Martin E. P. Seligman è uno psicologo e saggista statunitense.
È considerato il fondatore della psicologia positiva.
Secondo lo studio di Haggbloom ed altri tra gli psicologi più eminenti
del ventesimo secolo, Seligman era il tredicesimo psicologo più citato
nei manuali introduttivi di psicologia del secolo.
E' il Robert A. Fox Leadership Professor of Psychology all'University of Pennsylvania, Department of Psychology,
dove tuttora insegna. Precedentemente era il direttore del programma di
formazione clinica del reparto.
E' stato il Presidente dell'American Psychological Association (APA) Division of Clinical Psychology.
Nel 1998, Seligman è stato eletto presidente dell'APA con la
maggioranza di voti più alta della sua storia. È il fondatore e
direttore capo del Prevention and Treatment Magazine (il giornale elettronico dell'APA).
Il libro, basato interamente su ricerche condotte da Seligman, da persone a lui vicine, o da altri studiosi di cui riporta i vari dati, inizia parlando di ottimismo e pessimismo, di senso di impotenza, di depressione, di successo e di salute.
Poi passa a parlare dell’apprendimento dell’impotenza, di esperimenti comportamentali condotti su cani, di vulnerabilità e invulnerabilità, e di esperimenti comportamentali condotti su umani.
Dice che c’è modo di misurare l’ottimismo e quindi di capire i vari stili esplicativi delle varie persone rispetto le avversità. Quindi propone un test, al termine del quale, per spiegarne i vari risultati, parla di personalizzazione (pensare che quel che succede dipenda solo da se stessi), permanenza (pensare che quel che succede sia per sempre), e pervasività (pensare che quel che succede vada a toccare ogni ambito della propria vita).
Parla poi dell’ultimo stadio del pessimismo, e quindi di come misurare la depressione, e anche in questo caso propone un test.
Passa poi a parlare di Albert Ellis e Aaron T. Beck, del fatto che hanno introdotto l’idea che la depressione non sia una malattia e non sia rabbia rivolta a se stessi, ma solo il semplice fatto che a seconda di “come” si pensa, “così” si sta.
Si parla quindi di impotenza appresa e stile esplicativo, e ci si chiede se il pessimismo è causa della depressione.
Passa quindi a parlare di stile esplicativo e terapia cognitiva, di ruminazione e depressione (nelle donne e negli uomini), e parla dei modi di curare la depressione dal passato ad oggi, passando quindi a parlare di terapia cognitiva e depressione.
Affronta poi il tema del successo nel lavoro, e di stile esplicativo del successo.
Di come si possa misurare il talento, e di come lo tentava di misurare la Metropolitan Life (grande azienda assicurativa americana)
Spiega quindi di quando ha proposto di usare il test sullo stile esplicativo, e di come è stato portato avanti lo studio sulla “forza speciale” che aveva fallito il Career Profile, ma aveva avuto un buon punteggio nell’ASQ (test stile esplicativo), e quindi della nuova politica di assunzioni della Metropolitan Life.
Si chiede quindi: perchè esiste il pessimismo?
E si arriva quindi a parlare di realismo, di come a volte l’ottimismo possa essere troppo ottimistico, e di come invece serva un po’ di sano realismo.
Passa quindi a parlare di bambini e genitori, e delle origini dell’ottimismo, e propone un test per misurare l’ottimismo dei bambini.
Spiega che i bambini piccoli non possono sentirsi impotenti davanti alle avversità e parla quindi dell’origine dello stile esplicativo nei bambini, che sembra avere origine dallo stile esplicativo della madre, dalle critiche degli adulti, e dalle crisi di vita dei bambini.
Passa poi a parlare dell’ottimismo e della scuola, di Joan Stern, sua ex compagna di scuola, di un test che hanno elaborato per misurare la depressione dei bambini, e degli studi di Susan Nolen-Hoekseman.
Parla poi di ottimismo e di sport, e degli studi degli stili esplicativi degli atleti, basati su dichiarazioni dei giocatori del passato e non.
Parla di ottimismo e salute, di Madelon Visintainer, di studi fatti su topi appositamente fatti ammalare di tumore.
Spiega del legame Mente-Corpo, degli studi dell’ottimismo su malati di tumore, del sistema immunitario e della prevenzione psicologica, associata alla terapia medica.
Passa poi a parlare di ottimismo e politica americana, di ottimismo e religione parlando di ebrei russi e slavi ortodossi russi, e di ottimismo e cultura e di dati raccolti dalla Principessa Gabriele zu Oettingen riguardo alla Germania Est ed Ovest.
Parla quindi di vita ottimistica, del fatto che l’ottimismo appreso non funziona attraverso una “positività” ingiustificata verso il mondo, ma attraverso il potere del pensiero “non-negativo”.
Propone degli esercizi, prendendo in esame l’avversità, la relativa credenza e le relative conseguenze, aggiungendo poi discussione e risultato, imparando a discutere con se stessi con prove, alternative, implicazioni e utilità, imparando ad esteriorizzazione delle voci interiori.
Spiega come aiutare i propri figli ad evitare il pessimismo con gli stessi tipi di esercizi.
Stessi tipi di esercizi che poi propone di usare anche per la sfera lavorativa.
Propone infine un nuovo modo di considerare la depressione, parlando dell’affermazione del sè, e del declino del senso della comunità. Propone quindi di cambiare l’equilibrio proponendo il “jogging” morale, e scrive una frase che mi è piaciuta tantissimo: “Solo se l’ottimismo si combinerà con un rinnovato impegno per il bene comune, l’epidemia di depressione ed il vuoto dell’esistenza potranno svanire”.
Chiude il libro parlando di ottimismo flessibile, del fatto che i benefici dell’ottimismo non sono illimitati, che il pessimismo ha un suo ruolo, e che invece, l’ottimismo flessibile ha benefici infiniti.
Quindi ottimismo, ma con realismo, insieme all’impegno per il bene comune = ricetta per stare bene!
Bel libro!
Scorrevole e sincero!
Molto molto consigliato!

