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lunedì 4 giugno 2018

Work in progress



E' da un po' che sto pensando di scrivere questo post, e ora eccomi qui: vorrei spiegare il perchè di questa scelta di diventare Coach a 40 e passa anni... (Corporate-Executive & Life Coach? Business & Life Coach? Vedremo come denominarlo...)

Iniziamo col dire che in passato, dopo essermi diplomata Analista Contabile, dai 19 ai 30 anni sono passata da 4 posti lavorativi.

Nel primo, a 19 anni, amministrazione di una concessionaria auto, in cui facevo contabilità acquisiti e banche, inizialmente andava tutto bene. Eravamo 3 ragazze, di cui io la più piccola e inesperta, ma con tanta voglia di imparare. Poi dopo un annetto ho, a conti fatti, iniziato a subire quello che si potrebbe definire mobbing, dalla persona che dovevo sostituire in teoria a tempo indeterminato dopo la terza gravidanza, ma che poi invece è rientrata, facendomi letteralmente passare la voglia di lavorare lì. Per esempio, non potevo tenere la tapparella su, nemmeno in pieno giorno, perchè diceva che dal palazzo vicino guardavano dentro (e che guardassero...!). Altro esempio, dopo avermi tolto molti dei miei compiti per riprenderseli, mi ha detto di aiutare la centralinista, e se per esempio avevo da ritirare dei documenti già pronti in banca non mi veniva dato l'ok ad andare ora, ma tra mezzora invece, quando aveva iniziato a scendere una pioggia fitta fitta (non avevo l'auto, quindi sapevano che andavo a piedi), e mi veniva ordinato, urlando, di andarci, immediatamente... ricordo ancora i piedi zuppi d'acqua, con i sandali, che scivolavo tra piede e suola, per strada... e la rabbia che saliva...

Nel secondo, a 22 anni, uno studio commercialista, dove ero il jolly per l'ufficio paghe e anche per l'ufficio contabilità (e al bisogno venivo portata anche nelle case di conoscenti dei capi per cercare di sistemare i loro pc), il clima era migliore, almeno tra colleghe (con un paio ho mantenuto contatti anche per altri 10-12 anni, dopo essermene andata), ma anche con qualche capo non era male nella maggior parte dei casi, ma c'era comunque qualcuno che non teneva conto delle differenze caratteriali  e dei bisogni primari altrui, come per esempio lo stop mentale di almeno un'ora durante la pausa pranzo. Praticamente, sposandomi, a 24 anni, ero andata a vivere dall'altra parte della città, finchè lavoravo ancora in questo posto che invece prima di sposarmi mi risultava vicino a casa. Qui non c'erano molti parcheggi, e quei pochi erano con disco orario. Quindi andavo e tornavo in autobus. Un'ora piena piena all'andata e un'ora piena piena al ritorno, pur essendo sia la mia abitazione, sia il lavoro, all'interno del Comune di Verona, e non in periferia. Quindi ho chiesto, come faceva anche un'altra collega da anni ormai, di accorciare la pausa pranzo da 2 ore a 1 ora, e di uscire un'ora prima. Hanno dato l'ok, ma fin da subito uno dei 2 capi, quando mi vedeva lì in ufficio in pausa pranzo a mangiare un panino e a leggere un libro (l'altra era estroversa e usciva), mi diceva di fargli dei lavori che gli servivano per il suo hobby di fotografia (tipo organizzargli mostre, mandare inviti, ecc... cosa che capitava normalmente anche in orario di lavoro già da prima, ma ora riteneva giusto farmeli fare nell'ora di pausa pranzo, forse per "compensare" il fatto di avermi concesso di ridurla). Dopo qualche volta mi sono opposta, dicendo che avrei fatto il tutto appena ricominciavo dopo la pausa pranzo, e mi sono sentita minacciare sia da lui, sia dall'altro capo (quello "buono"), che "o così o si ritornava con i vecchi orari"... praticamente per poter uscire un'ora prima dovevo accettare che se volevano, dovevo lavorare 9 ore filate senza staccare... il tutto per circa 4,50 euro netti all'ora, con pausa pranzo non pagata nemmeno se lavorata... quindi 9 ore lavorative filate per circa 36 euro al giorno... praticamente 4 euro all'ora... se pensate che le colf con i voucher prendono netti 7,50 euro all'ora (cifra a cui non sono mai arrivata nemmeno all'ultimo lavoro fatto, in quanto sono arrivata al massimo a 6,50 euro all'ora a 30 anni come impiegata amministrativa contabile)...
Hanno iniziato a venirmi cistiti dolorosissime a raffica... ho fatto antibiogramma e tutto quel che serviva, ma non ne uscivano spiegazioni scientifiche... era solo ansia e rabbia che mi stavano facendo star male...

Nel terzo, a 25 anni, una ditta di commercializzazione e assistenza software di contabilità per ditte e commercialisti, dove facevo l'assistente telefonica, il clima tra colleghi era forse meno affiatato, anche se la parvenza era diversa (eravamo circa metà diplomati e metà laureati/giovani commercialisti. La metà che aveva la laurea aveva partita iva, e, non tutti, ma la maggioranza veniva più o meno quando voleva, e quando c'era, spesso non amava rispondere al telefono, pur essendo anche loro assistenti telefonici, e lasciava le "patate bollenti" a noi, semplici diplomati, che spesso non avevamo davvero nemmeno tutte le loro conoscenze, con le quali magari avrebbero risolto il problema in molto meno tempo e meno sfuriate da parte dei clienti, commercialisti), ma la comprensione almeno dall'alto delle differenze altrui era maggiore, almeno finchè c'era il "vecchio capo" (di cui ho anche un ricordo particolare: quando mi ha chiamata per dirmi che avevo passato i 2 colloqui che mi aveva fatto, ha anche aggiunto che non serviva avvisare il mio attuale capo, quello con l'hobby della fotografia, che tanto era un suo conoscente, e quindi un paio di minuti prima l'aveva già chiamato lui per dirgli che doveva trovarsi una sostituta per me)... Quando poi è morto improvvisamente, e il figlio ha accellerato la vendita ad una ditta più grossa, non hanno più accettato di dare il part-time alle neomamme (cosa che invece l'ex-capo faceva, dicendo che sapeva che anche se riduceva da 8 a 4 le ore, le neomamme rendono comunque almeno per 6 ore in quelle 4), mentre la nuova ditta acquirente lo dava solo a chi apriva partita iva, cosa che all'epoca non mi sentivo di fare... e comunque, a conti fatti, non sarebbe stato il mio lavoro ideale... tutto il giorno al telefono con commercialisti con problemi, e arrabbiati... non mi veniva voglia di aprire partita iva, avere un sacco di spese fisse (all'epoca non esistevano i forfettari), per fare questo lavoro...

Nel quarto posto di lavoro, a 28 anni, ditta di vendita di camion, impiegata contabile part-time, è stato tutto un po' "distaccato" durante il primo anno (anche se fin da subito ho fatto vedere che il mio impegno era totale, andando a lavorare anche col "collarino" dovuto al colpo di frusta causato da un incidente in itinere finchè andavo al lavoro, dopo appena 2 mesi), "distaccato" a tal punto che dovevo capire da sola di avere nuovi compiti che prima erano di altri, perchè non mi veniva detto nulla, tipo, mi era stato detto che le fatture di vendita le seguiva un'altra persona, e io dovevo seguire le fatture di acquisto e le banche. Un bel giorno, di punto in bianco, le fatture di vendita passano a me, implicitamente, senza avermi detto nulla che l'altro non le seguiva più. Se avevo bisogno di aiuto per capire alcune cose, se chiedevo a questa persona mi diceva di chiedere al capo. Il capo (un estroverso che adorava stare solo con le impiegate estroverse... io ero arrivata lì perchè avevo inviato un CV spontaneo, e lui ha visto che conosceva il mio capufficio dell'altro lavoro, e ha chiesto info... ma l'altro capufficio era un introverso... quindi mi vedeva in modo diverso da come mi vedeva poi il nuovo capo) non c'era quasi mai. Lasciavo dei post-it dicendo che avevo bisogno di parlare di lavoro per chiedere delle cose, ma venivo ignorata ogni volta. Poi il secondo anno, dopo che sono dovuta stare all'improvviso 4 giorni in ospedale con mio figlio per una broncopolmonite, si è instaurato un clima di "lotta passivo aggressiva" (pensate che, per esempio, io registravo le fatture di acquisto, come dicevo, e loro per esempio compravano tot pandori, decurtati di una unità rispetto a quanti eravamo, in quanto a me non lo davano, ben sapendo che poi la fattura l'avrei registrata io e avrei visto che deliberatamente mi avevano decurtata dal conteggio), sfociato poi, questo secondo anno, in un licenziamento in tronco ("ad nutum", quindi senza causa) il giorno stesso che ho detto di essere incinta del secondo figlio, comunicato proprio a inizio inizio gravidanza, esasperata dal fatto che il capo, per aver sbagliato UNA registrazione contabile mi aveva detto "Farò in modo che ti dimetta!".

Ovviamente ho fatto causa: la mia Prof.ssa di diritto alle superiori ci aveva raccontato di aver subito una situazione simile quando era giovane, e si era difesa da sola in tribunale, e l'aveva vinta... ho contattato lei, ovviamente!

Ecco, queste sono state le mie esperienze lavorative...dai 19 ai 30 anni...

Ah, no, è vero, ce n'è stato un quinto di lavoro, a  quasi 37 anni, in una piccola azienda florovivaistica, come impiegata amministrativa-contabile part-time per acquisti, vendite e banche, ma anche riorganizzazione totale del magazzino a livello pc (ho calcolato che ci sarebbero voluti almeno 2 mesi, ma lo volevano in un paio di settimane), e volevano anche preventivista, volendo che mi specializzassi nel giro di qualche giorno nel campo florovivaistico (pur sapendo dal colloquio che io ho il pollice nero come la pece, a parte per le portulache che praticamente crescono da sole... ma la nipote, che passava il tempo in ufficio a fingere di lavorare, e invece chattava con lo smatphone, non voleva più farlo...), in modo da farmi gestire completamente anche i preventivi e relative fatturazioni (tutto in 4 ore al giorno), iniziato col mobbing (passivo aggressivo, fatto di silenzi assoluti, imputati poi da loro tutti a me, dicendomi che non parlavo mai, sfociato poi in urli da parte loro, in cui mi è stato urlato che secondo loro sono troppo lenta nel lavoro, non avendo portato già a termine tutto quello che volevano che facessi) già dal primo giorno, fattomi da 2 donne, nipote e moglie del capo che mi aveva fatto il colloquio (ricordo ancora, appena sono arrivata la prima mattina, scendendo nello scantinato dove c'era l'ufficio, la moglie che, credendo non la vedessi, guardando verso la nipote, ha fatto "no" con la testa, senza mai nemmeno aver scambiato una parola con me prima di quel momento)... lavoro durato 3 settimane, che poi ho lasciato, per la mia sanità mentale!

Dunque, queste sono state le mie esperienze lavorative come impiegata amministrativa-contabile.
Lavoro consigliatomi dai miei quando dovevo scegliere che scuola frequentare (io invece sotto sotto sognavo di frequentare il liceo artistico).
Lavoro, l'impiegata amministrativa contabile, che a conti fatti non fa per me.
Non che non sia portata per organizzare, anzi, mi viene piuttosto bene, ma vedendo come vengono trattate spesso le impiegate (introverse) non fa per me.

Io sono una persona emotiva, nel senso che parlare delle mie emozioni non mi dà assolutamente fastidio, perchè le sento ovviamente parte totalmente integrante della vita.

Mi piace tantissimo capire gli altri. Spessissimo capisco cosa pensano e provano anche solo guardandoli per qualche minuto.

Spesso non riesco a non intervenire se qualcuno dice o fa qualcosa che vedo fa male a me o a qualcun'altro, e questo non piace molto: mi definiscono troppo diretta, ma direi che è solo perchè non amano molto sentirsi dire che fanno male, pensando ognuno di essere persone perbene, ma se fanno male, fanno male!

Nel mio piccolo cerco di spronare le persone a dare il meglio di sè, da sempre, e infatti mio figlio 13enne qualche settimana fa ha finalmente notato che mamma-coach lo sono da sempre... da molto prima ancora di aver deciso di diventare Coach!

Però per molti questo mio modo di essere, questo vedere le emozioni come parte ovviamente integrante della quotidianità, molti lo reputano sbagliato. 

Ricordate che dicevo che erano arrivati a farmi sentire sbagliata? Ecco...

E tutt'ora la situazione non è molto cambiata... da parte loro ovviamente... anche se ho tentato di renderli partecipi di quel che voglio fare (spiegandomi e regalando libri), sperando di apparire meno "strana" ai loro occhi... ma non ha funzionato... infatti qualche settimana fa una di queste persone mi ha detto che per lei gli psicologi sono tutti pazzi (testuali parole)... non che io abbia mai detto che diventerò psicologa, ma sicuramente un coach si avvicina più ad uno psicologo, piuttosto che ad un cuoco...

Qualche anno fa avrei personalizzato, mi sarei incavolata come una biscia e ci sarei stata male per settimane, ma ora no... anzi, quella frase mi ha fatto capire sempre più di essere sulla strada che voglio davvero!

Molte persone vedono chi è diverso da sè come sbagliato, nella vita privata e nella vita lavorativa... il posto in cui passano più tempo le persone è il lavoro... io vorrei lavorare direttamente sui team delle aziende della mia città, in modo da portare la metodologia 4Colors nelle aziende, fatte ovviamente di persone, che se riuscissero a capirsi meglio tra di loro, lavorerebbero meglio, con più entusiasmo e armonia, e sarebbero più produttivi (perchè, diciamocelo, quando si sta male nel posto di lavoro si intensificano le pause caffè, le pause wc, i momenti di "testa persa", fino ad arrivare ai giorni di malattia...), e poi comunque quello che imparerebbero lo potrebbero poi portare fuori dall'azienda, parlandone con parenti e amici... così da, speriamo, pian piano, far capire a più persone possibile che diverso non significa sbagliato (certo, capisco che trovarsi a lavorare con persone introverse può sembrare a volte difficile per gli estroversi, ma siamo molto meglio di quel che si pensa)... e che a volte un'espressione tipo "tutti pazzi" (molto pervasiva, in quanto non è possibile dire che TUTTI sono così, anche se ha avuto esperienze negative con qualcuno di loro) può far male se una persona non si è nel frattempo corazzata l'autostima, e se non ha ben chiaro l'obiettivo verso cui è diretta!

Io per fortuna ora so bene il mio obiettivo... mi si è pian piano delineato, pezzetto dopo pezzetto, in quest'ultimo anno... come se un qualcosa pian piano, giorno dopo giorno, mi dicesse cosa va fatto... 

E infatti nella mappa della visione fatta nel WE appena trascorso al Corso TUAV a Imola ne è uscito questo:




Comunque, volevo anche scrivere per avvisare che in giugno e luglio credo scriverò poco.
Sarò a dei corsi residenziali sia a metà giugno sia ad inizio luglio (LUCE).
Poi abbiamo in programma un viaggetto come famiglia.
Insomma, credo che il tempo per stare al pc a scrivere sarà poco...

Anche perchè mi sto dedicando sempre più a libri su negoziazione, coaching, coaching in azienda, teambuilding, (più di una cinquantina in elenco finora...) e quindi libri su tematiche non propriamente inerenti questo blog...

Non che questo blog non mi interessi più, anzi!
Questo blog è stato il posto dove sono riuscita a capirmi... infatti qualche anno fa, una mia amica psicologa e psicoterapeuta, mamma di un bimbo che andava nella scuola elementare dei miei figli, "Scrivi!" me lo diceva ogni volta che mi sentiva abbattuta...
Qui, scrivendo, ho iniziato a guardarmi davvero intorno, e a vedere che ci sono persone, simili a me, che non vengono definite pazze o sbagliate per come sono, e che anzi, ne hanno fatto un lavoro che le soddisfa!
Questo è il posto dove mi sono detta "E perchè io no? :-| "...
Che poi è diventato, nel giro di breve "Perchè non provarci?"

Questo è il posto dove ho raccolto le idee, dove mi sono capita, dove ho ricominciato a sognare dopo anni che non sognavo più, e dove ho ricominciato ad ascoltarmi... sì, perchè se mi ripenso "da piccola" mi ricordo che dentro di me pensavo di essere "speciale" e di "essere qui per qualcosa" (pensieri di una bimba, che, grazie all'amore della sua nonna materna si sentiva "speciale")... ora, non so se quel che voglio fare prenderà piede, perchè non è tutto nella mia sfera di potere, ma è comunque nella mia sfera di influenza, e quindi ci proverò con tutta me stessa!

Dicono che per essere eccellenti in qualcosa servono 10.000 ore di pratica... un qualcosa tipo 8 ore al giorno per 3 anni e mezzo... 

Nel capire sentimenti e persone, essendo una cosa che sento innata, credo di averle ampiamente superate le 10.000 ore! Infatti dicono che ci sono persone che fanno coaching in modo innato da sempre... persone alle quali viene spontaneo, quotidianamente... e mi ci rispecchio in questo... tantopiù che anche mio figlio 13enne è arrivato a vederlo, da solo, che se il coaching significa aiutare le persone ad essere la miglior versione di se stesse, lo faccio da sempre...

Da un po' quindi ho sentito il desiderio di dedicarmi ad approfondire le tecniche per riuscire a "veicolare" il tutto in un modo "più capibile" da più persone possibili nelle aziende.
Ed è per questo che spesso ultimamente accantono libri che invece potrebbero far parte di questo blog... sicuramente in futuro ci tornerò, perchè non si smette mai di imparare qualcosa, o di sentirsi sostenuti e capiti da un libro, ma al momento mi sto focalizzando sui "mezzi" con cui poi potrò portare ad altri quello che sento da sempre dentro di me.

E comunque vi metto un piccolo elenco di alcune letture che ho in programma tra un libro e l'altro, che voglio leggere "per me come futura coach", ma inerenti anche questo blog:


Comunque, anche se non mi vedete attiva, se qualcuno ha bisogno di info, ci sono! ;-) 

P.S. Il libro della Dott.ssa Elena Lupo, Il tesoro dei bambini sensibili, alla fine l'ho iniziato davvero, ed è proprio bello... sono a buon punto, e davvero sta diventando un ottimo compagno di questo periodo, visto che ieri e l'altro ieri al corso TUAV abbiamo ripercorso la Linea della Vita, e lavoratoci su, arrivando a parlare anche della nascita, e di quello che può comportare a livello inconscio... nel mio caso, sulla nascita non ho fatto domande specifiche, perchè le risposte me le sono date da sola... bimba hsp che aveva come data di termine il 4 maggio... il 15 maggio, dopo 11 giorni dal termine previsto, hanno indotto il parto per farla nascere... non si è smosso nulla... il 16 idem... il 17 uguale... il 18 come sempre... il 19 immaginate... il 20 maggio hanno deciso di rompere le acque... erano tinte... ero in sofferenza... manovra di kristeller e mi hanno tirata fuori al volo... sana e salva per fortuna mia... 4,180 kg... ovviamente mia mamma è stata ricucita un bel po'...
Ho vissuto per 19 anni con dei genitori anaffettivi, che pensavano che comprando cose fossero apposto... ho vissuto poi altri 5 anni in casa loro, lavorando, ma avendo la netta sensazione (anzi, non erano solo sensazioni, ma dati oggettivi) che mi volessero tenere "bloccata"... ho vissuto poi altri 16 anni fuori da casa loro, sposata, ma avendoli ancora nel mio "panorama sociale" come "molto, troppo, eccessivamente controllanti", e oltre... e questo mi faceva molto molto male... fino ad un anno fa, quando ho "lasciato andare", e sono "rinata"! :-)

Quindi, ecco, il libro della Dott.ssa Elena Lupo mi sta "rincuorando"... provatelo! :-)

sabato 12 maggio 2018

Il codice della mente straordinaria (Vishen Lakhiani)

Vishen Lakhiani - Nato e cresciuto a Kuala Lumpur, in Malesia, Vishen si è trasferito nel Michigan, USA, nel 1995 per studiare all'Università del Michigan, dove si è laureato in Ingegneria Elettrica e Informatica. Lì ha scoperto AIESEC, un'organizzazione senza scopo di lucro gestita da studenti, dedicata a coltivare giovani leader per diventare leader globali che vogliono fare la differenza nella società, e successivamente diventa vice presidente per il team statunitense, incaricato di nominare e inviare studenti AIESEC all'estero per programmi di tirocinio.

Nel 2001 si è trasferito a New York per lavorare per un'azienda tecnologica nel settore legale.
Ispirato dal metodo Silva, un popolare programma di consapevolezza sviluppato da Jose Silva, divenne un istruttore qualificato e iniziò a impartire lezioni di meditazione per il programma. 


Ha lanciato Mindvalley  nel 2003 (con l'ex partner Mike Reining) come editore digitale e marketing di programmi e corsi di auto-aiuto. 
Dell'avvio di Mindvalley ha detto: "È iniziato con 700$ e un laptop Toshiba da Starbucks".
Oggi, Mindvalley è un team di 200 dipendenti provenienti da 40 diverse nazioni con una vasta gamma di aziende e prodotti lanciati sotto la sua ala. La missione dell'azienda è di consentire alle persone di vivere una vita più sana e più felice, di liberare il loro massimo potenziale e di essere straordinarie, introducendole a strumenti e idee che attualmente mancano ai sistemi educativi tradizionali. L'azienda ora impiega menti brillanti provenienti da quasi 40 paesi diversi, la maggior parte dei quali "gioca" nel quartier generale Mindvalley: la sua cultura aziendale e il design dell'ufficio sono stati riconosciuti da artisti del calibro di Huffington Post, BBC e Inc. Magazine. 

Vishen è estremamente appassionato di cultura del lavoro. Entro il 2020, intende portare Mindvalley a diventare il posto numero uno al mondo in cui lavorare, un sogno che ha presentato attraverso il suo discorso TEDx, "Come costruire il miglior spazio di lavoro del mondo".  

Ha lanciato MindvalleyAcademy.com, una piattaforma di apprendimento digitale all'avanguardia e un negozio per programmi di trasformazione, corsi e insegnamenti sulla crescita personale, la consapevolezza e il benessere, con una comunità attuale di 1,5 milioni di studenti e abbonati. È anche il fondatore di Omvana, che è stata la migliore app per la salute e il fitness nel negozio iTunes in oltre 30 paesi.  

Vishen Lakhiani fa parte del Consiglio per l'innovazione della X Prize Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro. 

Nel 2015 è stato integrato nel Transformational Leadership Council insieme a coach e imprenditori nello sviluppo personale e professionale come Jack Canfield, Jim Kwik e Lisa Nichols. 

L'obiettivo di Vishen è di incidere sul comportamento dei giovani imprenditori di trasformare la sua città natale di Kuala Lumpur in una delle 20 città più importanti del mondo per avviare una startup. Attraverso il Project Renaissance, finanzia e organizza gratuitamente incontri di educazione imprenditoriale per migliaia di grandi menti nella Hall of Awesomeness di Mindvalley. 20.000 partecipanti malesi e non malesi prendono parte alle attività presso la sala. 


Mindvalley è anche Awesomeness Fest - un'incredibile comunità di responsabili del cambiamento e visionari guidati da idee epiche che hanno un impatto sull'umanità - in luoghi paradisiaci in tutto il mondo per ricevere un allenamento potente, profondi cambiamenti mentali, tecniche di bio-hacking, connessioni profonde, avventure incredibili e opportunità uniche per moltiplicare il proprio impatto e restituire poi al mondo.


Il libro inizia con una bella, bellissima, prefazione (davvero!) di Lucia Giovannini, presso la quale ho iniziato il mio ciclo di studi di cui vi ho parlato dall'estate scorsa, e attraverso la quale sono arrivata a questo libro, che ho sentito da subito come davvero eccezionale!

Nell'introduzione poi mi è piaciuta moltissimo una frase, che riporto: "A seconda della vostra visione del mondo, amerete questo libro o lo odierete. E' giusto che sia così, perchè è attraverso il disagio o l'intuizione che si cresce, mai attraverso l'apatia". E devo dire che è verissimo! Il disagio fa crescere (provato in prima persona). L'intuizione pure, ovviamente. Mentre l'apatia, sperimentata in passato anche da me, no, purtroppo, non porta a nulla.


Poi inizia subito a parlare della propria vita, che vi consiglio di leggere, perchè quel che scrive nel libro non l'ho segnato nella biografia qui sopra... va letto! :-)
Vi riposto solo una frase, che mi ha fatto sorridere, perchè l'ho sentita molto vicina a quel che sono anch'io: "Vedo disegni che altri a volte non colgono e collego i puntini in modi insoliti"


Inizia quindi a spiegare che il libro verrà strutturato in 4 parti: la prima, riguardante l'ambiente culturale (trascenderlo e mettere in discussione le regole del cavolo), la seconda, riguardante il risveglio (consapevolezza, riscrivere i propri modelli di realtà, e aggiornare i propri sistemi di vita), la terza, riguardante il ricodificarsi (plasmare la realtà, vivere nella gioisciplina, e creare una visione per il proprio futuro), e infine la quarta parte, riguardante il cambiare il mondo (diventando infottibili e dedicandosi alla propria ricerca).


Nella prima parte quindi inizia a parlare di come siamo stati plasmati dal mondo che ci circonda, e parla dell'importanza di mettere in discussione le regole del mondo in cui viviamo, scegliendo selettivamente le regole e le condizioni da seguire e quelle invece da mettere in dubbio o ignorare. Prosegue questa prima parte dicendo che gran parte dell'agire del mondo è basato su Regole del cavolo trasmesse di generazione in generazione, tramite l'indottrinamento infantile, figure autorevoli, il bisogno di appartenenza, la prova sociale (tipo, "lo fanno tutti"), e le nostre insicurezze, incoraggiando a ragionare diversamente, e non lasciare che le Regole del cavolo della società impediscano di cercare un mondo migliore, che se il mondo va così, ciò è dovuto in gran parte a persone che seguono ciecamente Regole superate da un pezzo.


Nella seconda parte parla del potere di scegliere la nostra versione del mondo, imparando ad accellerare la nostra crescita scegliendo consapevolmente cosa accettare e cosa rifiutare dell'ambiente culturale, perchè la crescita dipende dai modelli di realtà e dai sistemi di vita, e per la nostra crescita è importante curarli costantemente e aggiornarli frequentemente.
Spiega l'importanza di scegliere e aggiornare le nostre credenze, spiegando che spesso i nostri modelli di realtà rimangono sotto la superficie, e quindi spesso non ci rendiamo conto di averli finchè un intervento esterno o altro non ci fa accorgere di loro. Spesso questi modelli sono depotenzianti, e spesso sono ereditati dall'infanzia. E quando sostituiamo i modelli di realtà depotenzianti con altri potenzianti possono avvenire enormi cambiamenti ad un ritmo rapidissimo.
E parlando di modelli tradizionali di realtà arriva a parlare anche di spiritualità, e mi sono segnata un pezzetto che mi ha fatto dire nuovamente "ecco, sono anch'io così!"... in questo pezzetto dice: "L'umanismo è l'idea che non abbiamo bisogno di una religione per essere buoni; si differenzia dall'ateismo perchè gli umanisti credono che ci sia un "Dio", ma che di certo non è l'essere giudicante e irato che molti testi religiosi dipingono. Per un umanista, "Dio" può essere l'universo o la connessione di vita sulla Terra o lo spirito. L'umanismo sta aprendo un nuovo cammino spirituale per chi intende rifiutare le Regole del cavolo della religione ma non vuole abbracciare l'ateismo. Al momento nel mondo gli umanisti sono un miliardo, e il numero è in crescita". E ancora: "Personalmente, ho avuto difficoltà quando ho lasciato la religione. Credevo in un potere superiore, perciò sentivo che l'ateismo non era giusto per me. Allora ho iniziato ad analizzare modelli come l'umanismo e il panteismo, e ho trovato la mia risposta"... E qui mi sono data la mia risposta che cercavo da un paio d'anni... non mi sento atea... forse mi definivo agnostica, ma non era giusto nemmeno questo... umanista, ecco! Questa descrizione di umanista è quella che ho sempre dato anch'io a chi mi chiedeva una spiegazione, pur non sapendo che la vera denominazione era questa!
Passa quindi a parlare di come migliorare nella vita aggiornando costantemente i nostri sistemi quotidiani, identificando le aree in cui vogliamo creare punti di regolazione, fissandoli, testandoli e correggendoli in caso di errore, e aumentando il ritmo in modo positivo.

Nella terza parte parla di come ricodificarsi, e quindi di come trasformare il nostro mondo interiore, plasmando la realtà per divertirsi, identificando la condizione massima dell'esistenza umana, il fluire con la vita, essendo felici nel presente ma nello stesso tempo sviluppando una visione entusiasmante per il futuro. Dice che nel plasmare la realtà si prova una sensazione quasi magica, tutto sembra riuscire per incanto, si lavora ma non sembra di lavorare, perchè amate quello che state facendo (io sto provando questo da un anno a questa parte quando mi dedico al progetto di cui ho parlato, e ammetto che è una sensazione FAVOLOSA!!! Mai avrei pensato di provarla, e quando l'ho sentita la prima volta mi sono sentita come a 20 anni!!!)
Passa quindi a parlare della "Gioisciplina", cioè l'importante disciplina di mantenere la gioia quotidiana col potere della gratitudine, la pratica del dono,  e infine il perdono, specificando che "perdonare nell'amore" non significa semplicemente lasciar perdere, ma si deve comunque proteggersi e agire, se necessario, ma il dolore per ciò che è successo non deve più consumarci. E dice che quando impariamo a perdonare davvero diventiamo "infottibili" perchè se qualcuno ci fa del male emotivo dobbiamo difenderci e proteggerci, se necessario, ma saremo in grado di andare avanti con la nostra vita senza sprecare energia con quella persona (Verissimo e provato su di me! Funziona alla grande!)
Parla poi di come assicurarci che gli obiettivi che inseguiamo porteranno alla felicità a lungo termine, scegliendo obiettivi finali (che dice rientrino sempre nelle categorie di esperienza, crescita o contributo), evitando obiettivi strumentali, e citando un consiglio di Joe Vitale: "Un buon obiettivo dovrebbe spaventarvi un po' ed entusiasmarvi tanto", spiegando che è bene essere spaventati, perchè significa che stiamo oltrepassando i nostri limiti, e se siamo entusiasti vuol dire che il nostro obiettivo ci sta davvero a cuore.

Nella quarta parte parla di come cambiare il mondo, imparando ad essere a prova di paura, infottibili (davvero in pace e in contatto con se stessi, e nulla di quanto qualcuno dice o fa ci disturba, e nessuna negatività può toccarci), iniziando col parlare di spiritualità, dicendo che a differenza di quel che è il mito della spiritualità odierna, crede che le persone più spirituali del mondo d'oggi siano quelle che stanno provando a far progredire la specie umana. Aggiunge che crede che esistano molti modi per essere spirituali, e uno di questi è essere briosi, pieni di spirito, colmi di un'energia che guarda al futuro e del coraggio per sfidare lo status quo, non scegliendo se essere un Buddha o un duro, ma essendo entrambi. Parla anche delle componenti dell'infottibilità, quindi obiettivi autoalimentati e capire di essere abbastanza.
Passa quindi a parlare di come dedicarsi alla propria ricerca, quindi mettere insieme tutti gli insegnamenti precedenti e vivere una vita ricca di significato.
Parla di "kensho" (processo graduale che spesso avviene attraverso le tribolazioni della vita) e "satori" (grandi illuminazioni che avvengono all'improvviso e ci cambiano per sempre), arrivando a parlare della teoria delle Deicelle (particelle di "Dio"), e dei vari livelli, quindi sentire una connessione con l'intero creato, attingere al proprio intuito, essere trainati da una visione, e la sensazione di avere la fortuna dalla nostra parte.

Alla fine lascia un elenco di consigli in 10 punti, che segue i 10 capitoli del libro:
1 - uscite dall'ambiente culturale
2 - sbarazzatevi delle Regole del cavolo
3 - prendete il set di attrezzi dell'ingegneria della consapevolezza
4 - raccogliete i vostri modelli di realtà potenzianti
5 - non dimenticatevi di portarvi dietro i vostri sistemi di vita
6 - concentratevi nel plasmare la realtà
7 - camminate con la Gioisciplina
8 - tenete stretti in mano i vostri obiettivi finali
9 - siate infottibili
10 - aprite quella porta e avanzate saldi verso la vostra ricerca

... e conclude con una bellissima frase, che vale la pena che leggiate nel libro, che mi ricorda molto una bellissima frase dettaci da Nicola Riva al corso di Public Speaking di dicembre 2017 (che già allora mi era rimasta impressa per la bellezza del significato intrinseco), detta in modo diverso, ma il succo è quello!  :-)

Alla fine conclude il libro con la spiegazione di trascendenza, e la Meditazione in sei fasi (empatia, gratitudine, perdono, sogni futuri, giorno perfetto, benedizione).

E un libro bellissimo! Mi sono ritrovata più volte, durante la lettura, a parlarne anche con persone che non amano questo genere di libri...
Lo consiglio vivamente!
Vale davvero la pena leggerlo! 
 

mercoledì 31 gennaio 2018

Crea la vita che vuoi (Lucia Giovannini)

Lucia Giovannini ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in PsychoAntropology ed è membro dell’American Psychological Association.
E' Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Coach certificata (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, ed è la coordinatrice europea del Movimento del Labirinto Veriditas.
E' l‘insegnante degli insegnanti del metodo Louise Hay per Italia, la Svizzera italiana, la Thailandia e Singapore ed è stata spesso definita dai media “la Louise Hay italiana”.
E' co-fondatrice di BlessYou!, e co-direttrice della scuola di PNL, e Coaching LUCE® Libera Università di Crescita Evolutiva e dell’Istituto di Neuro-Semantica.
Nel suo lavoro si innesca una particolare sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, rendendo i suoi seminari qualcosa di unico ed originale.
Vive alcuni mesi all'anno nel sud est asiatico, tra Thailandia, Singapore e Bali col marito Nicola e il cane Caligola.
Da circa 20 anni tiene corsi e conferenze, per privati ed aziende, in tutta Europa e in Asia e nel 2008 ha fondato il metodo Tutta un’altra vita®. 


 
Questo libro inizia con la descrizione di una mattina in cui Lucia Giovannini deve partire per tenere un corso, ha poco tempo, e tante cose da fare, e ammetto che alcune parti di questa descrizione mi hanno strappato un grosso sorriso, perchè davvero, una cosa che apprezzo moltissimo di lei, dai suoi video, dai suoi libri, e avendola conosciuta di persona a dicembre 2017, è che è una persona molto umile e alla mano: "una di noi".

Inizia poi subito a parlare di consapevolezza narrando una storia, che a mia volta ho provato a girare qualche mese fa ad una persona che volevo che si rendesse conto di quanto mi faceva star male, sperando che capisse che se ci mette consapevolezza in quel che fa, difficilmente potrebbe rifarmi del male, consapevolmente, se davvero mi ama come dice... e sembra aver funzionato...

Passa poi nel pieno del libro, facendo fare una fotografia della propria vita, quindi la propria vita qui e ora, come ci si sente, capire se abbiamo la giusta attrezzatura, arrivando a parlare di tipi di equilibrio.

Insegna a scoprire ciò che amiamo fare, dicendo che si tratta solo di ricordare, e di pensare ai ruoli chiave.

Ti porta a scoprire i tuoi valori, cosa è importante per te, e parla dell'importanza di condividere i valori con qualcuno.

Ad un certo punto esorta a scoprire che cosa vogliamo davvero, e definire il nostro successo, cioè cosa significa per noi.

Fa analizzare il nostro lavoro attuale, portandoci a capire come abbiamo scelto finora, parlando di mezzo o fine, e arrivando a chiedere "tu hai il lavoro o il lavoro ha te?".

Parla poi di ciò che ci frena, di nuovi percorsi neuronali e aiuta a scoprire i nostri talenti, parlando di tre tipologie di talento (capacità legate al corpo, capacità legate alla mente, capacità interpersonali)

Spiega l'importanza di scoprire il proprio scopo, facendo distinzioni tra sogni autentici e sogni tossici.

Esorta a scoprire il proprio lavoro ideale, il significato del nostro lavoro, la nostra aspirazione segreta, parlando di corsa ad ostacoli divertente, di indecisione e della malattia del "non lo so", e di quando il "non lo so" riguarda 2 alternative (risolvi il conflitto usando la tua mente conscia, oppure la mente inconscia)

Esorta a fare la differenza, parlando del segreto della prosperità e di ikigai, che significa "una ragione per essere", e cioè la fusione tra quello che ami, quello di cui il mondo ha bisogno, quello per cui potresti venire retribuito, quello per cui hai un talento.

Esorta poi ad agire, iniziando con la mappa del lavoro in 7 passi (obiettivo, cosa ami, creare valore, tuoi valori, capacità, risorse, aiuti), creando un piano d'azione, sviluppando la coscienza di abbondanza, e dandoci il permesso di meritare il meglio.

Passa poi a parlare di relazioni, iniziando col consiglio di guarire il proprio passato.
Parla quindi delle 4 ferite emozionali, riguardanti il corpo, le competenze, l'identità e le relazioni.
Parla poi dei 5 scudi (soldi e prestigio, perfezionismo, rabbia, silenzio, compiacere tutti), dei 5 calmanti (droghe alcol o sigarette, troppo o poco cibo, sesso e relazioni compulsive, troppi impegni, media), delle 7 forme di attacco emotivo (biasimo e senso di colpa, paragoni, ridicolizzare o essere sarcastici, controllo, mantenere l'immagine e l'apparenza, silenzio, perfezionismo), e arriva a parlare della cosa migliore da fare quando si è in preda alla rabbia, quando ci si sente paranoici, quando siamo assaliti dall'ansia, quando non abbiamo energie e quando vogliamo piacere a qualcuno.

Parla quindi di "famiglia del mulino bianco", di conto corrente relazionale, della strategia dell'innamoramento, della coppia e della propria missione, e di chimica spirituale.

Spiega che tutto parte da dentro, che noi facciamo la differenza in base a come ci poniamo, e che  gli altri ci fanno da specchio.
Parla poi di filtri dell'ego, di lasciare andare la vergogna, della differenza tra rabbia e odio, e consiglia il "dialogo con la sedia vuota".
Parla anche della paura, del potere del perdono, di amore per sè, di pulizia emozionale del linguaggio giraffa, o cnv, di Rosenberg, quindi osservare senza valutare, collegare il nostro film mentale, collegare l'interpretazione a un'emozione, collegare l'emozione a un bisogno e fare una richiesta specifica.

Passa quindi a parlare di livello vibrazionale (con una scala da 0 a 1000) anche di gruppo, e parla di come possiamo fare la nostra parte.

Parla anche di cibo sattvico, che stimola la pace, l'amore e l'armonia, di cibo rajasico, che stimola le passioni e l'attaccamento, e di cibo tamasico, che porta all'ignoranza, alla pigrizia e al torpore.

Chiude il tutto parlando di respiro consapevole, di dare col cuore, di imparare a ricevere, e della relazione col Divino.

Per ogni argomento del libro, come nel suo stile, che io adoro, racconta aneddoti, pezzi di vita reale presi dai suoi corsi, propone esercizi e domande di autocoaching per provare su se stessi i vari argomenti proposti.

Come ogni suo libro, anche questo mi è piaciuto tantissimo, mi ha fatta riflettere, e nel mio piccolo ho tentato di usare un esercizio: quello dell'isola e dell'anno da trascorrerci, riadattandolo, senza isola, ma con una scuola che insegnasse una sola materia, su un preadolescente alle prese con la scelta della scuola superiore, coetaneo di mio figlio maggiore, tramite la madre, a cui poi ho regalato anche il libro.

Bellissimo libro, consigliatissimo, ma lo immaginavo prima ancora di leggerlo, perchè il suo modo di porsi, di spiegare, di saper rendere semplici le cose, di saperle rendere immediate, a me piace tantissimo!

lunedì 11 dicembre 2017

Piccolo/grande consiglio per ipersensibili in crisi, e work in progress mio

Dunque, questo non è un mio post solito, su un libro...
Questo è diverso...

Ieri e l'altro ieri ho partecipato ad un corso/seminario sul public speaking, che però mi ha anche fatto venire in mente questo piccolo/grande consiglio da dare ad eventuali ipersensibili in crisi che passassero da qua.

E' una cosa che ha aiutato moltissimo me in quest'anno, e quindi potrebbe tornare utile anche ad altri.

Ma partiamo dal principio, altrimenti non si capisce nulla...

Dunque, un anno fa, io non ero così... cioè, sì, ipersensibile ovviamente lo ero, ma stavo malissimo dentro... un male grande grande grande (e non vado oltre, ma chi è ipersensibile può sicuramente capire)

Ad un certo punto, a inizio 2017, mi sono fatta davvero paura... e ho iniziato a cercare corsi di psicologia positiva...

Cercavo e cercavo, e mi saltava fuori sempre un corso (o meglio, due, ma l'altro era per addetti ai lavori, quindi psicologi, e io quindi non posso)

Alchè ho iniziato a girare per il sito web di chi teneva quel corso che mi saltava sempre fuori ad ogni ricerca su psicologia positiva...

Ed ora faccio una piccola premessa per far capire meglio il seguito: nell'estate del 2012 è morta mia nonna materna, che per me era come una mamma... e in quell'estate, dopo la sua morte, ho avuto una serie di sogni strani...

Uno quest'anno sono arrivata a capirlo...

Nel sogno, una signora dai capelli lunghi e scuri mi veniva incontro con un ombrello rosso per ripararmi dalla pioggia...

Ricordo che ne ho parlato con mia suocera e mia cognata, per il fatto che quella signora io non sapevo chi fosse... ma al solito dicono che sogniamo solo volti già visti... assomigliava un po' ad una mia ex collega, ma non era lei... ho pensato anche che potessi essere io tra qualche anno, ma non credevo possibile non riconoscermi proprio... era proprio una persona che non conoscevo...

Ricordo che mia suocera ha detto che comunque sembrava un sogno positivo, e io avevo detto di sì, dicendo che il rosso al solito simboleggia l'amore...
Questo nell'estate del 2012...

Ora, torniamo a inizio 2017... ricerche su psicologia positiva... trovo quel sito... inizio a guardare qualche video di chi tiene questi corsi... è una signora dolcissima con i capelli raccolti...

Poi un giorno vedo un video in cui ha i capelli sciolti...
Sono rimasta sbalordita...
Era la signora dall'ombrello rosso!

Ho guardato tutti i suoi video, e pian piano sono uscita da quello stato emotivo bruttissimo in cui mi sono ritrovata dopo qualche anno di umore che scendeva scendeva scendeva, inesorabilmente, da dopo la morte di mia nonna, per i motivi più vari, all'inizio per la sua morte, poi per motivi emotivi familiari (famiglia di origine) che si protraggono da anni e anni, poi per motivi emotivi dovuti alla famiglia acquisita (anche in questo caso, che si protraggono da anni), e infine, ma assolutamente non meno importante, per motivi emotivi di coppia, che anche in questo caso si protraggono (protraevano?) da anni. Il tutto probabilmente molto molto legato al fatto di essere hsp, non compresa da chi mi sta intorno...

Dal 2012 in poi è stata proprio una discesa continua del mio umore... fino ad arrivare all'inizio del 2017, appunto.

E in questi video questa signora riporta piccoli pezzi che poi fanno parte dei suoi libri, e dei suoi corsi... quindi è con il suo metodo, che, anche solo attraverso i video, è riuscita a farmi passare dall'apatia più buia, alla proattività vera (ora vorrei avere le giornate con le ore almeno raddoppiate, ed energia ovviamente raddoppiata o triplicata, per poter fare tutto quello che ho in mente!!!)

Praticamente con un ombrello d'amore mi ha riparata dalla depressione in cui ero caduta o stavo cadendo.

Ecco, quindi, il consiglio che durante questo we di corso mi è venuto in mente di mettere sul blog è che, se passasse di qui un ipersensibile in crisi, o qualcuno che conosca qualcuno in questa situazione, iniziate col guardarvi tutti tutti tutti questi video su facebook ---> https://www.facebook.com/pg/lucia.giovannini/videos/?ref=page_internal

So che li avevo già segnalati da mesi nei link consigliati, ma volevo fare proprio una segnalazione a parte, per farne capire l'importanza e l'efficacia!

Poi, nel titolo ho segnalato che avrei parlato anche di "work in progress" mio, e quindi di quello che sto facendo. 

Dunque, quest'estate avevo accennato in questo post al fatto che avevo deciso di iniziare un percorso di studi di 2 anni, che comunque poi avrà sempre qualche altro aggiornamento da fare con qualche corso in seguito...

Bene, ho deciso di condividerlo, perchè anche questo può tornare utile a qualcuno...

Ho iniziato il 5 novembre con un corso sui "4 colori della personalità", come ho segnalato anche con un PS a fine post del libro omonimo.

Il we scorso, quindi il 9-10 dicembre, ho frequentato un corso su "public speaking e presentation training", perchè essendo una timida timidona, e volendo diventare una coach, come vedrete dai prossimi corsi che segnalerò, ho deciso di prendere di petto questa mia timidezza. Il mio corpo credo abbia tentato di boicottarmi però, perchè ho iniziato ad avere mal di gola 4 giorni prima... malessere... e 1 giorno prima del corso ero afona e con la febbre a 37.7... e il prossimo corso di questo tipo ci sarà tra 2 anni... wow...
La sera prima della partenza la febbre sembrava quasi scesa... la mattina prima di prendere il treno non avevo febbre, e sono partita... acciaccata, con la tosse, col primo giorno di ciclo in atto (in anticipo di 2-3 giorni), ma caparbia!

Ammetto che per me è stato un corso a tratti difficoltoso, nel senso che le spiegazioni di public speaking non facevano una piega, le sentivo pienamente mie... però la parte del presentation training, caspita, per una timida è difficilissima... e a maggior ragione per una persona ipersensibile... nel senso, credo sia per il fatto che noi ipersensibili non amiamo "rompere le scatole" agli altri con discorsi che agli altri non interessano, ma ecco, non so se sia per questo o solo per timidezza, ma facevo fatica... dovevamo parlare, a gruppi ristretti, di quello che ci pareva, per tot minuti, in un modo specifico... e tendenzialmente, il modo mi veniva spontaneo nella maniera abbastanza corretta (infatti come dicevo, la spiegazione del public speaking che hanno dato la sentivo mia), ma faticavo a dirmi "dai, su, spiega questa cosa, fatti coraggio!", cosa che invece non sento se parlo di cose che mi piacciono con persone che mi ascoltano per interesse verso questo tema specifico.

Però, vabbè, analizzando meglio, il mio gruppo certo era lì per vedere se seguivo quello che ci è stato insegnato, ma visto che tendenzialmente mi veniva abbastanza spontaneo, a parte la voce che non aveva potenza per ovvi motivi, ecco, analizzando meglio, sì, era tutto dovuto alla mia timidezza... mannaggia... che difficile che era a momenti...
Vabbè... :-)

Comunque, torniamo a noi e al percorso di studi che ho iniziato.
A giugno seguirò un we sul metodo TUAV che, tramite quei video mi ha risollevata dal posto buio dove ero finita.

Sempre a giugno inizierò un corso che durerà 2 anni, su pnl etica (no marketing), neurosemantica (che è praticamente un'evoluzione della pnl), e coaching, e, all'interno del corso di 2 anni c'è compreso questo bellissimo corso di un we.

L'anno dopo, quello in cui si concluderanno i 2 anni, voglio fare il corso per la certificazione come coach TUAV, e anche il corso per la certificazione 4 colori.

Ma tornando un attimo al corso di questo we, sabato ci è stato assegnato un compito da fare in serata e da portare il giorno dopo, al corso: dovevamo creare massimo 6 slide su un argomento a nostra scelta, per poter fare una presentazione di 6 minuti seguendo gli insegnamenti che ci sono stati dati nel corso.

Penso che difficilmente dimenticherò quella sera, nel b&b dove avevo prenotato, dove mi è stata data una bellissima camera, accogliente, colorata, che mi faceva sentire "a casa", sul divanetto, ancora un po' acciaccata dalla febbre del giorno prima, con solo un ipad mini, a fare queste slide usando Canva (mai usato prima, ma che avevo sentito consigliare in un bellissimo gruppo facebook di "smartwomen"), io che slide non ne avevo mai fatte... è stata una bellissima serata! :-)

Ora, qui non posso far vedere (perchè al momento non me la sentirei di fare video) molte cose che ci sono state insegnate al corso, come la postura, la gestualità, la cadenza, o far sentire il tono di voce, ma volevo condividere le slide che avevo creato (poi la mia presentazione nel gruppo è stata, per limiti di tempo, corta, perchè l'orario stava finendo... erano quasi le 18... c'erano ancora saluti e altre cose fa fare... e c'era chi doveva seguire degli orari per il ritorno a casa, come nel mio caso che avevo il treno prima delle 19), ma vorrei mettervela qui, perchè riguarda anche questo blog.



Con la slide di partenza volevo spiegare il perchè il coaching è così importante per le persone hsp, perchè spesso, per noi, è proprio come aiutarci a non cadere nel baratro.


Perchè spesso noi hsp tendiamo a chiuderci in noi stessi, dopo le batoste che riceviamo dal mondo esterno... e può anche "funzionare" per un po'... ma poi questo chiuderci in noi stessi ci si ritorce contro, perchè al mondo siamo tutti animali sociali, tutti connessi l'uno all'altro.


Essendo hsp il 20% circa della popolazione, dati alla mano, in Italia siamo circa 12.000.000, di cui 8.400.000 introversi e 3.600.000 estroversi. 12.000.000 di persone che vengono facilmente subissate dagli stimoli, interni ed esterni, data la loro ipersensibilità neuronale, e che spesso hanno bisogno di momenti di "decompressione", perfezioniste, che spesso rimuginano su quanto successo, che si fanno prendere dai sensi di colpa, che faticano a dire di no agli altri, lasciando se stessi in secondo piano, ma sono anche persone che odiano le ingiustizie, l'ipocrisia, notano sfumature di comportamento che ad altri sfuggono, sono empatiche, creative, socievoli, e che amano aiutare gli altri.


Spesso il confronto col mondo esterno ci porta ad avere bassa autostima, quindi in un primo momento tentiamo di uniformarci agli altri, per cercare di essere accettati, ma questo spesso non avviene, perchè comunque tentiamo di calarci in un ruolo non nostro... e invece essere se stessi, al meglio di quanto possiamo, è il più bel regalo che possiamo fare a noi stessi e al mondo.


Nel mio caso ho trovato molto molto utile il metodo TUAV per ritrovare la mia autostima e la vera me stessa, ma anche il metodo dei 4 colori della personalità può portare molti benefici, perchè se il mondo arrivasse a ragionare in termini di colori della personalità, sarebbe più facile capirsi, e quindi ci sarebbe molta più accettazione nelle varie relazioni sociali.
E quindi ho deciso di formarmi su questi 2 metodi, oltre che pnl etica, neurosemantica, e coaching, per provare a portare questi 2 metodi nelle aziende, nelle scuole (se non ho capito male è riconosciuto dal Miur), e tra i privati della mia città. 


E per concludere la mia presentazione al corso, volevo chiedere, come sarebbe se il mondo fosse improntato, tutto, su un messaggio del tipo "Io sono ok! Tu sei ok!"?


Già, come sarebbe? :-)



P.S.: a novembre, essendo il primo corso, avevo il cartellino col nome scritto a pennarello... al corso appena fatto avevo ancora lo stesso, non avendo pensato il mese scorso di personalizzarlo... ma dal prossimo corso avrò il cartellino personalizzato a mano da me :-)
Ci sarà una farfalla (simbolo degli hsp), un fiore multicolore (come mi sento dentro di me), e il mio nome, multicolor ovviamente! :-)
Eccolo!