giovedì 17 agosto 2017

Imparare l'ottimismo (Martin E.P. Seligman)


Martin E. P. Seligman è uno psicologo e saggista statunitense.
È considerato il fondatore della psicologia positiva.
Secondo lo studio di Haggbloom ed altri tra gli psicologi più eminenti del ventesimo secolo, Seligman era il tredicesimo psicologo più citato nei manuali introduttivi di psicologia del secolo.
E' il Robert A. Fox Leadership Professor of Psychology all'University of Pennsylvania, Department of Psychology, dove tuttora insegna. Precedentemente era il direttore del programma di formazione clinica del reparto.
E' stato il Presidente dell'American Psychological Association (APA) Division of Clinical Psychology. Nel 1998, Seligman è stato eletto presidente dell'APA con la maggioranza di voti più alta della sua storia. È il fondatore e direttore capo del Prevention and Treatment Magazine (il giornale elettronico dell'APA).



Il libro, basato interamente su ricerche condotte da Seligman, da persone a lui vicine, o da altri studiosi di cui riporta i vari dati, inizia parlando di ottimismo e pessimismo, di senso di impotenza, di depressione, di successo e di salute.

Poi passa a parlare dell’apprendimento dell’impotenza, di esperimenti comportamentali condotti su cani, di vulnerabilità e invulnerabilità, e di esperimenti comportamentali condotti su umani.

Dice che c’è modo di misurare l’ottimismo e quindi di capire i vari stili esplicativi delle varie persone rispetto le avversità. Quindi propone un test, al termine del quale, per spiegarne i vari risultati, parla di personalizzazione (pensare che quel che succede dipenda solo da se stessi), permanenza (pensare che quel che succede sia per sempre), e pervasività (pensare che quel che succede vada a toccare ogni ambito della propria vita).

Parla poi dell’ultimo stadio del pessimismo, e quindi di come misurare la depressione, e anche in questo caso propone un test.

Passa poi a parlare di Albert Ellis e Aaron T. Beck, del fatto che hanno introdotto l’idea che la depressione non sia una malattia e non sia rabbia rivolta a se stessi, ma solo il semplice fatto che a seconda di “come” si pensa, “così” si sta.

Si parla quindi di impotenza appresa e stile esplicativo, e ci si chiede se il pessimismo è causa della depressione.

Passa quindi a parlare di stile esplicativo e terapia cognitiva, di ruminazione e depressione (nelle donne e negli uomini), e parla dei modi di curare la depressione dal passato ad oggi, passando quindi a parlare di terapia cognitiva e depressione.

Affronta poi il tema del successo nel lavoro, e di stile esplicativo del successo.
Di come si possa misurare il talento, e di come lo tentava di misurare la Metropolitan Life (grande azienda assicurativa americana)
Spiega quindi di quando ha proposto di usare il test sullo stile esplicativo, e di come è stato portato avanti lo studio sulla “forza speciale” che aveva fallito il Career Profile, ma aveva avuto un buon punteggio nell’ASQ (test stile esplicativo), e quindi della nuova politica di assunzioni della Metropolitan Life.

Si chiede quindi: perchè esiste il pessimismo?
E si arriva quindi a parlare di realismo, di come a volte l’ottimismo possa essere troppo ottimistico, e di come invece serva un po’ di sano realismo.

Passa quindi a parlare di bambini e genitori, e delle origini dell’ottimismo, e propone un test per misurare l’ottimismo dei bambini.
Spiega che i bambini piccoli non possono sentirsi impotenti davanti alle avversità e parla quindi dell’origine dello stile esplicativo nei bambini, che sembra avere origine dallo stile esplicativo della madre, dalle critiche degli adulti, e dalle crisi di vita dei bambini.

Passa poi a parlare dell’ottimismo e della scuola, di Joan Stern, sua ex compagna di scuola, di un test che hanno elaborato per misurare la depressione dei bambini, e degli studi di Susan Nolen-Hoekseman.

Parla poi di ottimismo e di sport, e degli studi degli stili esplicativi degli atleti, basati su dichiarazioni dei giocatori del passato e non.

Parla di ottimismo e salute, di Madelon Visintainer, di studi fatti su topi appositamente fatti ammalare di tumore.
Spiega del legame Mente-Corpo, degli studi dell’ottimismo su malati di tumore, del sistema immunitario e della prevenzione psicologica, associata alla terapia medica.

Passa poi a parlare di ottimismo e politica americana, di ottimismo e religione parlando di ebrei russi e slavi ortodossi russi, e di ottimismo e cultura e di dati raccolti dalla Principessa Gabriele zu Oettingen riguardo alla Germania Est ed Ovest.

Parla quindi di vita ottimistica, del fatto che l’ottimismo appreso non funziona attraverso una “positività” ingiustificata verso il mondo, ma attraverso il potere del pensiero “non-negativo”.

Propone degli esercizi, prendendo in esame l’avversità, la relativa credenza e le relative conseguenze, aggiungendo poi discussione e risultato, imparando a discutere con se stessi con prove, alternative, implicazioni e utilità, imparando ad esteriorizzazione delle voci interiori.

Spiega come aiutare i propri figli ad evitare il pessimismo con gli stessi tipi di esercizi.
Stessi tipi di esercizi che poi propone di usare anche per la sfera lavorativa.

Propone infine un nuovo modo di considerare la depressione, parlando dell’affermazione del sè, e del declino del senso della comunità. Propone quindi di cambiare l’equilibrio proponendo il “jogging” morale, e scrive una frase che mi è piaciuta tantissimo: “Solo se l’ottimismo si combinerà con un rinnovato impegno per il bene comune, l’epidemia di depressione ed il vuoto dell’esistenza potranno svanire”.

Chiude il libro parlando di ottimismo flessibile, del fatto che i benefici dell’ottimismo non sono illimitati, che il pessimismo ha un suo ruolo, e che invece, l’ottimismo flessibile ha benefici infiniti.

Quindi ottimismo, ma con realismo, insieme all’impegno per il bene comune = ricetta per stare bene!

Bel libro!
Scorrevole e sincero!
Molto molto consigliato!

sabato 29 luglio 2017

I 4 colori della personalità (Lucia Giovannini e Nicola Riva)


Lucia Giovannini ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in PsychoAntropology ed è membro dell’American Psychological Association.
E' Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Coach certificata (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, ed è la coordinatrice europea del Movimento del Labirinto Veriditas.
E' l‘insegnante degli insegnanti del metodo Louise Hay per Italia, la Svizzera italiana, la Thailandia e Singapore ed è stata spesso definita dai media “la Louise Hay italiana”.
E' co-fondatrice di BlessYou!, e co-direttrice della scuola di PNL, e Coaching LUCE® Libera Università di Crescita Evolutiva e dell’Istituto di Neuro-Semantica.
Nel suo lavoro si innesca una particolare sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, rendendo i suoi seminari qualcosa di unico ed originale.
Vive alcuni mesi all'anno nel sud est asiatico, tra Thailandia, Singapore e Bali col marito Nicola e il cane Caligola.
Da circa 20 anni tiene corsi e conferenze, per privati ed aziende, in tutta Europa e in Asia e nel 2008 ha fondato il metodo Tutta un’altra vita®. 

Nicola Riva laureato in giurisprudenza, avvocato, è affiliato internazionale APA (American Psychological Association) e ha conseguito il Doctorate in Psychology–Counseling. È stato consulente tecnico–scientifico dell'Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Scienze economiche, e docente per Il Sole 24ore di corsi di negoziazione e comunicazione. Trainer di Programmazione Neuro–Linguistica ed Executive Coach. Co–fondatore di BlessYou! e co–direttore della Libera Università di Crescita Evolutiva (LUCE®). Da oltre ventisei anni si occupa di negoziazione e tiene corsi in Europa e in Asia. 


Rieccomi qui (dopo un mese in cui non ho avuto, purtroppo, tempo per scrivere, tra vacanze e lavori/sistemazione/cambiamenti in casa).

Ho letto questo libro a fine giugno, in vacanza.

Il libro inizia col parlare del fatto che siamo diversi, a volte molto diversi, tra di noi, ma che ovviamente, abbiamo bisogno di comunicare, ma appunto, essendo diversi, spesso si fatica a comunicare quello che si vuole davvero comunicare, e si fatica a capire quello che l'altro vuole davvero comunicare.
Un po' come se si parlassero lingue diverse, a volte.
Ma appunto, studiando la lingua, ci si può arrivare a capire.

Poi si passa a parlare della nostra nota unica, di studi del passato sulle tipologie psicologiche, quindi Jung, Ippocrate, Galeno, Isabel e Katharine Briggs Myers, fino ad arrivare alle neuroscienze.

Si parla del fatto che la mappa non è il territorio, quindi quello che noi pensiamo di una situazione sarà vista in maniera diversa da un'altra persona, essendo appunto persone diverse.

Poi parla di temperamento e carattere, e degli studi che nel 1928 portarono William Moulton Marston (psicologo) a parlare di stili di personalità e teoria DISC (Dominante - Influente - Stabile - Coscienzioso)

Introduce quindi il metodo 4 colori, parlando di pensiero (rosso e blu) e sentimento (verde e giallo), e di introversione (verde e blu) ed estroversione (rosso e giallo).

Descrive poi le 4 energie colore: rosso, quindi estroversione e pensiero (risoluto, rapido, pratico, diretto, ...) - giallo, quindi estroversione e sentimento (solare, stimolante, comunicativo, con bisogno di stima, ...) - verde, quindi introversione e sentimento (perseverante, accomodante, calmo, empatico, ...) - blu, quindi introversione e pensiero (preciso, razionale, intellettuale, obiettivo, ...), e per ogni energia colore nel libro viene spiegato com'è chi è guidato da tale energia (anche quando diventa "troppo rosso/giallo/verde/blu"), descrive le parole chiave che solitamente vengono usate e il linguaggio del corpo, parla dei talenti e delle potenzialità, delle attività più consone per ciascuna energia colore e anche di "s"punti di miglioramento ed autocoaching (quindi cosa fare per automigliorarsi).

Parla poi di energia primaria, secondaria e opposta, nel senso che ognuno si ritroverà in più descrizioni, ma ognuna con intensità diverse. Nel libro fanno l'esempio di un pozzo da scavare, e tutto dipende da quanto si deve scavare per trovare l'acqua, se praticamente nulla, vorrà dire che il pozzo è già lì (energia primaria), se poco, con un cucchiaio (energia secondaria), se si deve scavare con una vanga (terza energia), o con un escavatore (quarta energia).

La quarta energia al solito è quella che sentiamo più lontana da noi (spesso è quella diametralmente opposta come colore), ma è anche quella che al solito salta fuori nei momenti di forte stress.

Oppure a volte la secondaria è proprio il colore opposto a quello dell'energia primaria, e questo può portare ad un ampio spettro di capacità o a sentirsi "divisi dentro".

Nel libro vengono spiegate le combinazioni colore primario/secondario, quindi rosso/giallo, rosso/blu, rosso/verde, giallo/rosso, giallo/verde, giallo/blu, verde/giallo, verde/blu, verde/rosso, blu/verde, blu/rosso, blu/giallo, spiegando le varie differenze tra loro, in base alle varie energie primarie e secondarie.

Poi passa a parlare di comunicazione a seconda dei vari colori, perchè come si diceva, ognuno comunica in modo diverso, e quindi è importante capire come farsi capire ed ascoltare da chi abbiamo davanti, in base al suo colore.
Vengono segnalati consigli su ciò che ogni colore ama, ciò che non ama, ciò che teme, cosa fare, che frasi usare e cosa non fare.

Si parla di vendita e di leadership, colore per colore.

Si parla anche di stile di apprendimento, perchè, come si comunica in modo diverso, si apprende anche in modo diverso, e quindi anche una presentazione andrebbe organizzata in modo tale da soddisfare tutte le energie colore (perchè - cosa - come - se), e spiega come fare.

Parla poi di stile produttivo, di emozioni che dominano i vari colori (rabbia/determinazione/collera - entusiasmo/salvare il mondo/non ascoltare il dolore facendo battute - tristezza/sensibilità/vittimismo - paura/salvavita/cospirazioni), di stress, e di come ogni energia colore reagisca in caso di stress.

Infine parla di relazioni, di ferite e limoni, di diamanti sepolti sotto terra e fango, che riescono a rispuntare dopo frizioni e sfregamenti...

Alla fine del libro ci si chiede quale colore è il migliore.
Ma nessuno è migliore, e il fulcro sta nel migliorare sempre il proprio lato luce (talento) e cercare di mitigare o migliorare il lato ombra (punti deboli).
Cercare di essere sempre la miglior versione di se stessi.

Libro molto ben spiegato, e per chi ama cercare di capire gli altri, direi che è consigliatissimo!

Io sicuramente approfondirò ancor di più l'argomento!



P.S.: Come dicevo, volevo approfondire, e infatti il 5 novembre 2017 ho seguito un corso riguardante questo libro, e come durante la lettura del libro, sono risultata in mezzo tra il blu e il verde...
Nelle varie attività proposte a volte ricadevo nel blu, e a volte nel verde... Quando è stata fatta l'attività per introversione ed estroversione sono risultata nettamente dalla parte dell'introversione, e quando è stata fatta l'attività per "pensiero o sentimento", sono risultata nel mezzo... come quando mi sono "analizzata" col libro, e come quando faccio i test delle personalità...
Anche perchè al corso è stato spiegato per bene che ci sono sì questi 4 colori, ma che poi, facendo uno studio più approfondito, quei 4 colori vengono divisi in 72 parti, e quindi ecco che si trovano le varie sfumature...
Ma approfondirò ulteriormente... credo tra un annetto e mezzo, con una formazione su questo argomento!

martedì 20 giugno 2017

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare (Susan Cain)

Susan Cain, dopo aver studiato alla Princeton University e alla Harvard Law School, ha lavorato come legale e consulente per molte aziende e multinazionali.
Dopo il successo di "Quiet", ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi alla scrittura e alla vita in famiglia.


Questo libro è diverso dagli altri libri che ho letto finora su introversione e ipersensibilità. Non parte da sensazioni e comportamenti, ma da fatti, studi e ricerche che Susan Cain ha riunito in anni di lavoro a questo libro.

Inizia narrando la storia di Rosa Parks, e quindi di come un'introversa abbia saputo tener testa al razzismo.

Passa poi a raccontare la storia di un avvocato di nome Laura, che poi in seguito dirà chi è...

Ritorna al passato e narra la storia di Dale Carnegie, dei suoi corsi e dei suoi libri (libro, il primo, che tutti reputano un libro stupendo, ma che a me, da ipersensibile, dal titolo "Come trattare gli altri e farseli amici", non ha mai convinto del tutto... da quel che capisco non sono l'unica ad avere remore su quel libro letto da tantissime persone... vedrò comunque prima o poi di leggerlo per farmene un'idea ben chiara), e restando sempre nel passato, parla della cultura di inizio 1900, diventata tutto d'un tratto estroversa.

Passa poi a raccontare quando, per curiosità e studio per il libro, ha seguito un corso UPW di Tony Robbins, estroverso per eccellenza, e di quando, sempre per il libro, è andata alla Harvard Business School, scuola che fa un vanto dell'estroversione.

Parla poi del Prof. Adam Grant, e dei "connettori" tecnologici introversi, per poi arrivare a raccontare di quando, sempre per il libro, è andata alla Saddleback Church, sede della chiesa evangelica, che fa un vanto dell'estroversione, ma che ha al suo interno vari suoi ministri del culto, introversi, che quindi si trovano quasi a disagio.

Racconta poi di Stephen Wozniak, e di quello che è riuscito a creare con Steve Jobs, e arriva a parlare del fatto che per gli introversi, lavorare da soli è meglio, che gli open space spesso ci mettono a disagio e produciamo meno. Parla anche dei brainstorming di gruppo, che per gli introversi non sono produttivi, e che al massimo possono rendere in brainstorming di gruppo online, in quanto, on line, pesa un po' meno l'apprensione da valutazione altrui.
Spiega che per lavorare bene non dobbiamo del tutto estraniarci, ma cercare delle strategie, in modo da riuscire ad avere un po' di tranquillità quando ci serve.

Passa quindi a raccontare degli studi di Jerome Kagan su neonati ad alta reattività, che alla fin fine sembra corrispondere all'alta sensibilità.
Parla di amigdala sensibile, o altamente reattiva, del gene trasportatore della serotorina (SERT) e dello stesso gene, ma con allele corto, che sembra essere correlato all'introversione e ad una maggiore attività cognitiva.

Parla poi di Belsky della sua teoria dei bambini orchidea, e del Dott Schwartz, un allievo di Kagan, che ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (RMF) per controllare da adulti gli stessi bambini che aveva "studiato" Kagan anni prima.
Parla di arousal, e quindi di livello di attivazione del sistema nervoso, e di sistema reticolato ascendente (SRA), per arrivare a parlare di quelli che lei chiama Sweet Spot, cioè di un livello ottimale di arousal.

Narra quindi la storia di Eleanor Roosevelt (introversa).

Racconta poi di quando ha partecipato ad un seminario su "social anxiety", e di quando è andata a un Raduno HSP tenuto da Elaine Aron.
Qui parla di freddezza, timidezza, velocità e lentezza, e spiega che tutto sommato serve un giusto equilibro, anche numerico, tra introversi ed estroversi.

Passa poi a parlare della crisi economica iniziata nel 2007-2008 e di come è correlata all'estroversione.
Spiega che la parte del cervello antico è molto sensibile alla ricompensa, e parla del gene recettore della dopamina (DRD4).
Racconta quindi del "NO FUD" (NO Fear, Uncertainty, Doubt), e di Vincent Kaminski alla Enron.

Parla di stato di flusso ottimale, e di quando Warren Buffett aveva previsto cose per le quali era stato tacciato di essere "gufo" per capirci, e invece poi tutti, purtroppo, hanno dovuto ricredersi.

Racconta quindi di Cupertino, abitata in maggior parte da asiatici, e di come si vive e si studia lì, e parla di valori occidentali e di valori orientali

Passa quindi a parlare di Gandhi, della sua vita e del "soft power".

Parla di introversi al lavoro, che "devono" sembrare quasi estroversi, del Prof. Brian Little ad Harvard, e della sua teoria, la "Free Trait Theory".
Parla di ASM (Self Monitoring alto) e di BSM (Self Monitoring basso), e puntualizza che Self Monitoring non deve essere Self Negation, e arriva quindi a parlare di nicchie rigeneranti.

Passa poi a parlare di gap di comunicazione in alcune coppie, di morsi e sibili, degli "esperimenti telefonici" fatti da Matthew Lieberman, e di venditori introversi come Jon Berghoff.

Infine parla dei bambini introversi, raccontando dello psicologo infantile Jerry Miller, delle storie da lui raccontate su Ethan e Isabel, parlando del giusto equilibrio che devono trovare i genitori di bambini introversi.
Parla di ambiente scolastico (e qui in vari punti mi ha fatto ricordare i primi anni di elementari di mio figlio, ora preadolescente), e di passioni extrascolastiche.

E' un libro sul quale si nota sicuramente un grandissimo lavoro a monte.
E' diverso dai soliti che ho letto, ma diverso in senso buono, perchè prende l'argomento da tante altre angolazioni.

Bello, davvero, magari non come primo libro da leggere sull'argomento, ma per approfondire, sicuramente sì!
Consigliatissimo!