mercoledì 23 maggio 2018

Mi ha convinta! :-)

Ieri sera stavo guardando questo video




A parte il fatto che ok, quando parla la Dott.ssa Elena Lupo io continuo a dire "ecco, sì, appunto, sì!", ma ok, a parte questo, mi ha convinta nell'ultima parte, quando parla del suo libro... libro che so da un anno che c'è, che ho anche consigliato a qualcuno che ha a che fare tutti i giorni 7-8 ore al giorno, con tanti bambini, e che quindi statisticamente circa un 20% saranno ipersensibili, ma appunto, un libro che finora non avevo pensato di leggere a breve, perchè è vero che ho figli, ma è anche vero che essendo anch'io ipersensibile, non fatico molto a capirli (uno sembra ipersensibile introverso, e l'altro sembra ipersensibile forse ambiverso... da più piccolo avrei detto estroverso, ma crescendo sembra quasi ambiverso)

Comunque, ok, torniamo al libro... non pensavo di leggerlo a breve... e invece mi ha convinta... nel senso, ok, i miei figli vengono capiti qui in casa, almeno da me che sono ipersensibile, e poi in caso spiego e riporto anche al padre, che non è un ipersensibile... ma io, da piccola, sono stata capita? Da mia nonna (morta nel 2012) forse sì, anche se sicuramente non sapeva nulla dell'ipersensibilità, ma da come la conoscevo, potrei supporre lo fosse anche lei... dovrei averla qui per farle delle domande specifiche... però, ecco, da come la conoscevo, e da come si rapportava a me, suppongo proprio di sì...

Dal resto della famiglia non sono mai stata molto capita... non voglio entrare nei particolari, e non dico che nessuno di loro possa essere un ipersensibile (magari ben mascherato sotto qualche corazza ormai degenerata), ma ecco, capita direi proprio di no...

Uno dei metodi (TUAV) che sto studiando per farlo diventare anche un lavoro, fa lavorare sulla linea della vita... ovviamente essendo un'ipersensibile, sì, questi esercizi mi sono di aiuto, ma forse dovrei provare anche qualcosa di più specifico... è da un po' che me lo ripeto...

Ed ecco ieri sera, mi ha convinta!
Tra l'altro ho visto che ora, a differenza di qualche mese fa, c'è anche in ebook, che per chi non ha una casa enorme è un buon compromesso! :-) 

sabato 12 maggio 2018

Il codice della mente straordinaria (Vishen Lakhiani)

Vishen Lakhiani - Nato e cresciuto a Kuala Lumpur, in Malesia, Vishen si è trasferito nel Michigan, USA, nel 1995 per studiare all'Università del Michigan, dove si è laureato in Ingegneria Elettrica e Informatica. Lì ha scoperto AIESEC, un'organizzazione senza scopo di lucro gestita da studenti, dedicata a coltivare giovani leader per diventare leader globali che vogliono fare la differenza nella società, e successivamente diventa vice presidente per il team statunitense, incaricato di nominare e inviare studenti AIESEC all'estero per programmi di tirocinio.

Nel 2001 si è trasferito a New York per lavorare per un'azienda tecnologica nel settore legale.
Ispirato dal metodo Silva, un popolare programma di consapevolezza sviluppato da Jose Silva, divenne un istruttore qualificato e iniziò a impartire lezioni di meditazione per il programma. 


Ha lanciato Mindvalley  nel 2003 (con l'ex partner Mike Reining) come editore digitale e marketing di programmi e corsi di auto-aiuto. 
Dell'avvio di Mindvalley ha detto: "È iniziato con 700$ e un laptop Toshiba da Starbucks".
Oggi, Mindvalley è un team di 200 dipendenti provenienti da 40 diverse nazioni con una vasta gamma di aziende e prodotti lanciati sotto la sua ala. La missione dell'azienda è di consentire alle persone di vivere una vita più sana e più felice, di liberare il loro massimo potenziale e di essere straordinarie, introducendole a strumenti e idee che attualmente mancano ai sistemi educativi tradizionali. L'azienda ora impiega menti brillanti provenienti da quasi 40 paesi diversi, la maggior parte dei quali "gioca" nel quartier generale Mindvalley: la sua cultura aziendale e il design dell'ufficio sono stati riconosciuti da artisti del calibro di Huffington Post, BBC e Inc. Magazine. 

Vishen è estremamente appassionato di cultura del lavoro. Entro il 2020, intende portare Mindvalley a diventare il posto numero uno al mondo in cui lavorare, un sogno che ha presentato attraverso il suo discorso TEDx, "Come costruire il miglior spazio di lavoro del mondo".  

Ha lanciato MindvalleyAcademy.com, una piattaforma di apprendimento digitale all'avanguardia e un negozio per programmi di trasformazione, corsi e insegnamenti sulla crescita personale, la consapevolezza e il benessere, con una comunità attuale di 1,5 milioni di studenti e abbonati. È anche il fondatore di Omvana, che è stata la migliore app per la salute e il fitness nel negozio iTunes in oltre 30 paesi.  

Vishen Lakhiani fa parte del Consiglio per l'innovazione della X Prize Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro. 

Nel 2015 è stato integrato nel Transformational Leadership Council insieme a coach e imprenditori nello sviluppo personale e professionale come Jack Canfield, Jim Kwik e Lisa Nichols. 

L'obiettivo di Vishen è di incidere sul comportamento dei giovani imprenditori di trasformare la sua città natale di Kuala Lumpur in una delle 20 città più importanti del mondo per avviare una startup. Attraverso il Project Renaissance, finanzia e organizza gratuitamente incontri di educazione imprenditoriale per migliaia di grandi menti nella Hall of Awesomeness di Mindvalley. 20.000 partecipanti malesi e non malesi prendono parte alle attività presso la sala. 


Mindvalley è anche Awesomeness Fest - un'incredibile comunità di responsabili del cambiamento e visionari guidati da idee epiche che hanno un impatto sull'umanità - in luoghi paradisiaci in tutto il mondo per ricevere un allenamento potente, profondi cambiamenti mentali, tecniche di bio-hacking, connessioni profonde, avventure incredibili e opportunità uniche per moltiplicare il proprio impatto e restituire poi al mondo.


Il libro inizia con una bella, bellissima, prefazione (davvero!) di Lucia Giovannini, presso la quale ho iniziato il mio ciclo di studi di cui vi ho parlato dall'estate scorsa, e attraverso la quale sono arrivata a questo libro, che ho sentito da subito come davvero eccezionale!

Nell'introduzione poi mi è piaciuta moltissimo una frase, che riporto: "A seconda della vostra visione del mondo, amerete questo libro o lo odierete. E' giusto che sia così, perchè è attraverso il disagio o l'intuizione che si cresce, mai attraverso l'apatia". E devo dire che è verissimo! Il disagio fa crescere (provato in prima persona). L'intuizione pure, ovviamente. Mentre l'apatia, sperimentata in passato anche da me, no, purtroppo, non porta a nulla.


Poi inizia subito a parlare della propria vita, che vi consiglio di leggere, perchè quel che scrive nel libro non l'ho segnato nella biografia qui sopra... va letto! :-)
Vi riposto solo una frase, che mi ha fatto sorridere, perchè l'ho sentita molto vicina a quel che sono anch'io: "Vedo disegni che altri a volte non colgono e collego i puntini in modi insoliti"


Inizia quindi a spiegare che il libro verrà strutturato in 4 parti: la prima, riguardante l'ambiente culturale (trascenderlo e mettere in discussione le regole del cavolo), la seconda, riguardante il risveglio (consapevolezza, riscrivere i propri modelli di realtà, e aggiornare i propri sistemi di vita), la terza, riguardante il ricodificarsi (plasmare la realtà, vivere nella gioisciplina, e creare una visione per il proprio futuro), e infine la quarta parte, riguardante il cambiare il mondo (diventando infottibili e dedicandosi alla propria ricerca).


Nella prima parte quindi inizia a parlare di come siamo stati plasmati dal mondo che ci circonda, e parla dell'importanza di mettere in discussione le regole del mondo in cui viviamo, scegliendo selettivamente le regole e le condizioni da seguire e quelle invece da mettere in dubbio o ignorare. Prosegue questa prima parte dicendo che gran parte dell'agire del mondo è basato su Regole del cavolo trasmesse di generazione in generazione, tramite l'indottrinamento infantile, figure autorevoli, il bisogno di appartenenza, la prova sociale (tipo, "lo fanno tutti"), e le nostre insicurezze, incoraggiando a ragionare diversamente, e non lasciare che le Regole del cavolo della società impediscano di cercare un mondo migliore, che se il mondo va così, ciò è dovuto in gran parte a persone che seguono ciecamente Regole superate da un pezzo.


Nella seconda parte parla del potere di scegliere la nostra versione del mondo, imparando ad accellerare la nostra crescita scegliendo consapevolmente cosa accettare e cosa rifiutare dell'ambiente culturale, perchè la crescita dipende dai modelli di realtà e dai sistemi di vita, e per la nostra crescita è importante curarli costantemente e aggiornarli frequentemente.
Spiega l'importanza di scegliere e aggiornare le nostre credenze, spiegando che spesso i nostri modelli di realtà rimangono sotto la superficie, e quindi spesso non ci rendiamo conto di averli finchè un intervento esterno o altro non ci fa accorgere di loro. Spesso questi modelli sono depotenzianti, e spesso sono ereditati dall'infanzia. E quando sostituiamo i modelli di realtà depotenzianti con altri potenzianti possono avvenire enormi cambiamenti ad un ritmo rapidissimo.
E parlando di modelli tradizionali di realtà arriva a parlare anche di spiritualità, e mi sono segnata un pezzetto che mi ha fatto dire nuovamente "ecco, sono anch'io così!"... in questo pezzetto dice: "L'umanismo è l'idea che non abbiamo bisogno di una religione per essere buoni; si differenzia dall'ateismo perchè gli umanisti credono che ci sia un "Dio", ma che di certo non è l'essere giudicante e irato che molti testi religiosi dipingono. Per un umanista, "Dio" può essere l'universo o la connessione di vita sulla Terra o lo spirito. L'umanismo sta aprendo un nuovo cammino spirituale per chi intende rifiutare le Regole del cavolo della religione ma non vuole abbracciare l'ateismo. Al momento nel mondo gli umanisti sono un miliardo, e il numero è in crescita". E ancora: "Personalmente, ho avuto difficoltà quando ho lasciato la religione. Credevo in un potere superiore, perciò sentivo che l'ateismo non era giusto per me. Allora ho iniziato ad analizzare modelli come l'umanismo e il panteismo, e ho trovato la mia risposta"... E qui mi sono data la mia risposta che cercavo da un paio d'anni... non mi sento atea... forse mi definivo agnostica, ma non era giusto nemmeno questo... umanista, ecco! Questa descrizione di umanista è quella che ho sempre dato anch'io a chi mi chiedeva una spiegazione, pur non sapendo che la vera denominazione era questa!
Passa quindi a parlare di come migliorare nella vita aggiornando costantemente i nostri sistemi quotidiani, identificando le aree in cui vogliamo creare punti di regolazione, fissandoli, testandoli e correggendoli in caso di errore, e aumentando il ritmo in modo positivo.

Nella terza parte parla di come ricodificarsi, e quindi di come trasformare il nostro mondo interiore, plasmando la realtà per divertirsi, identificando la condizione massima dell'esistenza umana, il fluire con la vita, essendo felici nel presente ma nello stesso tempo sviluppando una visione entusiasmante per il futuro. Dice che nel plasmare la realtà si prova una sensazione quasi magica, tutto sembra riuscire per incanto, si lavora ma non sembra di lavorare, perchè amate quello che state facendo (io sto provando questo da un anno a questa parte quando mi dedico al progetto di cui ho parlato, e ammetto che è una sensazione FAVOLOSA!!! Mai avrei pensato di provarla, e quando l'ho sentita la prima volta mi sono sentita come a 20 anni!!!)
Passa quindi a parlare della "Gioisciplina", cioè l'importante disciplina di mantenere la gioia quotidiana col potere della gratitudine, la pratica del dono,  e infine il perdono, specificando che "perdonare nell'amore" non significa semplicemente lasciar perdere, ma si deve comunque proteggersi e agire, se necessario, ma il dolore per ciò che è successo non deve più consumarci. E dice che quando impariamo a perdonare davvero diventiamo "infottibili" perchè se qualcuno ci fa del male emotivo dobbiamo difenderci e proteggerci, se necessario, ma saremo in grado di andare avanti con la nostra vita senza sprecare energia con quella persona (Verissimo e provato su di me! Funziona alla grande!)
Parla poi di come assicurarci che gli obiettivi che inseguiamo porteranno alla felicità a lungo termine, scegliendo obiettivi finali (che dice rientrino sempre nelle categorie di esperienza, crescita o contributo), evitando obiettivi strumentali, e citando un consiglio di Joe Vitale: "Un buon obiettivo dovrebbe spaventarvi un po' ed entusiasmarvi tanto", spiegando che è bene essere spaventati, perchè significa che stiamo oltrepassando i nostri limiti, e se siamo entusiasti vuol dire che il nostro obiettivo ci sta davvero a cuore.

Nella quarta parte parla di come cambiare il mondo, imparando ad essere a prova di paura, infottibili (davvero in pace e in contatto con se stessi, e nulla di quanto qualcuno dice o fa ci disturba, e nessuna negatività può toccarci), iniziando col parlare di spiritualità, dicendo che a differenza di quel che è il mito della spiritualità odierna, crede che le persone più spirituali del mondo d'oggi siano quelle che stanno provando a far progredire la specie umana. Aggiunge che crede che esistano molti modi per essere spirituali, e uno di questi è essere briosi, pieni di spirito, colmi di un'energia che guarda al futuro e del coraggio per sfidare lo status quo, non scegliendo se essere un Buddha o un duro, ma essendo entrambi. Parla anche delle componenti dell'infottibilità, quindi obiettivi autoalimentati e capire di essere abbastanza.
Passa quindi a parlare di come dedicarsi alla propria ricerca, quindi mettere insieme tutti gli insegnamenti precedenti e vivere una vita ricca di significato.
Parla di "kensho" (processo graduale che spesso avviene attraverso le tribolazioni della vita) e "satori" (grandi illuminazioni che avvengono all'improvviso e ci cambiano per sempre), arrivando a parlare della teoria delle Deicelle (particelle di "Dio"), e dei vari livelli, quindi sentire una connessione con l'intero creato, attingere al proprio intuito, essere trainati da una visione, e la sensazione di avere la fortuna dalla nostra parte.

Alla fine lascia un elenco di consigli in 10 punti, che segue i 10 capitoli del libro:
1 - uscite dall'ambiente culturale
2 - sbarazzatevi delle Regole del cavolo
3 - prendete il set di attrezzi dell'ingegneria della consapevolezza
4 - raccogliete i vostri modelli di realtà potenzianti
5 - non dimenticatevi di portarvi dietro i vostri sistemi di vita
6 - concentratevi nel plasmare la realtà
7 - camminate con la Gioisciplina
8 - tenete stretti in mano i vostri obiettivi finali
9 - siate infottibili
10 - aprite quella porta e avanzate saldi verso la vostra ricerca

... e conclude con una bellissima frase, che vale la pena che leggiate nel libro, che mi ricorda molto una bellissima frase dettaci da Nicola Riva al corso di Public Speaking di dicembre 2017 (che già allora mi era rimasta impressa per la bellezza del significato intrinseco), detta in modo diverso, ma il succo è quello!  :-)

Alla fine conclude il libro con la spiegazione di trascendenza, e la Meditazione in sei fasi (empatia, gratitudine, perdono, sogni futuri, giorno perfetto, benedizione).

E un libro bellissimo! Mi sono ritrovata più volte, durante la lettura, a parlarne anche con persone che non amano questo genere di libri...
Lo consiglio vivamente!
Vale davvero la pena leggerlo! 
 

lunedì 30 aprile 2018

Il negoziato emotivo (Roger Fisher e Daniel Shapiro)

Roger Fisher (28 maggio 1922 Winnetka, Illinois - 25 agosto 2012 Hanover, New Hampshire) è stato professore emerito di diritto all'Harvard Law School, e direttore dell'Harvard Negotiation Project. Dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale come aviatore, è stato a Parigi per il Piano Marshall e quindi a Washington dove ha collaborato con i ministeri della Giustizia e della Difesa. 
  

Daniel B. Shapiro (nato il 1 agosto 1969) è un diplomatico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti d'America nello Stato di Israele.
Ha fatto parte del Consiglio di sicurezza nazionale sotto la presidenza di Bill Clinton, in qualità di direttore degli affari legislativi, e come collegamento del Congresso con il consigliere per la sicurezza nazionale Sandy Berger.  
E' stato prima consigliere legislativo e poi vice capo dello staff (principalmente per questioni di politica estera) per il senatore statunitense Bill Nelson. 
Shapiro ha servito come consigliere dell'allora senatore americano Barack Obama in Medio Oriente le questioni relative alla comunità ebraica dal 2007, aiutando anche come stratega e raccolta di fondi. Ha accompagnato Obama nel suo viaggio nel luglio 2008 in Israele; nell'agosto del 2008, Obama lo ha nominato consigliere politico e coordinatore di outreach per la campagna presidenziale del 2008. 
Nel gennaio 2009, Shapiro è stato nominato senior director per il Medio Oriente e il Nord Africa del National Security Council degli Stati Uniti. Concentrandosi su Israele, partecipò ad ogni incontro relativo ad Israele, e incontrò ogni anziano diplomatico e ufficiale israeliano che visitò Washington. Shapiro spesso accompagnò l'inviato speciale degli Stati Uniti per la pace in Medio Oriente George J. Mitchell durante i suoi viaggi nella regione, e giocò un ruolo centrale nei colloqui riguardanti il ​​processo di pace in Medio Oriente e il rafforzamento della cooperazione militare tra Stati Uniti e Israele. Ha mantenuto stretti rapporti con Benyamin Netanyahu, nonostante le tensioni tra il primo ministro israeliano e il presidente Obama. 
È stato nominato dal presidente Barack Obama il 29 marzo 2011 e confermato dal Senato il 29 maggio. Ha prestato giuramento come ambasciatore dal Segretario di Stato Hillary Clinton l'8 luglio 2011. E' stato direttore senior per il Medio Oriente e il Nord Africa nel Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Come responsabile politico dell'amministrazione Obama, Shapiro è stato ordinato il 5 gennaio 2017.
Shapiro si congedò dal Presidente di Israele, Reuven Rivlin, il 17 gennaio 2017, prima di tenere l'ultimo incontro con Netanyahu due giorni dopo, che un giornale descriveva come un "addio terso". 
Dopo aver concluso il suo servizio come ambasciatore in Israele, Shapiro è diventato Distinguished Visiting Fellow presso l'Institute for National Security Studies (Israele) presso l'Università di Tel Aviv.

   

Eccomi nuovamente con un libro sulla negoziazione. Non che d'ora in poi saranno tutti su questo argomento, ma mi faceva piacere condividere anche questo, perchè anche in questo caso, come si capisce anche dal titolo, ne parla molto da un punto di vista emotivo.
Dice che non possiamo smettere di provare emozioni proprio come non possiamo smettere di pensare. La sfida è imparare a suscitare emozioni utili in coloro con i quali negoziamo, e in noi stessi.

Le emozioni sono potenti, sempre presenti e difficili da gestire, e quindi inizia spiegando cos'è un'emozione, e dicendo che le emozioni possono ostacolare il processo di negoziazione (distogliendo l'attenzione dalle questioni sostanziali, danneggiando un rapporto, e possono essere usate contro chi le prova), ma possono essere anche una grande risorsa (le emozioni positive possono contribuire più facilmente a soddisfare gli interessi sostanziali, possono migliorare una relazione, e non necessariamente aumentano il rischio di essere imbrogliati).

Parla quindi dei tre approcci fallimentari nella gestione delle emozioni (smettere di provare emozioni? Non è possibile - ignorare le emozioni? Non funziona perchè influenzano il nostro corpo, la nostra mente e il nostro comportamento - affrontare le emozioni direttamente? E' complicato), e dà poi un'alternativa: concentrarsi sulle esigenze primarie (apprezzamento, affiliazione, autonomia, status, ruolo)

Consiglia di affrontare l'esigenza, non l'emozione, in quanto le cinque esigenze primarie stimolano una varietà di emozioni.

Ci dice di chiederci se gli altri considerano le nostre esigenze in modo equo, onesto, coerente con le circostanze, e consiglia di usare le esigenze primarie come lente di ingrandimento per vedere la situazione più chiaramente e fare una diagnosi, prima, durante e dopo il negoziato, o come leva per cercare di migliorare la situazione.

Passa quindi ad analizzare ognuna delle 5 esigenze primarie, partendo dall'apprezzamento, parlando di apprezzare i pensieri, i sentimenti e le azioni altrui, dimostrandolo, e parla di cosa ci impedisce di sentirci apprezzati.

Passa quindi ai tre elementi per esprimere apprezzamento:
- capire il punto di vista altrui, ascoltando la "musica" oltre alle parole e cogliendo i metamessaggi
- dare valore a ciò che ognuno pensa, prova o fa (quando i punti di vista sono opposti si può dare valore al modo di pensare, e quando siamo in totale disaccordo con gli altri, dobbiamo cercare di comportarci come se fossimo dei mediatori)
- comunicare il proprio apprezzamento, dimostrando di aver capito, e facendo capire all'altro che ci mettiamo nei suoi panni

Dice che apprezzare non significa cedere, e spiega come prepararsi ad apprezzare gli altri (decidere chi si vuole apprezzare, fare l'esercizio dello scambio dei ruoli, preparare una lista di "valide domande" per capire la prospettiva altrui).

Spiega come farsi apprezzare dagli altri.
- aiutando gli altri a capire il nostro punto di vista chiedendo un po' di tempo per farci ascoltare e adeguando il messaggio in modo che venga recepito correttamente
- aiutando gli altri a capire quello che pensiamo, che proviamo o che facciamo chiedendo all'altra persona di accettare la validità del nostro punto di vista, e usando una metafora in cui l'altro possa immedesimarsi
- aiutando gli altri ad ascoltare il nostro messaggio, esprimendo pochi concetti importanti, e chiedendo agli altri che cosa hanno capito

Infine, ma non meno importante, parla dell'importanza di apprezzare se stessi.

Passa quindi alla seconda esigenza: l'affiliazione.
Spiega come trasformare un avversario in un collega grazie alla forza dell'affiliazione, trovando degli elementi comuni che ci legano agli altri, creando nuovi legami per costruire un rapporto da colleghi, trattando l'altro come un collega sin dall'inizio, "indebitandosi" nei confronti dell'altra persona, programmando attività comuni, e facendo attenzione alle esclusioni, riducendo la distanza personale, stabilendo un legame personale, incontrandosi di persona, invece che per telefono o per mail, parlando di ciò che sta a cuore, concedendo più spazio, e mantenendo i contatti.

Raccomanda però anche di non cadere nelle trappole dell'affiliazione, valutando una proposta usando la testa, e valutando una persona anche con l'istinto

Passa quindi all'autonomia, come espandere la propria senza limitare quella altrui, parlando si cosa può impedirci di usare la nostra autonomia in modo equilibrato (limitando eccessivamente la nostra autonomia, o limitando l'autonomia altrui), come espandere la propria autonomia, avanzando una proposta, creando delle opzioni prima di decidere, organizzando un incontro informale, ma spiegando anche che anche troppa autonomia può essere insostenibile.

Raccomanda di non limitare l'autonomia altrui, consultandosi sempre prima di decidere, chiedendo il contributo delle parti "invisibili" interessate, stabilendo le linee guida del processo decisionale usando "il sistema dei vasi".

Passa quindi allo status, riconoscendo la superiorità altrui, quando è opportuno.
Dice che lo status accresce la stima e il potere di influenza, ma che non c'è bisogno di competere per questo, che bisogna trattare ogni negoziatore con rispetto, tenendo conto anche degli status particolari: riconoscendo la superiorità di ciascun individuo in un determinato ambito, quando è opportuno.

Raccomanda di definire gli ambiti di status particolare di ciascun individuo, e dice che bisogna essere fieri del proprio status particolare, tanto quanto bisogna essere consapevoli dei limiti del proprio status.
Consiglia quindi di dare peso alle opinioni altrui quando è opportuno, ma anche di fare attenzione all'"eccesso di status", e che non bisogna dimenticare che può sempre aumentare o diminuire.

Passa poi a parlare di scegliere un ruolo appagante selezionando delle attività stimolanti.
Dice che un ruolo appagante ha 3 caratteristiche fondamentali: una finalità precisa, un significato individuale, e non è una finzione.

Spiega come rendere il proprio ruolo convenzionale più appagante, essendo consapevoli del proprio ruolo convenzionale, facendo in modo che il proprio ruolo comprenda attività appaganti, espandendo il proprio ruolo ad attività che hanno un valore personale e ridefinendo le attività associate al proprio ruolo.

Raccomanda di apprezzare i ruoli convenzionali che rivestono gli altri, ricordando che comunque abbiamo la facoltà di sceglierci dei ruoli temporanei, e di porre molta attenzione ai ruoli temporanei che assumiamo automaticamente, in modo da adottare un ruolo temporaneo che favorisca la cooperazione.

Consiglia di apprezzare i ruoli temporanei che assumono gli altri, e in caso suggerire agli altri un ruolo temporaneo, ricordando che i ruoli non sono soltanto "un problema loro".

Dice quindi che quando sorgono forti emozioni negative bisogna essere pronti, in quanto le emozioni negative troppo intense possono compromettere un negoziato. Bisogna quindi controllare la temperatura emotiva propria e altrui, avere pronto un piano d'emergenza prima che sorgano le emozioni negative, e sapere come placare anche le emozioni altrui (comprendendo le loro esigenze, facendo una pausa, cambiando campo o sostituendo i giocatori).

Passa poi a spiegare come diagnosticare i possibili fattori scatenanti delle emozioni negative, ricordando le esigenze primarie come possibili fattori scatenanti, raccomandando di domandare sempre per verificare le proprie ipotesi, e, prima di reagire in maniera emotiva, formulare un proposito chiaro, che può essere togliersi il sassolino dalla scarpa (però sfogare la propria rabbia può peggiorare ulteriormente la situazione, quindi è meglio pensare a comprendere e non a incolpare, e se ci si sfoga fare attenzione a non giustificare ulteriormente la propria rabbia, non uscire dal seminato, sfogarsi con terzi e non con chi ha provocato in noi quelle emozioni, sfogarsi al posto dell'altro, e magari scrivere una lettera alla persona che ci ha fatto arrabbiare, senza spedirla).

Un altro proposito chiaro può essere quello di informare l'altra persona dell'effetto che il suo comportamento poco attento ha su di noi, influenzare l'altro, e migliorare la relazione.

Infine spiega come prepararsi:
sul processo: sviluppando una sequenza di eventi auspicata
sul contenuto: riflettendo sui sette elementi di un negoziato (relazione, comunicazione, interessi, opzioni, criteri di equità, la migliore alternativa al raggiungimento dell'accordo, e impegno)
sulle emozioni: tenendo in considerazione le esigenze primarie e le reazioni fisiologiche, usando le esigenze primarie sia come lente d'ingrandimento sia come leva, tenendo sotto controllo le proprie reazioni fisiologiche

E alla fine di ogni negoziato stabilire cosa ha funzionato e cosa invece bisogna fare meglio la prossima volta.

Il libro si conclude con racconto personale di Jamil Mahuad, ex presidente dell'Ecuador, di quando realmente accaduto anni fa fra lui e il presidente peruviano Fujimori.

Bel libro, che parla appunto di negoziati in chiave emotiva: motivo per cui ho deciso di condividerlo in questo blog, proprio perchè credo, che come è successo a me, per le persone ipersensibili siano concetti piuttosto "scontati", ma che fa un immenso piacere leggere in un libro scritto da persone di questo calibro.

Buona lettura!
 

martedì 27 marzo 2018

L'arte del negoziato (Roger Fisher - William Ury - Bruce Patton)

Roger Fisher (28 maggio 1922 Winnetka, Illinois - 25 agosto 2012 Hanover, New Hampshire) è stato professore emerito di diritto all'Harvard Law School, e direttore dell'Harvard Negotiation Project. Dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale come aviatore, è stato a Parigi per il Piano Marshall e quindi a Washington dove ha collaborato con i ministeri della Giustizia e della Difesa.

William Ury è il cofondatore del Program on Negotiation alla Facoltà di Legge di Harvard. Laureatosi in antropologia a Yale, ha conseguito il dottorato ad Harvard, e le sue ricerche lo hanno condotto non soltanto ai tavoli delle contrattazioni o nelle sale riunioni, ma anche tra i boscimani del Kalahari e i guerrieri dei clan della Nuova Guinea.

Bruce Patton è docente di Diritto alla Harvard Law School e vicedirettore dello Harvard Negotiation Project.




 
Avevo già scritto che sto leggendo anche libri sulla negoziazione, pensando al lavoro che sto cercando di crearmi, pensando che mi piacerebbe avere sbocchi lavorativi più in ambito aziendale, e pensando che in ogni caso io sono e resto una persona hsp, e che quindi le cosiddette negoziazioni (come siamo abituati a vederle, purtroppo, in Italia) mi mettono a disagio, ma appunto la voglia di portare questi argomenti "psicologici" nelle ditte (e quindi poi, ovviamente, anche nelle vite private di chi ci lavora) è tanta, quindi, per cercare di avere qualche possibilità in più sto appunto leggendo libri sulla negoziazione, di cui non pensavo avrei parlato qui, e invece...

Invece, eccomi qui con un libro sulla negoziazione, perchè penso possa davvero tornare utile anche ad altri hsp, in qualunque ambito della vita!

Pensavo forse che questo libro fosse diverso, non so spiegare bene come, e invece mi ha sorpreso, molto molto positivamente!

Nella prima parte parla del problema, e dice di non trattare da posizioni, perchè discutere su posizioni produce accordi malfatti, inefficienti, danneggia il futuro dei rapporti. E, quando le parti sono più di due, la trattativa di posizione è anche peggio.
Detto questo, essere gentili dice che non è una soluzione.
L'alternativa che dà è scindere le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, generare una gamma di possibilità prima di decidere cosa fare, e insistere affinchè i risultati si basino su qualche unità di misura oggettiva.

Nella seconda parte parla del metodo, quindi inizia con lo scindere le persone dal problema, perchè ovviamente i negoziatori sono innanzitutto persone.
Ogni negoziatore ha due tipi di interesse: per la questione specifica e per il rapporto con la controparte.
Il rapporto tende spesso a intrecciarsi col problema, e la trattativa di posizione mette in conflitto rapporto e oggetto. 

Dice quindi di separare il rapporto dall'oggetto, quindi trattare direttamente ed esplicitamente i problemi personali, tramite percezioni, emozioni e comunicazione.

Inizia quindi a parlare di percezione, consigliando di mettersi nei loro panni, non dedurre le loro intenzioni dalle nostre paure, non prendersela con loro per un nostro problema, discutere le reciproche impressioni, cercare occasioni per agire in modo diverso dai pregiudizi che la controparte ha su di noi, interessare la controparte al risultato facendola partecipare al processo, salvargli la faccia, rendendo le nostre proposte compatibili con i loro valori.

Parla poi di emozione, quindi riconoscere e comprendere le emozioni, nostre e altrui, esplicitare le emozioni e riconoscerle come legittime, consentendo alla controparte di sfogarsi, non reagire agli sfoghi emotivi, fare gesti simbolici.

Passa quindi a parlare di comunicazione, quindi ascoltare attentamente e capire ciò che viene detto, parlare per essere capito, parlare di noi, non degli altri, e parlare a proposito.

Dice che è meglio prevenire, quindi costruire un rapporto attivo, affrontare il problema, non le persone.

Per una soluzione ragionevole consiglia di conciliare gli interessi, non le posizioni: gli interessi definiscono il problema, e dietro le opposte posizioni ci sono interessi condivisi e compatibili, oltre a quelli in conflitto.

Spiega come identificare gli interessi, quindi chiedendosi "perchè?", e "perchè no?", rendendosi conto del fatto che ogni parte ha interessi molteplici, e che gli interessi più potenti sono i bisogni umani elementari (sicurezza, benessere economico, senso di appartenenza, riconoscimento, controllo sulla propria vita), e propone di fare un elenco dei vari interessi in gioco.

Una volta fatto questo elenco, consiglia di parlarne, facendo vivere i nostri interessi, riconoscendo gli interessi della controparte come parte del problema, esponendo il problema prima della vostra soluzione, guardando avanti, non indietro, essendo concreti, ma elastici, essendo duri col problema e morbidi con la gente.

Consiglia di inventate soluzioni vantaggiose per ambo le parti.

Spiega i 4 ostacoli principali che inibiscono di escogitare più soluzioni anzichè una sola (giudizio prematuro, ricerca di una sola risposta, pensare alla "torta" come fissa, pensare che "risolvere il loro problema è affar loro").
Consiglia di separare il momento dell'invenzione di queste soluzioni, da quello della decisione, spiegando cosa andrebbe fatto prima, durante e dopo il brainstorming.

Consiglia di allargare le nostre opzioni, moltiplicare le possibilità di scelta facendo la spola fra particolare e generale, guardare con gli occhi di diversi esperti, prevedere accordi di diversa forza, cambiare lo scopo di un accordo proposto, magari frazionandolo.

Consiglia di cercare il vantaggio reciproco, identificare gli interessi comuni, combinare a incastro gli interessi complementari, informarsi sulle loro preferenze, chiedendolo esplicitamente.

Spiega come facilitare le decisioni della controparte, mettendoci nei loro panni, avendo ben chiaro quale decisione vorremmo fosse presa, dicendo che minacciare non basta, ma bisogna specificare conseguenze e miglioramenti possibili.

Raccomanda di insistere su criteri oggettivi, in quanto decidere in base alla volontà è costoso, quindi conviene usare criteri oggettivi, perchè il negoziato di principi produce accordi ragionevoli amichevolmente e con efficienza.

Consiglia di sviluppare criteri oggettivi, equi, ed eque procedure.
Raccomanda quindi di negoziare con criteri oggettivi, inquadrare ogni problema come una ricerca comune di criteri oggettivi, ragionare ed essere disponibili al ragionamento, e non cedere mai alle pressioni.

Nella terza parte tratta le situazioni più difficili (cosa che mi è stata di aiuto in questo periodo, anche solo a livello psicologico, per capire che quel che normalmente faccio, è quello che consigliano grandi esperti internazionali, anche se poi la gente attorno a me spesso mi guarda con aria allucinata, in quando le negoziazioni qui in Italia purtroppo spesso non si basano sul principio win win, ma su qualcuno che comanda e qualcuno che si sottomette, ma a me così non va e non è mai andato bene, e spesso ho preso decisioni che molti trovano sbagliate, ma che questo libro sembra avvalorare)

Questa terza parte inizia spiegando che si fa se loro sono più forti, e inizia dicendo di proteggersi, valutando i costi dell'adottare un limite invalicabile, conoscere la nostra migliore alternativa a un accordo negoziato, valutando l'insicurezza di una sconosciuta migliore alternativa a un accordo negoziato, e consigliando di costruirsi un segnale di guardia.
Raccomanda di ottenere il massimo dai nostri mezzi, sviluppare e migliorare la nostra migliore alternativa a un accordo negoziato, e considerare la migliore alternativa a un accordo negoziato della controparte.

Passa poi a spiegare che si fa se loro non stanno al gioco, quindi parla di jujitsu negoziale, non attaccare la loro posizione, ma guardare cosa c'è dietro, non difendere le nostre idee, ma sollecitare critiche e consigli, convertire un attacco alla nostra persona in un attacco al problema, porre domande e fare una pausa.

In caso questo non funzionasse si può considerare la "procedura su testo unico" tramite un esperto esterno e neutrale.

Passa quindi a spiegare che si fa se loro usano gli sporchi trucchi, quindi dice di negoziare le regole del gioco in 3 passi: smascherare la tattica, sollevare esplicitamente il problema, impugnare la leggitimità e desiderabilità della tattica in questione.
Consiglia di scindere le persone dal problema, concentrarsi sugli interessi e non sulle posizioni, inventare soluzioni vantaggiose per ambo le parti, insistere su criteri oggettivi.

Passa poi a parlare di alcune tattiche sleali comuni, come l'inganno deliberato (fatti alterati, autorità ambigua, intenzioni dubbie), la guerra psicologica (situazioni stressanti, attacchi personali, commedia del buono e del cattivo, minacce), e le tattiche di pressione posizionali (rifiuto di negoziare, richieste estreme, richieste in crescendo, tattiche di autopreclusione, tirare in ballo un partner dal cuore duro, ritardi calcolati, prendere o lasciare).

Alla fine conclude raccomandando di non essere vittime, di mettere e chiedere esplicitamente di mettere in chiaro le regole del gioco, dicendo che sotto sotto molte delle persone che leggono questo libro le basi le sanno già, ma che alla fin fine si impara solo "facendo".

Quindi, concludendo, questo libro parla di un tipo di negoziato win win, cioè un modo che eviti di dover scegliere tra la soddisfazione di ottenere ciò che ognuno si merita e quella di essere corretti, ma averle entrambe.

Parla quindi di un tipo di negoziato che, ipoteticamente, non mi metterebbe a disagio... sarebbe un negoziato positivo... un tipo di negoziato che purtroppo qui in Italia vedo poco, ma che spero che in futuro prenda piede, anche perchè avrebbero tutti da guadagnarci!

Questo libro, tra l'altro, è uno di quelli consigliati da Nicola Riva nel suo libro "Vincere senza conflitti" (dal quale ho iniziato tempo fa questo percorso sulla negoziazione), sul quale tiene anche un corso che terrà di nuovo tra pochi mesi, e di cui vi lascio il link nel caso interessasse a qualcuno ---> Corso Negoziazione Facile

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martedì 27 febbraio 2018

59 Secondi (Richard Wiseman)

Richard Wiseman è un docente e ricercatore britannico.
E' professore di psicologia presso la University of Hertfordshire nel Regno Unito. Laureato in psicologia presso lo University College di Londra e ha ottenuto un dottorato di ricerca sempre in psicologia presso l'Università di Edimburgo.
Wiseman è noto per il suo approccio critico verso i cosiddetti fenomeni paranormali ed è membro del Committee for Skeptical Inquiry (CSI).
Ha al suo attivo numerosi articoli pubblicati su riviste accademiche. Ha condotto esperimenti su milioni di persone utilizzando la radio, la televisione, i colleghi psicologi e se stesso. 



Questo libro inizia parlando di un pranzo con l'amica Sophie, in cui parlano di felicità, e lei chiede un consiglio che richieda circa 1 minuto... e da questa richiesta inizia a prendere vita questo libro.

Si inizia parlando appunto di felicità, di creare un diario, di allenare alla gratitudine, di un ipotetico perfetto io interiore, di scrittura affettuosa, del potere degli acquisti, delle radici del materialismo, del legame inversamente proporzionale tra autostima e materialismo, di portamento e comportamento felice, di cambiamento circostanziale e cambiamento intenzionale, decisamente molto più efficace.

Si passa quindi a parlare di motivazione, di creare il piano perfetto, suddividendo in fasi, capendo i vantaggi a cui porta l'obiettivo generale, e capendo che è importante condividere l'obiettivo con gli altri. Si parla anche della procrastinazione e l'effetto Zeigarnik, del bipensiero (avere in mente due convinzioni opposte e accettarle entrambe). Aiuta a capire qual'è l'obiettivo, capirne i potenziali vantaggi e svantaggi, e capire il potere delle proporzioni e dell'osservazione. Sprona poi a immaginare il proprio panegirico o meglio, epitaffio.

Passa poi a parlare di creatività, di brainstorming, di mente inconscia, di come entrare in contatto con il proprio gorilla interiore (predisposizione, prospettiva, gioco e percezione), del richiamo della natura, e dell'importanza dei piccoli dettagli.

Affronta poi l'argomento stress, parlando di Freud (id, io e super-io, quindi istinto, "arbitro", e morale), sprona a cercare i benefici negli eventi negativi, parla di animali "antistress" e di effetto placebo.

Arriva quindi a parlare di decisioni, di polarizzazione del gruppo, di tecniche di persuasione manipolativa (come scoprirle), di massimizzatori e soddisfacentisti, di come scoprire se qualcuno dice o meno la verità, del potere dell'e-mail, e di come stabilire quanto tempo richiederà un compito.

Passa quindi a parlare di personalità, del perchè non conviene fidarsi della grafologia, dei Grandi cinque (apertura mentale, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo), dell'effetto Casanova, di animali domestici, adesivi sui paraurti, pollici, e di mattinieri e serotini.

Conclude dando dei consigli per essere felici in meno di un minuto, come chiesto dalla sua amica Sophie, quindi imparare la gratitudine, appendere uno specchio in cucina, comprare una pianta per l'ufficio, chiudere gli occhi davanti a potenziali bugiardi e chiedere una mail, visualizzare se stessi mentre si fa qualcosa, e non mentre la si ottiene, e considerare la propria eredità professionale ed emotiva.

Bel libro.
Ammetto che me lo aspettavo diverso... non so dire bene come diverso, ma diverso...
Però è carino... molto "sciolto"... simpatico!
 

venerdì 16 febbraio 2018

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO


Piccola comunicazione di servizio: so che scrivo poco, a volte perchè a periodi riesco a leggere poco (seguendo anche la casa, i figli, e in parte una ditta aperta un anno e mezzo fa con mio marito, che non ha assolutamente nulla a che fare con quello che sto studiando), a volte perchè magari leggo libri non propriamente inerenti l’ipersensibilità, o la crescita personale, ma magari più la negoziazione e il coaching, e quindi non ne parlo qui, e a volte perchè la mia mente è in fermento per una miriade di idee (che mi vengono spesso nel dormiveglia) che sto cercando man mano di sviluppare per quello che spero sarà il mio futuro lavoro tra un anno e mezzo.

Sì, perchè sto cercando di capire come muovermi riguardo alla pagina facebook e relativo sito che sicuramente aprirò per l’attività che andrò a fare, con relativi contenuti che sto iniziando già ora a sviluppare, in modo da averli già a portata di mano quando mi serviranno, dovendo anche, in quel momento, farmi conoscere di persona nelle aziende locali per la parte di lavoro che potrò portare nelle aziende. Sto valutando i vari altri social come Instagram, Pinterest e sicuramente Linkedin. Sto prendendo quindi informazioni di personal branding, target, storytelling, ecc...

Sono in fermento quindi... so che vedendo qui sembro addormentata, ma no, non è così, anzi!!!

Solo che se mi mettessi a scrivere tutto quello che valuto, leggo, studio, scopro, ragiono, penso, creo, ecc., starei qui tutto il giorno a scrivere e non combinerei altro...

Però, ecco, quando leggo libri inerenti a questo blog ovviamente li posterò con molto piacere.

Questo non vuol dire che sicuramente diminuiranno i già pochi post che mettevo, ma solo che se non scrivo per un po’ non vuol dire che sono sparita... significa solo che sono talmente presa dai miei obiettivi che non ho nemmeno il tempo di tener traccia scritta di tutto quello che gira nella mia testa ogni giorno, anche di notte... sì, perchè le idee mi vengono anche nei vari dormiveglia dei brevi risvegli fisiologici notturni!!! :-D

Quindi, work in progress, stay tuned!!! ;-D