!
Mi rendo conto però che se lo stesso libro viene letto da un "normopensante", come viene definito nel libro, può risultare un po' "antipatico" leggerlo, ma se il "normopensante" lo legge perchè ha a cuore una persona ipersensibile, spero che capisca che magari in questo frangente si sente "diverso" lui, ma che in tutto il resto della vita solitamente è l'ipersensibile a sentirsi così, e magari (magari) se prova a immaginare com'è vivere amplificando quella sensazione a tutti i giorni della propria vita, e a tutti i contesti sociali, magari forse si potrebbe arrivare ad una società più empatica...
Dunque, partiamo col dire che questa tipologia di persona, HSP, PAS, gli Ipersensibili, è stata studiata per anni, negli anni '90, dalla Dott.ssa Elaine Aron, di cui vi lascio il link al suo sito http://hsperson.com/
Dai suoi studi è emerso che questa Ipersensibilità interessa circa il 20% della popolazione, bambini compresi, uomini e donne, e di questo 20% dice che circa il 70% è introverso, mentre il restante 30% è estroverso.
Questo tipo di Ipersensibilità non sta a significare la bontà o meno di una persona, come alcuni, specialmente non Ipersensibili, inizialmente credono (dicendoci in alcuni casi "stai dicendo che io sono un insensibile?"), bensì si tratta di una Ipersensibilità a livello neuronale, innata, quindi presente dalla nascita, e non modificabile, alla stregua del colore degli occhi.
Le persone ipersensibili vengono facilmente subissate dagli stimoli (negativamente ma anche positivamente), esterni a loro, ed interni.
Abbiamo quindi un basso livello di sopportazione ai tanti tantissimi stimoli che registriamo ogni istante, magari in un ambiente caotico.
Pensate che prima di leggere libri a riguardo, non sapendo ancora cosa fosse l'HSP, in certi momenti dicevo a mio marito che sentivo come una lancetta impazzita nel mio sistema nervoso che segnalasse tipo un allarme o qualcosa che non stava andando per il verso giusto.
Magari qualcun altro può aver avuto una sensazione simile.
Anche semplicemente girare per negozi può risultare difficile, sia per i rumori, musica compresa se è troppo alta, sia per i tanti stimoli visivi e a volte olfattivi. E questa difficoltà ci può procurare sintomi fisici che possono essere scambiati per paura o ansia.
La TV a volte può dare molto fastidio, come anche la radio se il volume è alto.
I viaggi possono stancare se non abbiamo il tempo di recuperare le forze, giorno per giorno, dopo aver "fatto il pieno di stimoli". Possibilmente da soli, stando tranquilli, magari leggendo.
Le ingiustizie, l'ipocrisia e le menzogne ci colpiscono molto e spesso cerchiamo qualche modo per cercare di farle smettere.
Spesso vediamo delle sfumature nel comportamento della gente, o sentiamo delle sfumature nelle loro parole, che altri non vedono o sentono (o in alcuni casi forse sperano che non sentiamo e vediamo), e spesso per questo finiamo in litigi infiniti perchè ci viene detto che siamo troppo puntigliosi su parole, sguardi o altro.
Siamo portati a rimuginare, perchè il nostro cervello, subissato dagli stimoli, non si ferma quasi mai.
Rimuginiamo, ci facciamo prendere da sensi di colpa, e spesso fatichiamo a smettere.
Siamo ottimi ascoltatori, ascoltando anche il linguaggio non verbale.
Abbiamo tanta, a volte troppa empatia, che ci porta a sentire spesso cosa sente chi abbiamo intorno, e anche questo ci porta all'iperstimolazione neuronale. Con conseguente stanchezza anche a livello fisico.Possiamo avere la sensazione di “svuotarci” stando a contatto con gli altri. E abbiamo bisogno quindi di ricaricarci poi, in silenzio.
Se tra le persone attorno a noi il clima è teso, lo sentiamo, e ne siamo condizionati negativamente.
Gli ambienti nuovi spesso ci mettono ansia.
Odiamo stare in mezzo alla folla.
Preferiamo la regolarità e le cose conosciute.
Ci piacerebbe avere tutto sotto controllo, e cerchiamo di parare i colpi in anticipo per quanto possiamo.
Spesso ci sentiamo non compresi, perchè, come una persona non ipersensibile fatica a capire cosa sentiamo noi, anche noi spesso fatichiamo a capire che quello che stiamo sentendo, molte delle persone che ci stanno attorno invece non lo stanno sentendo. Ci proviamo, con l'empatia, ma a volte ci piacerebbe essere capiti un po' anche noi. Spesso ciò non avviene. E questa mancata comprensione da parte degli altri, alla lunga porta a rabbia.
Tendiamo ad avere una bassa autostima in conseguenza a rifiuti.
Quindi per tentare di evitarli cerchiamo di uniformarci agli altri, però rischiando di non capire più chi siamo e di stare peggio.
Non amiamo lavorare sotto pressione.
Spesso invece tendiamo a voler aiutare il prossimo e fare del bene.
Tendiamo a mettere noi stessi all’ultimo posto.
Siamo solitamente persone creative, che non significa per forza artisti, ma creativi, in vari campi.
Immaginiamo e ci promettiamo spesso di intraprendere varie strade, ma l'intraprendenza in genere non è il nostro lato più forte e spesso ci troviamo chiusi nelle nostre idee.
Quando però abbiamo un fine in mente che ci riesce a smuovere, ci diamo totalmente e facciamo di tutto per raggiungerlo.
In genere siamo perfezionisti: quando decidiamo di fare qualcosa, la facciamo bene. Non tolleriamo gli errori, o li tolleriamo a fatica, e siamo particolarmente accurati.
Tendiamo a procrastinare ed avere una vera e propria avversione per ciò che si "deve" fare, che ci mette in agitazione.
In genere sembriamo timidi anche se invece spesso siamo molto molto socievoli.
Amiamo leggere, assistere a dei bei spettacoli, riflettere su citazioni, goderci la vita.
Siamo persone consapevoli e coscienziose, con una vita interiore molto ricca.
Quindi come vedete, non è una malattia, non è essere sbagliati: è solo avere un sistema nervoso che funziona diversamente.
Bisogna diventarne consapevoli, e imparare a usarlo a proprio vantaggio.
E si può!
Dobbiamo!
Per tutti, Ipersensibili e non!
A tale proposito vi lascio un video, che può risultare utilissimo sia per Ipersensibili, sia per chi non lo è, ma magari conosce e ha a cuore qualcuno che invece lo è.
E' un video della Dott.ssa Elena Lupo, molto molto ben fatto!