martedì 27 marzo 2018

L'arte del negoziato (Roger Fisher - William Ury - Bruce Patton)

Roger Fisher (28 maggio 1922 Winnetka, Illinois - 25 agosto 2012 Hanover, New Hampshire) è stato professore emerito di diritto all'Harvard Law School, e direttore dell'Harvard Negotiation Project. Dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale come aviatore, è stato a Parigi per il Piano Marshall e quindi a Washington dove ha collaborato con i ministeri della Giustizia e della Difesa.

William Ury è il cofondatore del Program on Negotiation alla Facoltà di Legge di Harvard. Laureatosi in antropologia a Yale, ha conseguito il dottorato ad Harvard, e le sue ricerche lo hanno condotto non soltanto ai tavoli delle contrattazioni o nelle sale riunioni, ma anche tra i boscimani del Kalahari e i guerrieri dei clan della Nuova Guinea.

Bruce Patton è docente di Diritto alla Harvard Law School e vicedirettore dello Harvard Negotiation Project.




 
Avevo già scritto che sto leggendo anche libri sulla negoziazione, pensando al lavoro che sto cercando di crearmi, pensando che mi piacerebbe avere sbocchi lavorativi più in ambito aziendale, e pensando che in ogni caso io sono e resto una persona hsp, e che quindi le cosiddette negoziazioni (come siamo abituati a vederle, purtroppo, in Italia) mi mettono a disagio, ma appunto la voglia di portare questi argomenti "psicologici" nelle ditte (e quindi poi, ovviamente, anche nelle vite private di chi ci lavora) è tanta, quindi, per cercare di avere qualche possibilità in più sto appunto leggendo libri sulla negoziazione, di cui non pensavo avrei parlato qui, e invece...

Invece, eccomi qui con un libro sulla negoziazione, perchè penso possa davvero tornare utile anche ad altri hsp, in qualunque ambito della vita!

Pensavo forse che questo libro fosse diverso, non so spiegare bene come, e invece mi ha sorpreso, molto molto positivamente!

Nella prima parte parla del problema, e dice di non trattare da posizioni, perchè discutere su posizioni produce accordi malfatti, inefficienti, danneggia il futuro dei rapporti. E, quando le parti sono più di due, la trattativa di posizione è anche peggio.
Detto questo, essere gentili dice che non è una soluzione.
L'alternativa che dà è scindere le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, generare una gamma di possibilità prima di decidere cosa fare, e insistere affinchè i risultati si basino su qualche unità di misura oggettiva.

Nella seconda parte parla del metodo, quindi inizia con lo scindere le persone dal problema, perchè ovviamente i negoziatori sono innanzitutto persone.
Ogni negoziatore ha due tipi di interesse: per la questione specifica e per il rapporto con la controparte.
Il rapporto tende spesso a intrecciarsi col problema, e la trattativa di posizione mette in conflitto rapporto e oggetto. 

Dice quindi di separare il rapporto dall'oggetto, quindi trattare direttamente ed esplicitamente i problemi personali, tramite percezioni, emozioni e comunicazione.

Inizia quindi a parlare di percezione, consigliando di mettersi nei loro panni, non dedurre le loro intenzioni dalle nostre paure, non prendersela con loro per un nostro problema, discutere le reciproche impressioni, cercare occasioni per agire in modo diverso dai pregiudizi che la controparte ha su di noi, interessare la controparte al risultato facendola partecipare al processo, salvargli la faccia, rendendo le nostre proposte compatibili con i loro valori.

Parla poi di emozione, quindi riconoscere e comprendere le emozioni, nostre e altrui, esplicitare le emozioni e riconoscerle come legittime, consentendo alla controparte di sfogarsi, non reagire agli sfoghi emotivi, fare gesti simbolici.

Passa quindi a parlare di comunicazione, quindi ascoltare attentamente e capire ciò che viene detto, parlare per essere capito, parlare di noi, non degli altri, e parlare a proposito.

Dice che è meglio prevenire, quindi costruire un rapporto attivo, affrontare il problema, non le persone.

Per una soluzione ragionevole consiglia di conciliare gli interessi, non le posizioni: gli interessi definiscono il problema, e dietro le opposte posizioni ci sono interessi condivisi e compatibili, oltre a quelli in conflitto.

Spiega come identificare gli interessi, quindi chiedendosi "perchè?", e "perchè no?", rendendosi conto del fatto che ogni parte ha interessi molteplici, e che gli interessi più potenti sono i bisogni umani elementari (sicurezza, benessere economico, senso di appartenenza, riconoscimento, controllo sulla propria vita), e propone di fare un elenco dei vari interessi in gioco.

Una volta fatto questo elenco, consiglia di parlarne, facendo vivere i nostri interessi, riconoscendo gli interessi della controparte come parte del problema, esponendo il problema prima della vostra soluzione, guardando avanti, non indietro, essendo concreti, ma elastici, essendo duri col problema e morbidi con la gente.

Consiglia di inventate soluzioni vantaggiose per ambo le parti.

Spiega i 4 ostacoli principali che inibiscono di escogitare più soluzioni anzichè una sola (giudizio prematuro, ricerca di una sola risposta, pensare alla "torta" come fissa, pensare che "risolvere il loro problema è affar loro").
Consiglia di separare il momento dell'invenzione di queste soluzioni, da quello della decisione, spiegando cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo il brainstorming.

Consiglia di allargare le nostre opzioni, moltiplicare le possibilità di scelta facendo la spola fra particolare e generale, guardare con gli occhi di diversi esperti, prevedere accordi di diversa forza, cambiare lo scopo di un accordo proposto, magari frazionandolo.

Consiglia di cercare il vantaggio reciproco, identificare gli interessi comuni, combinare a incastro gli interessi complementari, informarsi sulle loro preferenze, chiedendolo esplicitamente.

Spiega come facilitare le decisioni della controparte, mettendoci nei loro panni, avendo ben chiaro quale decisione vorremmo fosse presa, dicendo che minacciare non basta, ma bisogna specificare conseguenze e miglioramenti possibili.

Raccomanda di insistere su criteri oggettivi, in quanto decidere in base alla volontà è costoso, quindi conviene usare criteri oggettivi, perchè il negoziato di principi produce accordi ragionevoli amichevolmente e con efficienza.

Consiglia di sviluppare criteri oggettivi, equi, ed eque procedure.
Raccomanda quindi di negoziare con criteri oggettivi, inquadrare ogni problema come una ricerca comune di criteri oggettivi, ragionare ed essere disponibili al ragionamento, e non cedere mai alle pressioni.

Nella terza parte tratta le situazioni più difficili (cosa che mi è stata di aiuto in questo periodo, anche solo a livello psicologico, per capire che quel che normalmente faccio, è quello che consigliano grandi esperti internazionali, anche se poi la gente attorno a me spesso mi guarda con aria allucinata, in quando le negoziazioni qui in Italia purtroppo spesso non si basano sul principio win win, ma su qualcuno che comanda e qualcuno che si sottomette, ma a me così non va e non è mai andato bene, e spesso ho preso decisioni che molti trovano sbagliate, ma che questo libro sembra avvalorare)

Questa terza parte inizia spiegando che si fa se loro sono più forti, e inizia dicendo di proteggersi, valutando i costi dell'adottare un limite invalicabile, conoscere la nostra migliore alternativa a un accordo negoziato, valutando l'insicurezza di una sconosciuta migliore alternativa a un accordo negoziato, e consigliando di costruirsi un segnale di guardia.
Raccomanda di ottenere il massimo dai nostri mezzi, sviluppare e migliorare la nostra migliore alternativa a un accordo negoziato, e considerare la migliore alternativa a un accordo negoziato della controparte.

Passa poi a spiegare che si fa se loro non stanno al gioco, quindi parla di jujitsu negoziale, non attaccare la loro posizione, ma guardare cosa c'è dietro, non difendere le nostre idee, ma sollecitare critiche e consigli, convertire un attacco alla nostra persona in un attacco al problema, porre domande e fare una pausa.

In caso questo non funzionasse si può considerare la "procedura su testo unico" tramite un esperto esterno e neutrale.

Passa quindi a spiegare che si fa se loro usano gli sporchi trucchi, quindi dice di negoziare le regole del gioco in 3 passi: smascherare la tattica, sollevare esplicitamente il problema, impugnare la leggitimità e desiderabilità della tattica in questione.
Consiglia di scindere le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, inventare soluzioni vantaggiose per ambo le parti, insistere su criteri oggettivi.

Passa poi a parlare di alcune tattiche sleali comuni, come l'inganno deliberato (fatti alterati, autorità ambigua, intenzioni dubbie), la guerra psicologica (situazioni stressanti, attacchi personali, commedia del buono e del cattivo, minacce), e le tattiche di pressione posizionali (rifiuto di negoziare, richieste estreme, richieste in crescendo, tattiche di autopreclusione, tirare in ballo un partner dal cuore duro, ritardi calcolati, prendere o lasciare).

Alla fine conclude raccomandando di non essere vittime, di mettere e chiedere esplicitamente di mettere in chiaro le regole del gioco, dicendo che sotto sotto molte delle persone che leggono questo libro le basi le sanno già, ma che alla fin fine si impara solo "facendo".

Quindi, concludendo, questo libro parla di un tipo di negoziato win win, cioè un modo che eviti di dover scegliere tra la soddisfazione di ottenere ciò che ognuno si merita e quella di essere corretti, ma averle entrambe.

Parla quindi di un tipo di negoziato che, ipoteticamente, non mi metterebbe a disagio... sarebbe un negoziato positivo... un tipo di negoziato che purtroppo qui in Italia vedo poco, ma che spero che in futuro prenda piede, anche perchè avrebbero tutti da guadagnarci!

Questo libro, tra l'altro, è uno di quelli consigliati da Nicola Riva nel suo libro "Vincere senza conflitti" (dal quale ho iniziato tempo fa questo percorso sulla negoziazione), sul quale tiene anche un corso che terrà di nuovo tra pochi mesi, e di cui vi lascio il link nel caso interessasse a qualcuno ---> Corso Negoziazione Facile

ACQUISTALO SUL GIARDINO DEI LIBRI

martedì 27 febbraio 2018

59 Secondi (Richard Wiseman)

Richard Wiseman è un docente e ricercatore britannico.
E' professore di psicologia presso la University of Hertfordshire nel Regno Unito. Laureato in psicologia presso lo University College di Londra e ha ottenuto un dottorato di ricerca sempre in psicologia presso l'Università di Edimburgo.
Wiseman è noto per il suo approccio critico verso i cosiddetti fenomeni paranormali ed è membro del Committee for Skeptical Inquiry (CSI).
Ha al suo attivo numerosi articoli pubblicati su riviste accademiche. Ha condotto esperimenti su milioni di persone utilizzando la radio, la televisione, i colleghi psicologi e se stesso. 



Questo libro inizia parlando di un pranzo con l'amica Sophie, in cui parlano di felicità, e lei chiede un consiglio che richieda circa 1 minuto... e da questa richiesta inizia a prendere vita questo libro.

Si inizia parlando appunto di felicità, di creare un diario, di allenare alla gratitudine, di un ipotetico perfetto io interiore, di scrittura affettuosa, del potere degli acquisti, delle radici del materialismo, del legame inversamente proporzionale tra autostima e materialismo, di portamento e comportamento felice, di cambiamento circostanziale e cambiamento intenzionale, decisamente molto più efficace.

Si passa quindi a parlare di motivazione, di creare il piano perfetto, suddividendo in fasi, capendo i vantaggi a cui porta l'obiettivo generale, e capendo che è importante condividere l'obiettivo con gli altri. Si parla anche della procrastinazione e l'effetto Zeigarnik, del bipensiero (avere in mente due convinzioni opposte e accettarle entrambe). Aiuta a capire qual'è l'obiettivo, capirne i potenziali vantaggi e svantaggi, e capire il potere delle proporzioni e dell'osservazione. Sprona poi a immaginare il proprio panegirico o meglio, epitaffio.

Passa poi a parlare di creatività, di brainstorming, di mente inconscia, di come entrare in contatto con il proprio gorilla interiore (predisposizione, prospettiva, gioco e percezione), del richiamo della natura, e dell'importanza dei piccoli dettagli.

Affronta poi l'argomento stress, parlando di Freud (id, io e super-io, quindi istinto, "arbitro", e morale), sprona a cercare i benefici negli eventi negativi, parla di animali "antistress" e di effetto placebo.

Arriva quindi a parlare di decisioni, di polarizzazione del gruppo, di tecniche di persuasione manipolativa (come scoprirle), di massimizzatori e soddisfacentisti, di come scoprire se qualcuno dice o meno la verità, del potere dell'e-mail, e di come stabilire quanto tempo richiederà un compito.

Passa quindi a parlare di personalità, del perchè non conviene fidarsi della grafologia, dei Grandi cinque (apertura mentale, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo), dell'effetto Casanova, di animali domestici, adesivi sui paraurti, pollici, e di mattinieri e serotini.

Conclude dando dei consigli per essere felici in meno di un minuto, come chiesto dalla sua amica Sophie, quindi imparare la gratitudine, appendere uno specchio in cucina, comprare una pianta per l'ufficio, chiudere gli occhi davanti a potenziali bugiardi e chiedere una mail, visualizzare se stessi mentre si fa qualcosa, e non mentre la si ottiene, e considerare la propria eredità professionale ed emotiva.

Bel libro.
Ammetto che me lo aspettavo diverso... non so dire bene come diverso, ma diverso...
Però è carino... molto "sciolto"... simpatico!
 

venerdì 16 febbraio 2018

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO


Piccola comunicazione di servizio: so che scrivo poco, a volte perchè a periodi riesco a leggere poco (seguendo anche la casa, i figli, e in parte una ditta aperta un anno e mezzo fa con mio marito, che non ha assolutamente nulla a che fare con quello che sto studiando), a volte perchè magari leggo libri non propriamente inerenti l’ipersensibilità, o la crescita personale, ma magari più la negoziazione e il coaching, e quindi non ne parlo qui, e a volte perchè la mia mente è in fermento per una miriade di idee (che mi vengono spesso nel dormiveglia) che sto cercando man mano di sviluppare per quello che spero sarà il mio futuro lavoro tra un anno e mezzo.

Sì, perchè sto cercando di capire come muovermi riguardo alla pagina facebook e relativo sito che sicuramente aprirò per l’attività che andrò a fare, con relativi contenuti che sto iniziando già ora a sviluppare, in modo da averli già a portata di mano quando mi serviranno, dovendo anche, in quel momento, farmi conoscere di persona nelle aziende locali per la parte di lavoro che potrò portare nelle aziende. Sto valutando i vari altri social come Instagram, Pinterest e sicuramente Linkedin. Sto prendendo quindi informazioni di personal branding, target, storytelling, ecc...

Sono in fermento quindi... so che vedendo qui sembro addormentata, ma no, non è così, anzi!!!

Solo che se mi mettessi a scrivere tutto quello che valuto, leggo, studio, scopro, ragiono, penso, creo, ecc., starei qui tutto il giorno a scrivere e non combinerei altro...

Però, ecco, quando leggo libri inerenti a questo blog ovviamente li posterò con molto piacere.

Questo non vuol dire che sicuramente diminuiranno i già pochi post che mettevo, ma solo che se non scrivo per un po’ non vuol dire che sono sparita... significa solo che sono talmente presa dai miei obiettivi che non ho nemmeno il tempo di tener traccia scritta di tutto quello che gira nella mia testa ogni giorno, anche di notte... sì, perchè le idee mi vengono anche nei vari dormiveglia dei brevi risvegli fisiologici notturni!!! :-D

Quindi, work in progress, stay tuned!!! ;-D


mercoledì 31 gennaio 2018

Crea la vita che vuoi (Lucia Giovannini)

Lucia Giovannini ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in PsychoAntropology ed è membro dell’American Psychological Association.
E' Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Coach certificata (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, ed è la coordinatrice europea del Movimento del Labirinto Veriditas.
E' l‘insegnante degli insegnanti del metodo Louise Hay per Italia, la Svizzera italiana, la Thailandia e Singapore ed è stata spesso definita dai media “la Louise Hay italiana”.
E' co-fondatrice di BlessYou!, e co-direttrice della scuola di PNL, e Coaching LUCE® Libera Università di Crescita Evolutiva e dell’Istituto di Neuro-Semantica.
Nel suo lavoro si innesca una particolare sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, rendendo i suoi seminari qualcosa di unico ed originale.
Vive alcuni mesi all'anno nel sud est asiatico, tra Thailandia, Singapore e Bali col marito Nicola e il cane Caligola.
Da circa 20 anni tiene corsi e conferenze, per privati ed aziende, in tutta Europa e in Asia e nel 2008 ha fondato il metodo Tutta un’altra vita®. 


 
Questo libro inizia con la descrizione di una mattina in cui Lucia Giovannini deve partire per tenere un corso, ha poco tempo, e tante cose da fare, e ammetto che alcune parti di questa descrizione mi hanno strappato un grosso sorriso, perchè davvero, una cosa che apprezzo moltissimo di lei, dai suoi video, dai suoi libri, e avendola conosciuta di persona a dicembre 2017, è che è una persona molto umile e alla mano: "una di noi".

Inizia poi subito a parlare di consapevolezza narrando una storia, che a mia volta ho provato a girare qualche mese fa ad una persona che volevo che si rendesse conto di quanto mi faceva star male, sperando che capisse che se ci mette consapevolezza in quel che fa, difficilmente potrebbe rifarmi del male, consapevolmente, se davvero mi ama come dice... e sembra aver funzionato...

Passa poi nel pieno del libro, facendo fare una fotografia della propria vita, quindi la propria vita qui e ora, come ci si sente, capire se abbiamo la giusta attrezzatura, arrivando a parlare di tipi di equilibrio.

Insegna a scoprire ciò che amiamo fare, dicendo che si tratta solo di ricordare, e di pensare ai ruoli chiave.

Ti porta a scoprire i tuoi valori, cosa è importante per te, e parla dell'importanza di condividere i valori con qualcuno.

Ad un certo punto esorta a scoprire che cosa vogliamo davvero, e definire il nostro successo, cioè cosa significa per noi.

Fa analizzare il nostro lavoro attuale, portandoci a capire come abbiamo scelto finora, parlando di mezzo o fine, e arrivando a chiedere "tu hai il lavoro o il lavoro ha te?".

Parla poi di ciò che ci frena, di nuovi percorsi neuronali e aiuta a scoprire i nostri talenti, parlando di tre tipologie di talento (capacità legate al corpo, capacità legate alla mente, capacità interpersonali)

Spiega l'importanza di scoprire il proprio scopo, facendo distinzioni tra sogni autentici e sogni tossici.

Esorta a scoprire il proprio lavoro ideale, il significato del nostro lavoro, la nostra aspirazione segreta, parlando di corsa ad ostacoli divertente, di indecisione e della malattia del "non lo so", e di quando il "non lo so" riguarda 2 alternative (risolvi il conflitto usando la tua mente conscia, oppure la mente inconscia)

Esorta a fare la differenza, parlando del segreto della prosperità e di ikigai, che significa "una ragione per essere", e cioè la fusione tra quello che ami, quello di cui il mondo ha bisogno, quello per cui potresti venire retribuito, quello per cui hai un talento.

Esorta poi ad agire, iniziando con la mappa del lavoro in 7 passi (obiettivo, cosa ami, creare valore, tuoi valori, capacità, risorse, aiuti), creando un piano d'azione, sviluppando la coscienza di abbondanza, e dandoci il permesso di meritare il meglio.

Passa poi a parlare di relazioni, iniziando col consiglio di guarire il proprio passato.
Parla quindi delle 4 ferite emozionali, riguardanti il corpo, le competenze, l'identità e le relazioni.
Parla poi dei 5 scudi (soldi e prestigio, perfezionismo, rabbia, silenzio, compiacere tutti), dei 5 calmanti (droghe alcol o sigarette, troppo o poco cibo, sesso e relazioni compulsive, troppi impegni, media), delle 7 forme di attacco emotivo (biasimo e senso di colpa, paragoni, ridicolizzare o essere sarcastici, controllo, mantenere l'immagine e l'apparenza, silenzio, perfezionismo), e arriva a parlare della cosa migliore da fare quando si è in preda alla rabbia, quando ci si sente paranoici, quando siamo assaliti dall'ansia, quando non abbiamo energie e quando vogliamo piacere a qualcuno.

Parla quindi di "famiglia del mulino bianco", di conto corrente relazionale, della strategia dell'innamoramento, della coppia e della propria missione, e di chimica spirituale.

Spiega che tutto parte da dentro, che noi facciamo la differenza in base a come ci poniamo, e che  gli altri ci fanno da specchio.
Parla poi di filtri dell'ego, di lasciare andare la vergogna, della differenza tra rabbia e odio, e consiglia il "dialogo con la sedia vuota".
Parla anche della paura, del potere del perdono, di amore per sè, di pulizia emozionale del linguaggio giraffa, o cnv, di Rosenberg, quindi osservare senza valutare, collegare il nostro film mentale, collegare l'interpretazione a un'emozione, collegare l'emozione a un bisogno e fare una richiesta specifica.

Passa quindi a parlare di livello vibrazionale (con una scala da 0 a 1000) anche di gruppo, e parla di come possiamo fare la nostra parte.

Parla anche di cibo sattvico, che stimola la pace, l'amore e l'armonia, di cibo rajasico, che stimola le passioni e l'attaccamento, e di cibo tamasico, che porta all'ignoranza, alla pigrizia e al torpore.

Chiude il tutto parlando di respiro consapevole, di dare col cuore, di imparare a ricevere, e della relazione col Divino.

Per ogni argomento del libro, come nel suo stile, che io adoro, racconta aneddoti, pezzi di vita reale presi dai suoi corsi, propone esercizi e domande di autocoaching per provare su se stessi i vari argomenti proposti.

Come ogni suo libro, anche questo mi è piaciuto tantissimo, mi ha fatta riflettere, e nel mio piccolo ho tentato di usare un esercizio: quello dell'isola e dell'anno da trascorrerci, riadattandolo, senza isola, ma con una scuola che insegnasse una sola materia, su un preadolescente alle prese con la scelta della scuola superiore, coetaneo di mio figlio maggiore, tramite la madre, a cui poi ho regalato anche il libro.

Bellissimo libro, consigliatissimo, ma lo immaginavo prima ancora di leggerlo, perchè il suo modo di porsi, di spiegare, di saper rendere semplici le cose, di saperle rendere immediate, a me piace tantissimo!

venerdì 26 gennaio 2018

Le parole sono finestre, oppure muri (Marshall B. Rosenberg)

Marshall Bertram Rosenberg (Canton, 6 ottobre 1934 – Albuquerque, 7 febbraio 2015) è stato uno psicologo statunitense.
È il creatore della Comunicazione Nonviolenta o CNV o Linguaggio giraffa, un processo di comunicazione che aiuta le persone a scambiare le informazioni necessarie per risolvere i conflitti e le differenze pacificamente. E' il fondatore ed ex direttore dei Servizi Educativi per il Centro per la Comunicazione Nonviolenta, un'organizzazione internazionale non-profit da lui fondata nel 1984, che opera in 30 Paesi del mondo, compresa l'Italia.
Nato in Ohio da genitori di origine ebraica, ma cresciuto in un quartiere popolare di Detroit, spesso al centro di forti contrasti razziali tra bianchi, neri e altre etnie, imparò sul campo l'esperienza su come risolvere i conflitti in maniera pacifica, e da questo cominciò il suo lavoro. Allievo dello psicologo umanista Carl Rogers, mise a punto un processo, che consiste nel concentrare l'attenzione su ciò che è vivo in noi e negli altri. Abbandonò i metodi professionali psicoterapeutici correnti caratterizzati da distanziamento emotivo, diagnosi, e da ruoli gerarchici dottore-paziente trovandoli inefficaci, instaurando invece relazioni di tipo reciproco, genuino ed autentico.
Rosenberg ha dato vita a numerosi programmi di pace anche in paesi lacerati da conflitti: Serbia, Croazia, Irlanda del Nord, Medio Oriente, Colombia, Malesia, Indonesia, Burundi, Ruanda, Nigeria, Sierra Leone, Sri Lanka, Israele.
In Yugoslavia ha formato decine di migliaia di studenti ed insegnanti tramite un programma finanziato dall'UNESCO.
Ha fatto parte del Comitato di patrocinio del Coordinamento internazionale per il Decennio delle Nazioni Unite


La prefazione di questo libro è stata scritta da Arun Gandhi, nipote di Gandhi, fondatore e Presidente del Gandhi Insitute for Nonviolence, e ne parla con toni davvero fantastici.

Il libro inizia parlando del cuore della comunicazione nonviolenta, la cnv, che è un modo di comunicare che ci porta a dare dal cuore. Dice che quando utilizziamo la cnv per ascoltare i bisogni più profondi, nostri ed altrui, percepiamo le relazioni in una nuova luce.

Passa quindi ad analizzare il processo di comunicazione non violenta parlando delle 4 componenti della cnv: osservazioni, sentimenti, bisogni, richieste, e delle 2 parti della cnv: esprimere l'onestà tramite le 4 componenti, e ricevere con empatia tramite le 4 componenti.

Parla poi della comunicazione che blocca l'empatia dicendo che le analisi che facciamo sugli altri sono in realtà espressione dei nostri stessi bisogni e valori, che classificare e giudicare le persone favorisce la violenza, che i paragoni sono un tipo di giudizio, che il nostro linguaggio spesso offusca la consapevolezza della responsabilità personale, e che possiamo sostituire al linguaggio che implica una mancanza di scelta il linguaggio che invece riconosce la scelta.

Consiglia di osservare senza valutare, perchè quando mescoliamo l'osservazione e la valutazione gli altri sono propensi a sentire una critica.

Spiega come individuare ed esprimere i sentimenti, e dice che esprimere la nostra vulnerabilità può aiutare a risolvere i conflitti, e l'importante è distinguere i sentimenti dai pensieri, distinguere tra ciò che sentiamo e ciò che pensiamo di essere, distinguere tra ciò che sentiamo e come pensiamo che gli altri reagiscano o si comportino verso di noi.

Dice che è importante prendersi la responsabilità dei propri sentimenti e spiega le 4 possibilità nel ricevere i messaggi negativi: incolpare noi stessi, incolpare gli altri, percepire i nostri sentimenti e bisogni, percepire i sentimenti ed i bisogni dell'altro.
Parla della differenza tra donare dal cuore ed agire motivati dal senso di colpa.
Spiega l'importanza di collegare il proprio sentimento con il proprio bisogno.
Dice che i giudizi sugli altri sono espressioni alienate di nostri bisogni insoddisfatti, e se esprimiamo i nostri bisogni è più probabile che li soddisferemo, mentre se invece non attribuiamo valore ai nostri bisogni è probabile che neppure gli altri lo faranno.

Spiega come usare un linguaggio in positivo (senza l'uso del "non") nel formulare le richieste chiare e concrete, in quanto il linguaggio vago contribuisce alla confusione interiore.
Dice che la depressione è la ricompensa per essere "bravi", non chiedendo mai chiaramente quello di cui abbiamo bisogno.
Spiega che quando esprimiamo soltanto i nostri sentimenti, al nostro interlocutore potrebbe non essere chiaro quello che vogliamo che lui o lei faccia, perchè spesso non siamo consapevoli nemmeno noi delle nostre richieste, e le richieste non accompagnate dall'espressione dei sentimenti e dei bisogni di chi parla possono suonare come pretese.
Per assicurarci che il messaggio inviato coincida con quello ricevuto consiglia di chiedere al nostro interlocutore di ripetercelo.
Dice anche che dopo esserci espressi con vulnerabilità spesso vogliamo sapere come il nostro interlocutore si sente, che cosa sta pensando, oppure se è disposto ad intraprendere una particolare azione.

Parla poi di come ricevere con empatia (quindi la seconda parte della cnv).
Dice che empatia significa svuotare la mente ed ascoltare con tutto il nostro essere.
Consiglia di chiedere, prima di offrire consigli o rassicurazioni.
Dice che rimanendo con l'empatia permettiamo all'altro di andare più in profondità dentro se stesso. Sappiamo che l'altro ha ricevuto abbastanza empatia quando percepiamo un rilassamento della tensione oppure il flusso di parole si interrompe.
E ricordiamoci che abbiamo bisogno di empatia per poter dare empatia.

Passa poi a spiegare il grande potere dell'empatia, che ci permette di percepire il nostro mondo in modo nuovo ed andare oltre, anche se ammette che è più difficile dare empatia a coloro che sembrano possedere maggiori risorse, potere e prestigio, e può essere difficile dare empatia anche alle persone che ci sono più vicine.
Spiega anche come dare empatia invece di sbattere un "ma" in faccia ad una persona arrabbiata, che dare empatia al "no" di qualcuno ci protegge dall'interpretarlo come un rifiuto personale, e come dare empatia al silenzio, ascoltando i sentimenti ed i bisogni che vi sono dietro.

Parla anche del relazionarci a noi stessi con empatia, e dice che l'effetto più importante della cnv potrebbe essere la nostra maggior empatia verso noi stessi, e consiglia di usare la cnv per valutare le nostre azioni in modi che promuovano la crescita interiore anzichè l'odio verso noi stessi, mettendoci in relazione con il bisogno che volevamo soddisfare quando abbiamo intrapreso l'azione che ora ci rincresce.
Per ogni scelta che facciamo consiglia di cercare di essere consapevoli dei bisogni che essa soddisfa, cercare di essere consapevoli delle azioni motivate dal desiderio di denaro o di approvazione, o dalla paura, dalla vergogna o dal senso di colpa, perchè in tal caso se ne pagherà il prezzo.
Il comportamento più pericoloso potrebbe essere il fare cose solo perchè ci si aspetta che le facciamo.

Passa poi a parlare di rabbia, distinguere lo stimolo dalla causa, usare la rabbia come un campanello d'allarme.
Spiega che la rabbia prosciuga le nostre energie dirigendole verso azioni punitive, ma quando invece diventiamo consapevoli dei nostri bisogni, la rabbia cede il posto a sentimenti che servono la vita.
Spiega i 4 passi verso l'espressione della rabbia: fermiamoci e respiriamo, individuiamo i nostri pensieri di giudizio, connettiamoci ai nostri bisogni, ed esprimiamo i nostri sentimenti e bisogni insoddisfatti.
Rimaniamo consapevoli dei pensieri violenti che ci vengono alla mente senza giudicarli, e quando ascoltiamo i sentimenti ed i bisogni dell'altro riconosciamo la nostra comune umanità: il nostro bisogno è che l'altro ascolti sinceramente il nostro dolore, e ricordiamoci che le persone non ascoltano il nostro dolore quando credono di essere in torto, quindi bisogna fare pratica nel tradurre ogni giudizio in un bisogno non soddisfatto.

Parla poi dell'uso protettivo della forza, che è volto soltanto a proteggere, non a punire, incolpare o condannare, quindi è importante chiedersi cosa voglio che questa persona faccia e quali voglio che siano le ragioni alla base della sua azione.

Parla dell'importanza di liberare noi stessi dal condizionamento culturale ed aiutare gli altri, perchè se riusciamo ad ascoltare i nostri sentimenti e bisogni e ad empatizzare con essi, possiamo liberarci dalla depressione, quindi concentriamoci su ciò che vogliamo fare, anzichè su ciò che è andato storto, riduciamo lo stress ascoltando i nostri sentimenti e bisogni ed empatizzando con gli altri.

Passa quindi a parlare di come esprimere apprezzamento in cnv, perchè i complimenti sono spesso giudizi, anche se positivi, sugli altri, quindi consiglia di esprimere apprezzamento per festeggiare e non per manipolare.
Spiega come dire grazie in cnv: questo è ciò che hai fatto, questo è ciò che sento, questo è il mio bisogno che è stato soddisfatto

Lo stesso vale per il ricevere un apprezzamento senza superiorità nè falsa modestia, e fare attenzione al fatto che tendiamo ad accorgerci di quello che non va bene più che di quello che va bene.

Ad un certo punto del libro parla dell'atto di parafrasare. Ecco, in ogni dialogo riportato nel libro si legge un continuo parafrasare le sensazioni provate dalle persone, e sinceramente ho provato a vedermi nel momento in cui dovrei parafrasare le sensazioni altrui davanti a loro, e ci sono persone che la prenderebbero nel verso giusto, ma ci sono anche molte persone che mi reputerebbero strana o peggio.
Anche Rosenberg nel libro ad un certo punto ammette che ad alcuni risulta difficile lasciarsi andare a parafrasare, e io credo di essere tra quelli, per lo meno con le persone non aperte a discorsi psicologici, mentre con chi è aperto non ho alcun problema.
Diciamo che mi trova d'accordo quando consiglia di parafrasare soltanto quando contribuisce a generare maggior empatia e comprensione, e quindi secondo me dipende molto dal contesto e dalle persone.

A fine libro propone 5 esercizi così divisi: osservazione o valutazione, esprimere i sentimenti, riconoscere i bisogni, esprimere le richiste e distinure tra il ricevere co emata  il ricevere senza empatia.

Bel libro!
La parte teorica la condivido pienamente!
Ho delle remore sul parafrasare, che in parte ci sta, ma non troppo, e secondo me il parafrasare non riesce a creare empatia con tutti... purtroppo.

giovedì 28 dicembre 2017

Switch (Chip Heat e Dan Heath)

Chip Heath è professore di Comportamento organizzato alla Graduate School of Business della Stanford University.

Dan Heath è membro del Center for the Advancement of Social Entrepreneurship (CASE) della Duke University. E' stato ricercatore alla Harvard Business School e ha fondato Thinkwell, un'azienda innovativa che produce libri di testo basati sulle nuove tecnologie.





Questo libro è composto principalmente da tanti tanti brevi racconti di casistiche vere, ognuno ovviamente scelto in base all'argomento spiegato di volta in volta, e molto interessanti.

Si parla dell'elefante (la nostra parte emozionale), forte ma difficile da dirigere, e si parla anche della guida (la nostra parte razionale), che cerca di dirigere l'elefante.

Si inizia con lo spiegare come dirigere la guida, quindi ricercare le eccellenze e provare a ricrearle, sceneggiare le mosse decisive capendo dove andare a smuovere qualcosa nello specifico, indicare la destinazione e puntare fermamente a quella con cartoline della destinazione.

Poi si passa a parlare di come motivare l'elefante, quindi trovare, o far ritrovare, il sentimento, facendo provare emozioni, minimizzare il cambiamento, dando piccoli obiettivi in modo chiaro e far crescere le persone, col senso di identità e con la mentalità di crescita.

Infine si passa a parlare di come tracciare il percorso, ottimizzando l'ambiente, usando anche furbizia e astuzia, costruendo abitudini potenzianti, radunando il gregge (sfruttando a proprio vantaggio l'innata caratteristica che ci porta ad imitare gli altri), e tenere acceso lo switch col rinforzo positivo.

E' un libro che mi è piaciuto molto, perchè, come dicevo nel post precedente, preferisco ritmi più veloci, come quelli di questo libro, in cui si passa da una storia all'altra nell'arco di breve, ma, pur velocemente, il messaggio arriva forte e chiaro!

Bello, bello!!!

Le emozioni sono intelligenti (Gianfranco Damico)

Gianfranco Damico è docente in corsi post-universitari e svolge attività di coaching, formazione e consulenza con privati, aziende, enti pubblici, organizzazioni, scuole. Negli ultimi quindici anni ha lavorato con migliaia di persone, insegnanti, manager, professionisti, genitori, a dimensioni quali la crescita personale e l'eccellenza umana in tutte le sue forme. Da sempre interessato alla filosofia occidentale e a sistemi di pensiero orientali come Taoismo e Buddismo, ha un Master Practitioner in PNL, un diploma di Life-Coach e un Master in Gestione Risorse Umane.




Il libro inizia parlando di Star Trek, del dottor Spock e del capitano Kirk, riguardo il loro modo diverso di rapportarsi alle emozioni.

Parla da subito anche di Platone e della figura dell'auriga (che nel libro viene citata spesso), ma in questo libro i cavalli non saranno l'anima spirituale e l'anima concupiscente, bensì l'emozione e il pensiero cosciente, entrambi dello stesso colore, non essendo uno "buono" e l'altro "cattivo".

Poi passa a chiedere "cos'è un corpo?" e a parlare della magnifica sinfonia biologica, e dice che la vita è appesa a 3 domande: che cosa c'è là fuori, che cosa faccio, ed è importante per me.

Dice che l'emozione è il puntatore direzionale biologico, parla di cellula emozionata come di cellula intelligente, e dà spiegazioni su emozioni e sistema nervoso autonomo, sul sentimento, cioè l'emozione rappresentata a noi stessi, e porta spiegazioni biologiche del passaggio di un'emozione, delle idee per definirla.

Ad un certo punto arriva direttamente al sodo con queste parole: "senza l'emozione o siete st...di o siete st...zi".

Ecco...

Parla poi di intuizione, di emozione e ragione, dice che non si piange perchè si è tristi, ma si è tristi perchè si piange, e parla di governare la propria mente emozionale.

Spiega i tre gradi del paesaggio emozionale (emozione, condizione emozionale, attitudine emozionale o temperamento)

Parla di crescere in pienezza ed eccellenza attraverso le emozioni, cercando di arrivare all'aretè, cioè l'eccellenza al suo massimo grado espressivo e funzionale.

Dice giustamente che l'emozione è ovunque, e crea il mondo sociale.

Spiega poi un metodo, basato su quattro strategie (consapevolezza, presenza/volontà, mente fisica e mente pensante), costituito da 25 esercizi ispirati a varie tipologie di discipline, così suddivisi:
ampliare la consapevolezza (9 esercizi)
rendere salda la volontà (6 esercizi)
agire con cura sulla mente fisica (6 esercizi)
governare la mente pensante (4 esercizi)

Il libro si conclude con una conversazione tra lui e Heidi, ormai adulta, qui vista come Nume Tutelare, dove parlano di filosofia, neuroscienze, emozioni, morte, meraviglia, doverizzazioni, paura, coraggio, ansia, ottimismo, amore, rabbia, consapevolezza della nostra vulnerabilità, tristezza, senso di colpa, rimorso, invidia, vergogna, accettazione di sè, felicità, senso di gratitudine e amabilità (l'insieme di flessibilità, adattività, coerenza, energia, stabilità, meraviglia, empatia, resilienza e ironia).

Questa conversazione si avvia alla chiusura con questa frase "E' stato davvero bello averti avuta qui, Heidi. Ecco, ricordavo di te la tempra e il carattere di un essere umano eccezionale, sin da bambina. Adesso ho scoperto che sei anche una persona... amabile. Dici sempre "credo" e "penso"; non usi mai "è"."
Ecco, la parte che ho sottolineato mi ha fatta sorridere quando l'ho letta, perchè è una cosa che io mi sento dentro da sempre, e cioè di non voler dare, nei limiti del possibile, un limite "mio" a quel che dico, perchè appunto quel che dico è quel che penso e credo io, e non quello che E' in assoluto. E apprezzo molto questo comportamento anche quando lo riscontro in altre persone.

Diciamo che il libro subito non mi prendeva molto, credo per il ritmo, un po' lento per quelli che sono i miei gusti, ma ad altri magari non piacciono libri con ritmi più veloci, quindi va bene così.

La parte della conversazione con Heidi mi è piaciuta molto, fin da subito, dalle prime pagine di questa conversazione lunga 34 facciate, non per Heidi (anche se da piccola la adoravo), e nemmeno per la frase finale (letta ovviamente solo alla fine), ma appunto credo per il ritmo, diverso, più veloce, durante la conversazione, e ovviamente per gli argomenti, molto coinvolgenti!

ACQUISTALO SUL GIARDINO DEI LIBRI