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venerdì 26 gennaio 2018

Le parole sono finestre, oppure muri (Marshall B. Rosenberg)

Marshall Bertram Rosenberg (Canton, 6 ottobre 1934 – Albuquerque, 7 febbraio 2015) è stato uno psicologo statunitense.
È il creatore della Comunicazione Nonviolenta o CNV o Linguaggio giraffa, un processo di comunicazione che aiuta le persone a scambiare le informazioni necessarie per risolvere i conflitti e le differenze pacificamente. E' il fondatore ed ex direttore dei Servizi Educativi per il Centro per la Comunicazione Nonviolenta, un'organizzazione internazionale non-profit da lui fondata nel 1984, che opera in 30 Paesi del mondo, compresa l'Italia.
Nato in Ohio da genitori di origine ebraica, ma cresciuto in un quartiere popolare di Detroit, spesso al centro di forti contrasti razziali tra bianchi, neri e altre etnie, imparò sul campo l'esperienza su come risolvere i conflitti in maniera pacifica, e da questo cominciò il suo lavoro. Allievo dello psicologo umanista Carl Rogers, mise a punto un processo, che consiste nel concentrare l'attenzione su ciò che è vivo in noi e negli altri. Abbandonò i metodi professionali psicoterapeutici correnti caratterizzati da distanziamento emotivo, diagnosi, e da ruoli gerarchici dottore-paziente trovandoli inefficaci, instaurando invece relazioni di tipo reciproco, genuino ed autentico.
Rosenberg ha dato vita a numerosi programmi di pace anche in paesi lacerati da conflitti: Serbia, Croazia, Irlanda del Nord, Medio Oriente, Colombia, Malesia, Indonesia, Burundi, Ruanda, Nigeria, Sierra Leone, Sri Lanka, Israele.
In Yugoslavia ha formato decine di migliaia di studenti ed insegnanti tramite un programma finanziato dall'UNESCO.
Ha fatto parte del Comitato di patrocinio del Coordinamento internazionale per il Decennio delle Nazioni Unite


La prefazione di questo libro è stata scritta da Arun Gandhi, nipote di Gandhi, fondatore e Presidente del Gandhi Insitute for Nonviolence, e ne parla con toni davvero fantastici.

Il libro inizia parlando del cuore della comunicazione nonviolenta, la cnv, che è un modo di comunicare che ci porta a dare dal cuore. Dice che quando utilizziamo la cnv per ascoltare i bisogni più profondi, nostri ed altrui, percepiamo le relazioni in una nuova luce.

Passa quindi ad analizzare il processo di comunicazione non violenta parlando delle 4 componenti della cnv: osservazioni, sentimenti, bisogni, richieste, e delle 2 parti della cnv: esprimere l'onestà tramite le 4 componenti, e ricevere con empatia tramite le 4 componenti.

Parla poi della comunicazione che blocca l'empatia dicendo che le analisi che facciamo sugli altri sono in realtà espressione dei nostri stessi bisogni e valori, che classificare e giudicare le persone favorisce la violenza, che i paragoni sono un tipo di giudizio, che il nostro linguaggio spesso offusca la consapevolezza della responsabilità personale, e che possiamo sostituire al linguaggio che implica una mancanza di scelta il linguaggio che invece riconosce la scelta.

Consiglia di osservare senza valutare, perchè quando mescoliamo l'osservazione e la valutazione gli altri sono propensi a sentire una critica.

Spiega come individuare ed esprimere i sentimenti, e dice che esprimere la nostra vulnerabilità può aiutare a risolvere i conflitti, e l'importante è distinguere i sentimenti dai pensieri, distinguere tra ciò che sentiamo e ciò che pensiamo di essere, distinguere tra ciò che sentiamo e come pensiamo che gli altri reagiscano o si comportino verso di noi.

Dice che è importante prendersi la responsabilità dei propri sentimenti e spiega le 4 possibilità nel ricevere i messaggi negativi: incolpare noi stessi, incolpare gli altri, percepire i nostri sentimenti e bisogni, percepire i sentimenti ed i bisogni dell'altro.
Parla della differenza tra donare dal cuore ed agire motivati dal senso di colpa.
Spiega l'importanza di collegare il proprio sentimento con il proprio bisogno.
Dice che i giudizi sugli altri sono espressioni alienate di nostri bisogni insoddisfatti, e se esprimiamo i nostri bisogni è più probabile che li soddisferemo, mentre se invece non attribuiamo valore ai nostri bisogni è probabile che neppure gli altri lo faranno.

Spiega come usare un linguaggio in positivo (senza l'uso del "non") nel formulare le richieste chiare e concrete, in quanto il linguaggio vago contribuisce alla confusione interiore.
Dice che la depressione è la ricompensa per essere "bravi", non chiedendo mai chiaramente quello di cui abbiamo bisogno.
Spiega che quando esprimiamo soltanto i nostri sentimenti, al nostro interlocutore potrebbe non essere chiaro quello che vogliamo che lui o lei faccia, perchè spesso non siamo consapevoli nemmeno noi delle nostre richieste, e le richieste non accompagnate dall'espressione dei sentimenti e dei bisogni di chi parla possono suonare come pretese.
Per assicurarci che il messaggio inviato coincida con quello ricevuto consiglia di chiedere al nostro interlocutore di ripetercelo.
Dice anche che dopo esserci espressi con vulnerabilità spesso vogliamo sapere come il nostro interlocutore si sente, che cosa sta pensando, oppure se è disposto ad intraprendere una particolare azione.

Parla poi di come ricevere con empatia (quindi la seconda parte della cnv).
Dice che empatia significa svuotare la mente ed ascoltare con tutto il nostro essere.
Consiglia di chiedere, prima di offrire consigli o rassicurazioni.
Dice che rimanendo con l'empatia permettiamo all'altro di andare più in profondità dentro se stesso. Sappiamo che l'altro ha ricevuto abbastanza empatia quando percepiamo un rilassamento della tensione oppure il flusso di parole si interrompe.
E ricordiamoci che abbiamo bisogno di empatia per poter dare empatia.

Passa poi a spiegare il grande potere dell'empatia, che ci permette di percepire il nostro mondo in modo nuovo ed andare oltre, anche se ammette che è più difficile dare empatia a coloro che sembrano possedere maggiori risorse, potere e prestigio, e può essere difficile dare empatia anche alle persone che ci sono più vicine.
Spiega anche come dare empatia invece di sbattere un "ma" in faccia ad una persona arrabbiata, che dare empatia al "no" di qualcuno ci protegge dall'interpretarlo come un rifiuto personale, e come dare empatia al silenzio, ascoltando i sentimenti ed i bisogni che vi sono dietro.

Parla anche del relazionarci a noi stessi con empatia, e dice che l'effetto più importante della cnv potrebbe essere la nostra maggior empatia verso noi stessi, e consiglia di usare la cnv per valutare le nostre azioni in modi che promuovano la crescita interiore anzichè l'odio verso noi stessi, mettendoci in relazione con il bisogno che volevamo soddisfare quando abbiamo intrapreso l'azione che ora ci rincresce.
Per ogni scelta che facciamo consiglia di cercare di essere consapevoli dei bisogni che essa soddisfa, cercare di essere consapevoli delle azioni motivate dal desiderio di denaro o di approvazione, o dalla paura, dalla vergogna o dal senso di colpa, perchè in tal caso se ne pagherà il prezzo.
Il comportamento più pericoloso potrebbe essere il fare cose solo perchè ci si aspetta che le facciamo.

Passa poi a parlare di rabbia, distinguere lo stimolo dalla causa, usare la rabbia come un campanello d'allarme.
Spiega che la rabbia prosciuga le nostre energie dirigendole verso azioni punitive, ma quando invece diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, la rabbia cede il posto a sentimenti che servono la vita.
Spiega i 4 passi verso l'espressione della rabbia: fermiamoci e respiriamo, individuiamo i nostri pensieri di giudizio, connettiamoci ai nostri bisogni, ed esprimiamo i nostri sentimenti e bisogni insoddisfatti.
Rimaniamo consapevoli dei pensieri violenti che ci vengono alla mente senza giudicarli, e quando ascoltiamo i sentimenti ed i bisogni dell'altro riconosciamo la nostra comune umanità: il nostro bisogno è che l'altro ascolti sinceramente il nostro dolore, e ricordiamoci che le persone non ascoltano il nostro dolore quando credono di essere in torto, quindi bisogna fare pratica nel tradurre ogni giudizio in un bisogno non soddisfatto.

Parla poi dell'uso protettivo della forza, che è volto soltanto a proteggere, non a punire, incolpare o condannare, quindi è importante chiedersi cosa voglio che questa persona faccia e quali voglio che siano le ragioni alla base della sua azione.

Parla dell'importanza di liberare noi stessi dal condizionamento culturale ed aiutare gli altri, perchè se riusciamo ad ascoltare i nostri sentimenti e bisogni e ad empatizzare con essi, possiamo liberarci dalla depressione, quindi concentriamoci su ciò che vogliamo fare, anzichè su ciò che è andato storto, riduciamo lo stress ascoltando i nostri sentimenti e bisogni ed empatizzando con gli altri.

Passa quindi a parlare di come esprimere apprezzamento in cnv, perchè i complimenti sono spesso giudizi, anche se positivi, sugli altri, quindi consiglia di esprimere apprezzamento per festeggiare e non per manipolare.
Spiega come dire grazie in cnv: questo è ciò che hai fatto, questo è ciò che sento, questo è il mio bisogno che è stato soddisfatto

Lo stesso vale per il ricevere un apprezzamento senza superiorità nè falsa modestia, e fare attenzione al fatto che tendiamo ad accorgerci di quello che non va bene più che di quello che va bene.

Ad un certo punto del libro parla dell'atto di parafrasare. Ecco, in ogni dialogo riportato nel libro si legge un continuo parafrasare le sensazioni provate dalle persone, e sinceramente ho provato a vedermi nel momento in cui dovrei parafrasare le sensazioni altrui davanti a loro, e ci sono persone che la prenderebbero nel verso giusto, ma ci sono anche molte persone che mi reputerebbero strana o peggio.
Anche Rosenberg nel libro ad un certo punto ammette che ad alcuni risulta difficile lasciarsi andare a parafrasare, e io credo di essere tra quelli, per lo meno con le persone non aperte a discorsi psicologici, mentre con chi è aperto non ho alcun problema.
Diciamo che mi trova d'accordo quando consiglia di parafrasare soltanto quando contribuisce a generare maggior empatia e comprensione, e quindi secondo me dipende molto dal contesto e dalle persone.

A fine libro propone 5 esercizi così divisi: osservazione o valutazione, esprimere i sentimenti, riconoscere i bisogni, esprimere le richiste e distinure tra il ricevere co emata  il ricevere senza empatia.

Bel libro!
La parte teorica la condivido pienamente!
Ho delle remore sul parafrasare, che in parte ci sta, ma non troppo, e secondo me il parafrasare non riesce a creare empatia con tutti... purtroppo.

giovedì 19 ottobre 2017

Intelligenza sociale (Daniel Goleman)

Daniel Goleman è uno psicologo, scrittore e giornalista statunitense. Ha studiato all'Amherst College, dove è stato allievo di Alfred F. Jones. Si è laureato ad Harvard, specializzandosi in "psicologia clinica e sviluppo della personalità", dove successivamente ha anche insegnato.
A lungo ha scritto sul New York Times di temi concernenti la neurologia e le scienze comportamentali.
Goleman ha ricevuto molti premi e riconoscimenti per le sue ricerche: due nomination al Premio Pulitzer per i suoi articoli, un premio alla carriera dall'American Psychological Association e l'elezione a membro dell'American Association for the Advancement of Science.


Il libro inizia raccontando la storia di un gruppo di soldati in Iraq diretti verso una moschea per prendere contatti per essere di aiuto, e qui entra in gioco il tenente colonnello Christopher Hugues, che, riesce a calmare una situazione che poteva finire molto male.

Si inizia subito a parlare quindi di cervello socievole, di deterioramento dei rapporti sociali e di disconnessione crescente (disconnessione sociale).

Si arriva a parlare quindi di neuroscienza sociale (nuovi neuroni chiamati cellule fusiformi, neuroni specchio e dopamina)

Goleman parla quindi della definizione ufficiale di Intelligenza Sociale, che lui non riporta, ma lascia gli estremi per andarla a leggere su altri libri, e dice che per lui intelligenza sociale significa agire con saggezza e non manipolazione (e mi trova più che pienamente d'accordo).

Spiega poi la differenza tra via bassa (impetuosa) e via alta (ragione).
Racconta della via bassa, come centrale del contagio emotivo.

Parla quindi di variabili dell'umore, cogliere le emozioni, del radar dell'ipocrisia, della ricetta dell'intesa, dell'aura della "simpatia", di sincronizzazione emotiva e fisica e di protoconversazioni tra madri e figli piccoli.

Passa poi alle reti neurali, neuroni specchio, vantaggi di un sorriso, "memi", follie delle masse, istinto altruistico, parlando di un esperimento nel seminario di Princeton con la Parabola del Buon Samaritano, e arriva a parlare di prestare attenzione, sintonia e compassione.

Spiega poi che l'intelligenza sociale è formata da consapevolezza sociale (empatia primaria, sintonia, attenzione empatica, cognizione sociale), e da abilità sociale (sincronia, presentazione di sè, influenza, sollecitudine).

Passa quindi a parlare di rapporti Io-Esso e Io-Tu, dell'importanza di sentirsi sentiti, dell'utilià dell'esso in alcuni casi, del dolore del rifiuto, di empatia e di proiezione.

Racconta poi cos'è la Triade Oscura (narcisisti, macchiavellici, psicopatici), quindi persone che, in vari modi, non hanno empatia.

Parla poi di cecità mentale, di cervello maschile, e di capire la gente.

Dice che i geni non sono una condanna, e parla di puzzle natura-educazione, e di formazione di percorsi neurali.

Passa poi a parlare di base sicura, di inespressività del volto, del circuito della depressione, di empatia distorta dovuta a traumi emotivi o maltrattamenti, e di esperienza riparativa.

Parla quindi della vittoria della felicità, della capacità di provare gioia, e della resilienza.

Passa quindi alle reti affettive, e agli stili di attaccamento (ansioso, evitante, sicuro), desiderio maschile e femminile, astuzie della natura, cervello della libido, e quando il sesso trasforma in oggetti.

Parla poi di radici biologiche della compassione, via bassa e compassione, allergie sociali, stress sociale, Tolstoj e sua moglie (narrando dei loro scritti prima ancora del matrimonio), parla di guerra tutti contro tutti, di nocività delle offese, di catena causale dello stress, di percezione dei sentimenti negativi, e della ricerca compiuta sui diplomati del '57.

Racconta dell'importanza di alleati biologici (per la salute fisica), parla di campo di battaglia coniugale, di soccorritori emotivi (come i figli per Tolstoj e la moglie), e di contagio positivo.

Passa quindi a parlare di empatia nel settore sanitario e di curare chi cura, anche tra i sanitari, essendo esposti ogni giorno al dolore di chi assistono.

Parla di logorio mentale, stato mentale ottimale, chiave neurale per l'apprendimento, flusso emotivo, leader socialmente intelligenti e connessioni speciali nell'insegnamento.

Passa poi a parlare di come riparare le connessioni, parlando del sistema degli istituti di correzione minorili del Missouri, portando l'esempio di Kalamazoo, e del quartiere di Boston's South Side.

Si parla quindi del passaggio da Loro a Noi, e quindi di relazioni che passano da Noi-Loro a Noi-Noi (come il passaggio da Io-Esso a Io-Tu), parlando di pregiudizi impliciti, colmare il divario dell'ostilità, e porta l'esempio della classe puzzle. Arriva a parlare di perdono, non per dimenticare, ma per stare meglio.

Conclude parlando di ciò che conta davvero, e cioè dei rapporti sociali veri, quindi rapporti Io-Tu e Noi-Noi, e di felicità nazionale lorda (misurata e tenuta in considerazione al pari del PIL da anni nel Bhutan), cosa che se fosse applicata in tutto il mondo, il mondo, fosse anche pian piano, ma migliorerebbe sicuramente!

Come per "Intelligenza Emotiva", anche questo libro, per una persona ipersensibile dice tante cose che possono sembrare "scontate", ma appunto, sentirle da Goleman, lascia il segno... in senso positivo ovviamente!
Lo consiglio!!!
 

mercoledì 20 settembre 2017

Nuove sezioni libri consigliati

Quest'estate speravo di leggere di più (molto di più), ma tra i figli a casa da scuola, una mini-ditta che sto gestendo da un annetto, alcune cose da sistemare in casa (cameretta rifatta quasi completamente, tranne l'armadio, e venduta quella precedente a privati), altri lavori nel palazzo (da quasi 4 settimane quando tiro su le tapparelle ho la vista sull'impalcatura, e ne avrò per almeno altre 2 settimane), e altro ancora (se già non bastasse questo in un'estate, per una persona altamente sensibile), non sto leggendo quanto mi piacerebbe (ne sto leggendo 2 contemporaneamente, ma ho ancora anche un altro libro, già letto tra fine giugno e inizio luglio, per il quale devo trovare il tempo di scrivere un post, e un altro libro già in attesa di essere iniziato)... ma conto di rifarmi... VOGLIO rifarmi!

Sì, perchè tra fine maggio e inizio giugno ho deciso, e iniziato a mettere in atto, un percorso, che mi mette tanta grinta e voglia di studiare, il cui primo grande step si concluderà tra 2 anni circa, ma che, se fatto come si deve, e come voglio, andrà avanti tutta la vita, con studi, aggiornamenti e letture continue (sante biblioteche pubbliche, e santi ebook talvolta in offerta a pochi euro), oltre che un possibile lavoro che, finalmente, penso sarebbe proprio il lavoro che, se mi vedo tra anni e anni, sarei ben lieta di continuare a fare fino alla fine!

Per questo ho iniziato a definire degli elenchi di libri da accompagnare agli studi di questi 2 anni, e oltre, e quindi ho deciso di rifare, incrementare e moltiplicare, le sezioni dei libri che consiglio.

Magari possono servire a qualcuno simile a me... o a qualcuno che vive con, o che conosce qualcuno così...

Qui vi metto le nuove sezioni appena create.

Poi, io leggerò anche altri tipi di libri che mi interessano, riguardo a coaching, pnl etica (benessere mentale, no marketing), negoziazione, e, avendo figli che si apprestano a quest'età, anche su adolescenti dal punto di vista psicologico e neuroscientifico, quindi, se a qualcuno interessassero libri di questi altri generi, chiedete e in caso metterò una lista.

Intanto partiamo con le liste inerenti questo blog, tenendo conto che magari un libro, dalla descrizione, può sembrare inerente ad un argomento, mentre poi leggendolo, è leggermente diverso, e magari ricade di più in un altro argomento, e quindi in tal caso li sposterò.




Ipersensibilità e introversione
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/blog-page_25.html 

Autodifesa psicologica (perchè spesso chi è altamente sensibile ne ha un grosso bisogno)
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/autodifesa.html 

Consapevolezza
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/blog-page_11.html  

Introspezione
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/introspezione.html 

Autostima
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/autostima.html 

Empatia
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/empatia.html  

Emozioni
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/emozioni.html 

Neuroscienze
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/neuroscienze.html 

"Psicologia" (tra virgolette perchè non essendo psicologa leggo libri che ne parlano, ma non proprio testi di studio)
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/psicologia.html  

Ottimismo
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/ottimismo.html 

Imperfezione
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/imperfezione.html 

Cambiamento
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/cambiamento.html 

No stress
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/no-stress.html 

Donne (sì, so che sembra una sezione non inerente al blog, ma entrate e vi darò la mia spiegazione)
https://ipersensibilieintroversi.blogspot.it/p/donne.html 

giovedì 17 agosto 2017

Intelligenza Emotiva (Daniel Goleman)

Daniel Goleman è uno psicologo, scrittore e giornalista statunitense. Ha studiato all'Amherst College, dove è stato allievo di Alfred F. Jones. Si è laureato ad Harvard, specializzandosi in "psicologia clinica e sviluppo della personalità", dove successivamente ha anche insegnato.
A lungo ha scritto sul New York Times di temi concernenti la neurologia e le scienze comportamentali.
Goleman ha ricevuto molti premi e riconoscimenti per le sue ricerche: due nomination al Premio Pulitzer per i suoi articoli, un premio alla carriera dall'American Psychological Association e l'elezione a membro dell'American Association for the Advancement of Science.



Questo libro, che riporta tantissimi studi fatti da tantissimi studiosi nel corso degli anni, il che lo rende a volte non semplicissimo, inizia invece con la storia di un autista di autobus, il quale, finchè svolgeva il proprio lavoro, instillava pensieri piacevoli e ottimistici nelle persone che in quel momento viaggiavano con lui. Però purtroppo subito dopo passa a parlare dei notiziari, pieni di cattive notizie, che sentiamo ogni giorno.

Entra nel pieno del libro spiegando a cosa servono le emozioni, quando le passioni hanno il sopravvento sulla ragione e parla di impulsi all’azione (collera, paura, felicità, amore, sorpresa, disgusto e tristezza).

Parla di due menti (emozionale e razionale), e spiega tutta la lunga evoluzione del cervello dai tempi primitivi ad oggi.

Passa quindi a parlare a lungo dell’amigdala, del sequestro emozionale che provoca, e ne parla come sede di tutte le passioni, come grilletto molto sensibile, come sentinella delle emozioni.

Parla dell'ippocampo, specialista della memoria emozionale, del meccanismo di allarme neurale ormai obsoleto rispetto agli uomini primitivi, e di risposte emotive rapide ed approssimative.

Passa quindi a parlare di quando intelligente è uguale ad ottuso, di intelligenza emotiva e destino, di tipi diversi di intelligenza, della teoria delle intelligenze multiple di Gardner (che si contrappone alla teoria del QI), tra cui, parlando delle varie intelligenze parla della conoscenza delle proprie emozioni, del controllo delle emozioni, della motivazione di se stessi, del riconoscimento delle motivazioni altrui e della gestione delle relazioni.

Parla poi della conoscenza di se stessi, di autoconsapevoli, di sopraffatti e di rassegnati, arrivando poi a parlare di alessitimia, cioè della non capacità di riconoscere e quindi la non capacità di esprimere le proprie emozioni.

Spiega cosa succede quando si è schiavi delle passioni, parla di anatomia della collera, dell’onda della rabbia, di come uscirne, di ansia, di malinconia, dei repressori e quindi di negazione ottimista.

Parla di intelligenza emotiva, come di una una capacità fondamentale.

Passa quindi a parlare del controllo degli impulsi e del test delle caramelle fatto sui bambini.
Parla di umor nero e pensieri confusi, del Vaso di Pandora e Pollyanna e quindi del potere del pensiero positivo, ricollegandosi quindi all’ottimismo e quindi a Seligman.

Parla poi di flusso, di neurobiologia dell’eccellenza, e di apprendimento.

Passa quindi a parlare delle radici dell’empatia, come si sviluppa, dei bambini ben sintonizzati, del prezzo della mancata sintonizzazione. Della neurologia dell’empatia, di empatia ed etica (radici dell’altruismo), e della vita senza empatia (molestatore e sociopatico).

Parla di arti sociali, del mostrare emozioni, dell’espressività e del contagio emotivo, dell’intelligenza sociale (capacità di organizzare i gruppi, negoziare soluzioni, stabilire legami personali, capacità di analisi della situazione sociale).
Parla della formazione di un individuo socialmente incompetente, dell’incompetenza sociale e bambini, e riporta un caso di talento emozionale nella metropolitana di Tokyo.

Passa quindi a parlare di intelligenza emotiva applicata, di nemici intimi, del matrimonio “di lui” e quello “di lei”, che hanno radici nell’infanzia, di comportamenti coniugali sbagliati, di pensieri tossici, di emozioni in piena e di matrimonio a picco.

Parla di uomini come sesso debole in quanto in loro le piene emozionali sono più facili a scatenarsi, e dà consigli per lui e per lei, parlando poi di scontro positivo, di come calmarsi, detossificare il discorso interiore, ascoltare e parlare senza stare sulla difensiva.

Passa quindi a parlare dell’ambito lavorativo, di come dirigere col cuore.
Parla delle critiche nell’ambiente di lavoro, del modo peggiore per motivare qualcuno, della critica costruttiva (specifica, con soluzione, essendo presenti e sensibili), parlando anche di quando si è alle prese con la diversità, delle radici del pregiudizio, dell’importanza del buon senso aziendale e del QI del gruppo.

Passa quindi a parlare di mente e medicina, dell’importanza delle emozioni per la salute, di emozioni tossiche (collera, ansia, depressione), dei benefici fisici dei sentimenti positivi, di buona salute e relazioni personali e del potere risanatore del sostegno psicologico.
Propone quindi di arricchire l’assistenza medica con intelligenza emotiva per una medicina più umana.

Passa poi a parlare della famiglia, dei comportamenti inadeguati dei genitori (ignorare i sentimenti, mercanteggiare, non aver rispetto dei sentimenti altrui), parla di heart start (allenamento emotivo da parte dei genitori), di fiducia, curiosità, intenzionalità o senso di efficacia, autocontrollo, connessione, capacità di comunicare e di cooperare.

Spiega poi come si arriva ad allevare un prepotente, parlando di maltrattamento e di estinzione dell’empatia.

Parla di emozioni e superamento dei traumi, di orrore cristallizzato nella memoria, di disturbo post traumatico da stress, di riapprendere reazioni emotive normali e di rieducare i circuiti delle emozioni.

Spiega che il temperamento non è destino, parla degli studi di Kagan, della neurochimica della timidezza, del temperamento allegro, calmare un’amigdala ipereccitabile, di come l’infanzia sia una una finestra di opportunità e dei periodi critici in cui bisognerebbe agire in determinati modi perchè lo sviluppo emotivo risulti poi corretto.

Parla del costo dell’analfabetismo emozionale, di minori che uccidono (anche altri minori), di malessere emozionale (chiusura in se stessi e problemi sociali, ansia e depressione, difficoltà nell’attenzione e nella riflessione, delinquenza o aggressività).

Parla di tenere a freno l’aggressività, di deformazione percettiva, e di come negli Usa sia stata creata una scuola per i prepotenti, per cambiarli.
Parla di prevenire la depressione e di programmi creati anche per tale problematica.

Dice che un costo della modernità è la crescita della depressione, purtroppo.

Parla del decorso della depressione nei giovani, di modi di pensare che portano alla depressione, e di come mandare la depressione in cortocircuito arrivando di nuovo a parlare di Seligman.

Parla di disturbi del comportamento alimentare, di quando ci si sente soli con se stessi, di abbandoni, di addestrare all’amicizia, di alcol e droghe, e quindi di chi usa la dipendenza come automedicazione.

Propone un percorso di prevenzione emozionale definitivo e dice che l’informazione non è sufficiente, giustamente.

Propone di insegnare a scuola le emozioni, come al Nueva Learning Center, dove, tra le altre cose insegnano Scienza del sè, e di come abbiano sperimentato l’importanza dell’alfabetizzazione emozionale nei quartieri degradati delle grandi città, come all’Augusta Lewis Troup Middle School di New Haven.
Parla quindi di calendario emozionale citando Brazelton.

Chiude il libro parlando dei benefici dell’apprendimento dell'intelligenza emotiva:
- autoconsapevolezza emozionale
- controllo delle emozioni
- indirizzare le emozioni in senso produttivo
- empatia, cioè leggere le emozioni altrui
- gestire i rapporti

Che dire? Per un’ipersensibile può sembrare quasi tutto "scontato", ma leggere queste cose da Goleman fa pensare... positivamente ovviamente!
Bello, bello, bello!
Consigliatissimo!

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